Chi è Naiv Sirob? Poesie da strada e da camera da letto!



Chi è Naiv Sirob? Nessuno. Ma siamo tutti nessuno, perché per essere qualcuno, al giorno d’oggi, devi aver commesso qualche reato eclatante o essere finito in tivù, anche per errore, e aver commesso anche lì qualcosa di eclatante. Solo a quel punto la gente ti riconoscerà per strada. Solo così verrai applaudito. Idolatrato. Siamo nell’epoca dell’immagine, in fondo. Non quella profonda come in un film di Kubric o Lynch, ma quella paiette, cotillon, addominali e culi al vento. E vaffanculo in fascia protetta.

E dire che tanto tempo fa i poeti erano delle star. Un po’ come i cantanti rock. 
Naiv Sirob è il G G Allin della parola scritta. Una persona poco raccomandabile. Se la incontrate per strada cambiate marciapiedi. Ma se vi capita di leggere qualche sue verso, non pensateci due volte: al massimo vi farà schifo, perché Naiv riesce a tirare fuori il peggio che c’è nelle strade che percorre, nelle persone che incontra, nelle esperienze che ha vissuto. Le sue poesie sono come calci in culo, che fanno male ma a volte fanno anche bene.

Naiv Sirob nasce in periferia e quasi sempre conosce quello di cui parla. E le cose non le manda certo a dire. Il titolo del suo primo libro è già tutto un programma: Albeggia ma non ce ne frega un cazzo, una silloge troppo ruvida per non essere amata. O odiata. L’ha pubblicata con Arduino Sacco, editore free, qualche anno fa ma è lì lì per uscire con un nuovo lavoro, quando ancora non si sa.
Nei suoi pezzi c’è la cultura pop e il punk. Ci sono i Sex Pistols e Piero Ciampi. I Clash e il Robin Hood firmato Disney. Lady Gaga no, quella la lascia ad altri. Ma c’è anche di più: Celine e Baudelaire, la critica sociale e le storie d’amore andate a male, la filosofia e il sesso sporco.
Ma soprattutto c’è la voglia di parlare, di dire qualcosa di scomodo perché lui si sente scomodo, come tutti i veri poeti:  “Ieri sera volevo parlarle di qualcosa / credo una stronzata marginale come i satelliti incendiati nell'atmosfera / sopra le nostre vite incendiate o spente non so bene” scrive in Nadia, una delle poesie che troverete nella sua raccolta.

Il signor Sirob è giovane e tra i suoi versi questo si nota. Non prendetevela a male: lui se lo può permettere. Non è mai cresciuto. È ancora acerbo e lo mostra con i suoi maledettismi, con le sue birre e le sue sigarette storte. Ma lasciatelo fare e non rompete: lui è un poeta. Punto.
Allora, chi è Naiv Sirob? 
E’ Boris Vian al contrario!

La pagina officiale del suo libro su Facebook:


Nella mia nuova europa fascista

Nella mia nuova europa fascista
forse
persino i giorni fuggiranno via nello stupido sfarzo del passo dell'oca.

Nella mia nuova fottuta europa fascista
nelle sue case-cubo di Rubik dove il silenzio è un nervo scoperto
sarà forse incolore sanguinare per dare colore.

Emorragie di notti insonni giocando alla morra cinese con le tubature del bagno
e due dita in gola come fossero una calibro-9.
Emorragie di notti sonnolente scivolate fra le gambe.
Emorragie di jet in picchiata sulle sponde degli stracazzi miei.

Amen.

Una bambina soffia bolle di mercato verso il sole lardoso del tramonto.
Suo padre la rincorre/cade/è un'idiota.
Il sole lardoso del tramonto vorrebbe accecarli entrambi
ed è tutto così stupido.

E' tutto
così
stupido.

Nella mia nuova inutile europa fascista
ci reincontreremo un giorno su un cavalcavia.
Coi sassi in mano
che tanto non passa nulla di valore giù per la Via Lattea.

Pagine postume di Pazienza
ci reincontreremo sotto una cinque euro di cielo consumata da mille mani
e il passato sarà un punto interrogativo.
Un cigno mutilato in qualche sottoscala che non ha senso cercare.

Nell'attesa
mi stendo sulla panchina più vicina ad ascoltare il suono dei tuoi capelli scordati.

Solo quelli.

E le nostre ombre più lunghe delle nostre anime.

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