Kigeki


Eccomi al secondo appuntamento con JappoAnime, la sciocca rubrica di Combinazione Casuale dedicata alle serie Anime. Oggi però vorrei parlare non proprio di una serie ma di un cortometraggio appartenente ad una serie di corti sperimentali (ovviamente inediti in italia): Kigeki.


Prodotto nel 2002 dallo Studio 4°C, Kigeki è un cortometraggio parte del progetto Deep Imagination, assieme ad altri cinque OVA. E' uno seinen storico dalle tinte gotiche e dark, ispirato al Erlkönig di  Schubert, delle cui musiche si avvale (assieme all'”Ave Maria”, sempre di Schubert).

Irlanda, guerra d'indipendenza: per salvare il proprio villaggio dalla devastazione delle truppe inglesi, una bimba di 5 anni chiede aiuto al “cavaliere nero”, solitario guerriero famoso per la propria destrezza con la spada.
Se è vero che il cinema può diventare poesia, Kigeki è senza ombra di dubbio un haiku dell'animazione giapponese, vera arte, checché ne dica chi pensa ancora che “cartone animato” sia  sinonimo di “opera per bambini”.

L'autore, Kazuto Nakazawa, interpreta nel suo originalissimo lavoro temi cari ad un famoso movimento europeo come il Romanticismo. In poco più di 10 minuti convergono, infatti, numerosi spunti di riflessione sulla natura, sulla notte, sulla morte e sull'arte. Ha dell'incredibile quindi che un autore nipponico si sia rivelato capace di trattare contenuti tanto lontani dalla propria cultura e tradizione, mantenendo comunque inalterato il codice espressivo dell’espressione artistica che adopera.


Abbiamo di fronte un anime che nonostante la durata brevissima è teso e compatto e fonde un'ambientazione cavalleresca occidentale a character orientali, animati come da tradizione  nipponica.
Il tratto dei disegni, a onor del vero, è poco da mangaka e richiama più che altro quello dei pittori romantici tra i quali il tedesco David Friedrich.
Lo stile è sfumato, tipico dell'acquerello, in cui fanno da padroni il bianco e il nero, la luce e l'ombra, mentre nel finale tende a predominare il rosso del sangue.

Nakazawa punta molto sull'effetto sublime dei paesaggi, studia la rifrazione della luce, nella prima aprte arriva persino a sacrificare il dinamismo a favore della staticità. Vi sembrerà quasi di trovarvi d'avanti a una successione di acquerelli La parte finale invece è più tradizionalmente giapponese, un tripudio dinamico di sangue e orrore.

Il tutto è accompagnato dalle musiche di Schubert, tra cui la famosissima Ave Maria

Kigeki è un cortometraggio annichilente e potente, dalle molteplici chiavi di lettura.Ve lo posto e ve lo consiglio, sperando colpisca forte anche voi.


“Quel che hai visto al castello in quella notte di tempesta e quanto hai visto sul ponte in quella notte... Come ho sorriso... Non proferire parola ad alcuno... Se oserai parlare verrò a trovarti ovunque tu sia e ti ammazzerò... Ti ridurrò in brandelli... spezzerò le tue ossa e mangerò la tua carne... Berrò il tuo sangue... Io... ti divorerò..."




N.B. La versione più estesa e completa di questa recensione la trovate sul sito www.filmscoop.it

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