In Corsa con il Diavolo (di J. Starrett, 1975)

 (locandina originale)

Che la provincia americana sia un (non)luogo ostile e ambiguo ce lo ha mostrato tanto cinema made in USA, attraverso pellicole più o meno riuscite. Soprattutto il cinema horror ci ha sbattuto in faccia molto spesso il lato oscuro del sogno americano, tracciando una linea d'ombra tra il mondo di benessere e cività medio-borghese e quello rustico e malsano della periferia rurale. Avete presente Non aprite quella porta, Quel motel vicino la palude o, per fare un esempio recente, La Casa del Diavolo?

C'è un film che affronta in maniera atipica questo argomento, film che viene citato raramente e ancora più raramente viene guardato: sto parlando di In Corsa con il Diavolo di Jack Starrett, regista che ha sempre sguazzato nel mondo del cinema indipendente e dei B-Movie.

I coniugi Frank e Alice, Roger e Kelly partono per una vacanza in camper verso le montagne del Sud. Durante la traversata si fermano per la notte in una zona boschiva dell'Arizona, lontano dalla strada principale. Lì assistono impotenti ad un rito satanicoculminane in un sacrificio umano. Da quel momento in poi saranno perseguitati dagli adoratori del male, che a quanto pare sono ovunque e inseriti in ogni ambito sociale.


Starrett muove i suoi personaggi (tra cui due icone come Peter Fonda e Warren Oates) come fossero perdine in un gioco al massacro per le strade di frontiera, alternando l'horror al western e al thriller on the road, momenti di puro terrore ad inseguimenti mozzafiato - che ricordano lo Spielberg di Duel - senza mai dimenticare le sacre regole del cinema satanico tanto in voga in quegl'anni (siamo nel 1975 e nel '68 c'era già stato un certo Rosemay's Baby).

La ricetta è sempre la stessa: prendi dei borghesucci con la puzza sotto al naso e mettili in un ambiente estraneo, abitato da persone poco inclini ai ficcanaso, chiuse nel loro piccolo e ambiguo mondo rurale; fai in modo che i borghesucci vadano dove tutto dovrebbe far supporre di non dover andare e aspetta che agli allegri abitanti del posto salti un po' la mosca al naso nel vederseli tra i piedi. Fai poi scappare i ficcanaso inseguiti dagli indigeni inferociti ed ecco che il piatto è servito.

Eppure il regista di Race with the Devil non si accontenta della solita minestra e orchestra una non meglio definita cospirazione tra le cui maglie cadono gli sciocchi malcapitati, ormai incapaci di capire chi sia degno di fiducia e chi no, costretti ad una violenza che non vogliono ma che li contagia come una malattia sociale e a una fuga senza sosta da ignoti e feroci adoratori del demonio che, proprio come il diavolo, potrebbero essere nascosti ovunque e attaccare in qualsiasi momento.


Il risultato è un action tra l'horror e il thriller (che ricorda non troppo alla lontana Un tranquillo week-end di paura), fatto di sparatorie e inseguimenti, agguati e attese estenuanti. Un film teso e compatto che cede nella parte iniziale ma poi, in un crescendo di tensione e violenza, inchioda lo spettatore alla poltrona insinuando nei suoi occhi (e nella sua mente) lo stesso seme del dubbio che germoglia nei cuori dei personaggi. Una strada che porta dritta all'agghiacciante finale, nero come la messa a cui assistono i nostri protagonisti.

Un piccolo cult che esplora le profondità di un'America lontana dall'immagine ottimista con cui viene rappresentato lo Zio Sam, oscura e corrotta, ancora immersa in pratiche arcane e che dietro una parvenza di normalità nasconde un pulsante cuore di tenebra.


Commenti

  1. davide spettatore indisciplinato28 novembre 2011 22:46

    L'ho visto che avevo 11 anni nel 1987,sarà che son un tipo sensibile all'epoca mi spaventò.Non rammento il finale,ma forse perchè nemmeno arrivai al finale.
    Bè,chiederò a mio zio Giovanni E.Mulo,magari lui ce l'ha
    Warren Oates è un grande,poco conosciuto,ma è leggenda!^_^

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  2. Probabilmente visto adesso non ti spaventerà ma credo rimanga comunque un film teso e in crescendo. Certamente cita molto e questo inficia la sua originalità, ma è un buon b-movie. Fammi sapere se ti è piaciuto, quando l'hai visto :)

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  3. lo vedrò presto perchè lo zio Giovanni E.Mulo me lo presta!^_^


    ps:sto cominciando ad ascoltare jazz,mi sai dire un paio di nomi di saxofonisti degni di nota.Non vorrei bestemmiare:Charlie "Bird"Parker suono il sax?

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  4. Tu stai diventando il mio idolo. In Corsa col diavolo. Ma qui andiamo oltre il semplice lovvamento. Hai riesumato un vero cult degli anni '70, brutto, sporco e cattivo, uno di quei film che ti fanno capire il motivo per cui perdi ancora tempo dietro a B movie...

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  5. @babordo76: non vuoi bestemmiare ma lo hai fatto :D comunque consigliare sassofonisti a caso è deleterio perchè le correnti del jazz e gli stili sono molteplici e spesso molto diversi. Ascoltati Parker, Coltrane, Cannonball Adderly (la mia sacra trinità) Lester Young. Questi sono alcuni mostri sacri

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  6. @ilgiornodeglizombi: sì, però così non vale perchè io sono sensibile soprattutto ai lovvamenti :D questo è un film di quelli tosti tosti, quelli che rimpiangi quando non ne trovi più. Avevo sentito di un possibuile remake, non so però se è un progetto realizzato, in realizzazione o abbandonato. Comunque grazie

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  7. l'ho rivisto:e come non rammentavo il finale!Per colpa sua non tollero di non sapere come finiscono i film perchè speravo in un happy end e invece.
    Si,davvero un gran bel film.Angosciante perchè si spera sempre che ce la facciano i 4,si patteggia e tifa per loro.
    Dovrò cercare altro di Starret,perchè se son come questo film allora è davvero degno di nota
    Non mi ha spaventato tanto come da ragazzino,ma è pur sempre un horror come si deve.Con quel dolly finale che filma la completa solitudine davanti al male

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  8. Contento che tu l'abbia rivisto. In effetti è un b-movie come non se ne fanno più. Sapevo volevano farci un remake: se non è già successo, spero il progetto cada nel dimenticatoio...

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