Paranormal Activity 3 (di A. Schulman e H. Joost, 2011)


Parlando di Insidious di J. Wan, l'altra volta, avevo accennato a come quel film fosse stato prodotto da Orian Peli, regista del film Paranormal Activity, primo episodio di un franchising horror estremamente redditizio e tutt'ora in corso (è già stato programmato il quarto capitolo).

La serie in questione (perchè di serie si tratta) ha avuto il classico inizio sfolgorante con un prodotto creato in maniera casalinga (girato in casa con un budget di poco più di 15 mila dollari) e che, grazie all'intervento di forze sovrannaturali (Steven Spielberg) era riuscito a fruttare un bel gruzzoletto all'"anonimo" (nel senso di "non conosciuto") regista, spaventando gli spettatori di tutto il mondo (ma, a dire il vero, quasi esclusivamente quelli americani, che a quanto pare vengono terrorizzati da qualsiasi cosa).

Se il primo Paranormal Activity, pur non essendo un capolavoro, aveva avuto in se qualcosa di apprezzabile ed era riuscito a procurare davvero spaventi improvvisi e angosce notturne, il sequel (o meglio, prequel) a cui ha dato vita un anno fa era stato campione di sbadigli, con una prima ora in cui non succedeva assolutamente nulla e gli ultimi venti minuti di risate incontrollate. Il film era andato a spiegare alcuni sottotesti del suo predecessore, cercando di far conoscere allo spettatore avvenimenti rimasti taciuti e dando comunque un seguito al finale aperto dell'originale.

Quest'anno ad essere uscito al cinema, invece, è stato il terzo episodio della serie, Paranormal Activity 3, il prequel del prequel. Sì, perchè questo ulteriore tassello all'inutile mosaico è ambientato a fine anni 80 ed ha come protagoniste le protagoniste dei due precedenti episodi, Katie e Kristi, due sorelle che già da piccole erano state infastidite dal simpatico demone che qui ha perfino un nome (Tobi). Toccherà questa volta alla loro mamma e al suo compagno fronteggiare eventi soprannaturali nella loro casa nuova di zecca.

C'è da dirlo subito, il format è sempre lo stesso: videocamere piantate in ogni stanza dell'appartamento, che dovrebbero filmare eventuali eventi paranormali per poterne poi chiarire origine e entità. I coniugi prima ci litigano sopra, poi si cagano sotto, in fine piantano baracca e burattini e scappano via. Ma la cosa non funziona quasi mai.
Altra cosa da dire subito è che questo terzo Attività Paranormali è di certo superiore all'orribile secondo, mette in scena due scelte interessanti (la telecamera sul ventilatore e il finale alla Blair Witch Project) e da ulteriori spiegazioni agli avvenimenti dei due primi film.
Questo però non basta, perchè il tutto viene forzato, le scene si ripetono e quello che dovrebbe far paura non fa più paura. Ci si aspetta che accada qualcosa e qualcosa accade (nonostante i due registi, Ariel Schulman e Henry Joost, giochino con gli spaventi, quasi parodiandoli).
A salvare dal baratro questa pellicola ci pensano gli ultimi 10 minuti, i più interessanti e la vera novità del franchising, ma alla fin fine ci si chiede cosa si sia visto, ancora, e perchè non si abbia imparato dagli errori fatti in passato.

Il problema fondamentale è che questi Paranormal Activity non sono cinema. Su questo non credo ci sia nulla da discutere, perchè andare al cinema (o prendere il dvd) di uno di questi prodotti è come entrare al luna park nella casa dell'orrore: è tutto un gioco, lo spavento è pilotato e sciocco, si cerca l'emozione forte sapendo che non sarà poi così forte. E il bello è che non c'è fantasia, non c'è ingegno e quando si esce dal luna park si ha solo voglia di andare a farsi una birra. 
Se volete un horror guardate altro, se volete un giocattolino con cui provare a spaventarvi provate pure, ma non esiste il soddisfatti o rimborsati. 
A parlare è un estimatore del primo film.

P.S. spiegatemi poi perchè nei trailer inseriscono scene che nel film non troveremo. Il giochino del mokumentary è finito due film fa. Tutto il resto è pubblicità ingannevole.

Commenti

  1. Io neanche estimatrice del primo sono...però magari, ecco, il primo, se visto in certe circostanze può essere spaventoso. Forse.
    Fa riflettere il fatto che questo sia il maggior incasso della storia dell' horror.

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  2. Il primo mi ha fatto paura persino più di Rec. Ma per il secondo e per questo l'unico coraggio che ci vuole sta nel sopportarli...
    Il fatto è che la gente vuole giocattoli, non film.

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  3. E vuole giocattoli brutti.
    Almeno Drag me to hell era un giocattolone bello.

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  4. Ma Sam è l'amichetto del cuore di tutti quelli che sono cresciuti con La Casa... Peli e tutti gli amici suoi chi cavolo li conosce?

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