03 settembre 2015

Project X - Una Festa che Spacca (di Nima Nourizadeh, 2012)


E' capitato che, leggendo questo post sui mockumentary del buon Caden Cotard di Il Buio in Sala, mi sono reso conto di non aver visto tutti i mockumentary del cinema contemporaneo. No, ovviamente scherzo, ero già consapevole di alcune mancanze, ma quale migliore occasione per colmarle se non una lista ben scritta come quella che vi ho linkato?

Per cominciare parto da Project X, un film atipico da trovare su Combinazione Casuale. Atipico perché Project X - Una Festa che Spacca, di Nima Nourizadeh (2012), è sì un falso documentario ma è anche una commedia adolescenziale, qualcosa all'American Pie, per dire (che poi no, non è vero), con liceali sfigati che vogliono essere fighi, droghe, alcol e tette al vento. Eppure Project X ha qualcosa di diverso rispetto alle solite stupide commedie americane adolescenziali e questo qualcosa è rappresentato proprio dal genere di film, il mockumentary. 

Costa, Thomas e JB sono tre liceali sfigatelli che, nel tentativo di cambiare la loro posizione sociale decidono di organizzare la festa più grande di sempre il giorno del compleanno di Thomas e di riprendere tutto con la telecamera del misterioso Dax. Il problema è che le cose, quando diventano troppo grandi, sfuggono anche al controllo di chi le ha desiderate così tanto!

01 settembre 2015

NightLight (di Scott Beck e Bryan Woods, 2015)


NightLight fa parte di quei filmetti horror in salsa teen che non vale la pena guardare. "Allora", vi chiederete, "che cosa ne parli a fare?" Perché ho notato, leggendo in giro prima della visione, che su questo film c'è un fraintendimento di fondo riguardante il "genere". Da molti scambiato per un mockumentary, NightLight però è semplicemente un film ripreso in soggettiva. "Semplicemente" per modo di dire, visto che l'idea di partenza è ottima: lo sguardo che ci conduce all'interno del film è quello della telecamera "esterna" che però ci da una visione dei fatti narrati "dall'interno". Un film in prima persona ma senza camere a spalla all'interno del film. L'occhio della telecamera coincide infatti con quello di una torcia e accompagna la protagonista della pellicola per gran parte della sua durata, saltando da un possessore all'altro in determinati momenti e, in un certo senso, mischiando le carte in tavola.

Cinque amici vanno nei boschi per "giocare" con la luce delle torce. Un bosco con una triste fama, quello di attirare nei suoi meandri aspiranti suicidi. Un bosco che la leggenda vuole infestato. Tra i cinque c'è Robin, che ha una cotta per Ben ma anche un triste passato con Ethan, sui vecchio amico dai tempi delle scuole medie.

31 agosto 2015

Wes Craven (R.I.P.): con lui se ne va un pezzo della mia adolescenza


Tutt'altro post avrei dovuto pubblicare oggi. Era già pronto, avrei dovuto solo cliccare il tastino e lasciare che entrasse nella blogosfera. Poi però ho sentito che Wes Craven ci ha lasciati. 

Sarò scemo io ma quando muore qualcuno che non conosci, lontano da te, di un'altra generazione, di un mondo che non è il tuo, ma che ti ha accompagnato per quella lunga e difficile crescita personale di uomo e di spettatore, è come se qualcosa dentro di te si rompesse. Un ingranaggio piccolo piccolo, di cui forse nemmeno conoscevi l'esistenza. Credo sia questo che è successo quando ho appreso della morte di Craven. 

Non ricordo bene, è passato veramente troppo tempo, ma credo che Nightmare - Dal profondo della notte sia stato il primo film horror della mia vita. Ero piccolo, ricordo che spiavo mia sorella e i suoi amici mentre a casa guardavano questo film nel soggiorno e io non potevo, troppo piccolo per stare con "i grandi" e troppo giovane per un film del genere. Freddy Kruger così divenne il mio sinonimo di mostro, l'uomo nero con gli artigli, un motivo in più per dormire con la lucina notturna accesa nonostante attaccasse lì dove non c'è luce che tenga: i sogni. All'epoca non sapevo neanche chi fosse Wes Craven, non me ne importava, non era il regista a colpire il mio immaginario di ragazzino. Poi però venne anche per me il momento di crescere.

Erano gli anni delle videoteche. Non c'era internet, non si poteva andare al cinema da soli, c'era sì la televisione ma quando volevi guardarti un film con gli amici durante i noiosi pomeriggi estivi, allora si andava in videoteca a noleggiare un film. Ce n'era una vicinissima casa mia (c'è ancora, a dire il vero) in cui passavo veramente le giornate. Magari non prendevo niente ma rimanevo ipnotizzato per ore davanti tutte quelle copertine di vhs, così belle, inquietanti e misteriose. Quelle horror erano le mie preferite. E' stato in videoteca che ho scoperto film come Il Serpente e l'Arcobaleno, Le Colline hanno gli Occhi o persino Un Vampiro a Brooklyn. E' stato lì che ho scoperto davvero Craven. 
Poi ovviamente la TV mi permise di guardare (in una delle tante stagioni di Notte Horror) quel piccolo gioiello che per me resta Sotto Shock. O quell'inenarrabile schifezza de La Casa Nera. Perché Craven ha innovato, Craven ha spaventato, Craven ha ispirato ma Craven ha prodotto tali cagate da attirarsi tanti kittemmurte. E mi viene da sorridere se ci penso adesso. 

Sì, Craven ha girato cagate. ma aveva un senso dell'orrore più colto rispetto alla media dei suoi contemporanei. Il suo primo film, L'Ultima Casa a Sinistra, è un omaggio a Bergman e a La fontana della vergine. Con Nightmare fuse definitivamente lo slasher movie alle tematiche sovrannaturali basando comunque il film su un orrore diverso da quello di un Cunningham suo contemporaneo. Più spietato, sottile, subliminale ma, soprattutto, metacinematografico. E poi arrivò a riflettere sullo slasher con i suoi Scream, cosa che nessuno prima di lui aveva provato a fare. Cosa che forse, prima di lui, nessuno aveva neanche pensato. Craven, che iniziò come tecnico di montaggio nel mondo dei porno. 

Avete idea di quante volte, da ragazzino, mi fossi chiesto come cavolo fosse riuscito a girare la scena del primo omicidio in Nightmare, quello di Tina? Avete idea di come mi fossi sentito a guardare un film (Sotto Shock) che prima fa(ceva) paura e poi diventava quasi comico? Riuscite a capire cosa voglia significare una rilettura del mito del vampiro come in Un Vampiro a Brooklyn per uno che di vampiri conosceva solo quelli di Stoker e Le Fanù? Con Eddie Murphy protagonista, tra l'altro?
Wes Craven non è mai stato tra i miei registi preferiti ma ha segnato la mia "giovinezza", forse addirittura la mia fanciullezza, mi ha formato come horrormaniaco e amante del cinema, ha segnato una serie di estati passate in casa, tra amici, con le serrande abbassate e il ventilatore sparato in faccia. E adesso, nel 2015, un tumore al cervello se l'è portato via e con lui se ne va un pezzo della mia adolescenza. 

Riposa in pace, Wes. 

29 agosto 2015

Avengers: Age of Ultron (di Joss Whedon, 2014)


Non pensavo lo avrei fatto. Non pensavo ne avrei parlato. Eppure ieri sera mi sono rivisto il film in lingua originale e sono andato a dormire con la voglia di dire alcune cose, perché in lingua originale sono stato colpito da quella che dovrebbe essere la cosa meno interessante in un film del genere: una voce.
Ma in Avengers: Age of Ultron c'è, appunto, Ultron e Ultron è James Spader che fa un lavoro bellissimo e quando compare ruba la scena a tutti. Te ne rendi conto già dalla sua prima apparizione, mentre discute con Jarvis, e da quel momento in poi non vedi l'ora di risentirlo parlare, una recitazione così teatrale che ti esalta ancora di più quando si confronta con quella di Paul Bettany (che nel teatro è "nato") nella parte finale di questa enorme opera di intrattenimento.

Già, intrattenimento. Perché al di là di tutti quei significati e significanti di cui il secondo film sugli Avengers si fa carico, di questo stiamo parlando. Non a caso il film è diretto da Joss Whedon, un genio senza se e senza ma, in grado di scendere a compromessi con l'industria cinematografica (e televisiva) da decenni. Compromessi in cui non va mai contro se stesso e a cui è in grado di dire basta: infatti non sarà lui a portare avanti la saga dei più potenti eroi del pianeta lasciando i prossimi due episodi (Avengers: Infinity War) ai fratelli Russo - quelli di Captain America: The Winter Soldier. Whedon, che idea, scrive e dirige lasciando il segno anche nel mondo dei cinecomics, la sa lunga, vede fin dove non molti sono in grado di vedere e ha detto semplicemente basta, accomiatandosi con questo film enorme.

28 agosto 2015

Le 5 Creepypasta più Inquietanti sui Videogiochi


A grande richiesta ecco un nuovo post sulle creepypasta. Che poi, sinceramente, anche se nessuno me lo avesse chiesto l'avrei fatto comunque perché l'argomento mi piace da morire. Stavo anche pensando di aprire un blog dedicato, ma già gestirne uno è difficile e toglie un sacco di tempo, quindi devo pensarci bene. Vi farò sapere.

Intanto continuo qui, su Combinazione Casuale. Se l'altra volta ho stilato una classifica sui miei creepypasta preferiti che assomigliano a vere e proprie leggende metropolitane, oggi mi focalizzo su una categoria che reputo veramente inquietante solo per una certa cerchie di persone, ovvero i videogiocatori. Si tratta delle creepypasta che aleggiano sul mondo dei videogiochi. Un po' come quella di cui vi ho già parlato la scorsa settimana su Legend of Zelda: Majora's Mask. A me, nonostante non sia un videogiocatore incallito e nonostante non abbia mai giocato a certi giochi, fanno una paura incredibile.

Ma bando alle ciance ed ecco a voi un po' delle mie creepypasta videoludiche preferite:

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