Ferro 3 - La casa vuota (di Kim Ki-Duk, 2005)



Tae-suk è un ragazzo che passa il tempo alla ricerca di case altrui da abitare in assenza dei rispettivi proprietari. Visitandone una si imbatte nella ricca Sun-hwa, maltrattata dal marito che si unirà a lui in quello strano modo di concepire la vita.

Più che di film qui si parla di poesia. Poesia del silenzio, che non si basa sulla parola ma sulle pause tra i versi, sul non detto che si contrappone al detto. Un film dotato quasi di un'attitudine jazz.
A dare il titolo
a "Ferro 3" è il nome dell'oggetto simbolo del film: una mazza da golf. Simbolo perchè il protagonista la userà tanto per imporre la propria volontà con la violenza quanto per evadere da una realtà stretta e angusta quanto la cella di una prigione.  
Tae-suk vive infatti la propria evoluzione impugnando tale mazza e con essa passando da uno stato di simil-autismo che ne compromette l'integrazione sociale e la comunicatività con l'uomo medio, a un completo abbandono della propria fisicità, divenendo così come la pallina invisibile con cui gioca dopo essere stato arrestato (scena che cita il Blow-up di Anonioni, regista spesso accostato a Kim Ki-duk). Tae-suk, sempre vissuto ai margini della società, diventa poco alla volta un fantasma: già privatosi dell'uso della parola che in realtà non dice nulla, si libera anche del suo stesso corpo, divenendo invisibile e incorporeo e rinunciando ad una fisicità spesso dannosa e violenta. 
Tae-suk però non smette di esistere, anzi, impara a librarsi libero, a fondersi con le esperienze altrui, amplificando la propria esistenza grazie all'amore, quell'amore che diviene fusione di due anime e insostenibile leggerezza, l'amore non convenzionale con Sun-hwa, la sua anima gemella, che darà vita ad un rapporto profondo e simbiotico.

L'evoluzione è anche della ragazza, che si libera della passività che l'aveva caratterizzata all'inizio del film, che trova nella speranza e nella condivisione il mezzo per tornare ad esistere e che arriverà alla particolare scelta finale, che non starò qui a rivelare.
 

Recitato in maniera perfetta e diretto senza sbavature, Ferro3 trova il suo punto di forza soprattutto in una fotografia (di Jang Seong-back) che esalta il rosso e i colori più caldi, amministra ottimamente gli spazi chiusi e spesso si fonde, soprattutto nel finale, con lo sguardo stupito e quasi infantile del protagonista, vero e proprio bambino in un corpo di adulto nell'atto della propria rinascita, accompagnandolo alla scoperta del mondo.
Kim Ki-duk, dopo aver consolidato la propria fama con "Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera" e "La samaritana", dirige questo film delicato e profondo, mai noioso, che leggero come il tocco dell'anima si imprime su gli occhi dello spettatore che arriva, senza accorgersene, allo splendido finale.

Commenti

  1. Sto percorrendo a ritroso la tua produzione di rece e mi imbatto in uno dei miei film preferiti..
    Premetto che mi piace molto come scrivi' ho scoperto che abbiamo background e alcune abitudini simili.
    Ma qui mi hai un bel po' deluso.Si, sei esaustivo, senzadubbio.Ma e' coe se questo film ti avesse lasciato senza parole.
    Eppure ne hai, di cose da dire!

    RispondiElimina
  2. A dire il vero, quando mi trovo di fronte alla poetica del silenzio, preferisco essere immediato e dire l'essenziale. Per un meccanismo contorto della mia mente mi sembra di "profanare" il film dicendone troppo. Comunque grazie del tuo commento e delle tue parole.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Comunque capisco benissimo questo tipo di effetto..
      Ho lo stesso problema da settimane con Ratatataplan.
      La mancanza di dialoghi e' come se inibisse...

      Elimina
  3. Ovviamente le cose da dire su un film come questo si sprecano...

    RispondiElimina
  4. Film straordinario. Hai ragione, più che di un film si tratta di poesia. In pochi riescono come Kim Ki Duk a raccontare così bene le emozioni, solo attraverso il silenzio e le immagini. Un grandissimo film, anche se non lo reputo tra i migliori della sua produzione. Preferisco i più "sporchi" Bad Guy, "L'isola" e l'esordio "Crocodile", ma questi sono gusti personali... Restano oggettivamente tutti film splendidi!

    P.S: complimenti per il blog!

    RispondiElimina

Posta un commento

... e tu, cosa ne pensi?

Post più popolari