Satan's Sadist (di Al Adamson, 1969)


Perchè non si dica che parlo quasi esclusivamente di film che reputo belli, oggi vorrei spendere due parole su uno z-movie di cui (forse) qualcuno avrà già sentito parlare ma che sicuramente, non essendo un film memorabile - anzi -  sarà sconosciuto ai più se non agli appassionati: stio parlando di Satan's Sadist (1969)

California:  i Satans sono una banda di moticiclisti capitanata dal sadico e allucinato Anchor che corre per le strade della provincia americana commettendo ogni tipo di efferratezza contro chiunque capiti sul loro cammino. A farne le spese questa volta sarà un gruppo di ignari viaggiatori incontratosi in una tavola calda nel bel mezzo del nulla.


Satan's Sadist è un bikexploitation girato con pochissimi mezzi e molta improvvisazione da Al Adamson, uno che tra film di serie b e di serie z ci ha sguazzato per tutta la vita. Ispirata a veri e propri capisaldi come Il Selvaggio (di L. Benedek) o il Motorphsyco! di Meyer, è una pellicola brutta, sporca e cattiva, caratterizzata da massicce dosi di violenza e di sesso ma che nasconde una vena critica e satirica, penalizzata da un bassissimo profilo tecnico e uno script apparetemente improvvisato. 

Adamson sembra infatti lanciare continue frecciatine non soltanto contro la violenza imperante in quegli anni ma contro una società che sembrava averla mitizzata. Siamo, in fondo, proprio negli anni in cui le bande di moticiclisti imperversavano sulle strade della provincia americana, portando scompiglio nelle piccole e medie comunità e facendo proseliti tra i giovani. Tutto questo mentre nelle città più grandi il fenomeno delle sette (non necessariamente sataniche, ma il nome della gang dice già tutto) avevano mietuto le prime vittime.


Che ci sia il certo tentativo di mostrare il fenomeno di aggregazione attorno alla figura di un capo carismatico, a me sembra palese. Anchor (interpretato da un allucinato e psichedelico Russ Tamblyn) è un hippy anarchico dalle velleità filosofiche, un drogato privo di ogni freno morale che però dimostra una lucida capacità di calcolo e che domina con la propria personalità la volontà di un gruppo di sbandati senza arte ne parte. Il regista però ci sbatte in faccia anche le rotture e il clima di terrore e violenza che si respirano all'interno della stessa banda, forse cercando in questo modo di dimostrare la vacuità di un simile tipo di coesione sociale. 

Da un altro punto di vista il film sembrerebbe quasi una stoccata contro il caos di un America sconvolta dal movimento hippie, dalle droghe e dalla guerra nel tentativo di riaffermare valori rappresentativi degli Stati Uniti (valore, forza, coraggio) rappresentati dal protagonista "positivo" - un marines in congedo.

Di certo non ci si aspetta una simile profondità di intenti in un prodotto come questo, e probabilmente le mie sono solo supposizioni fuori luogo. Di fatto in Satan's Sadist c'è tutto quello che si può cercare in un film di exploitation e si respira davvero la polvere delle strade della California e l'odore di gomme sull'asfalto bollente. Cercare sottotesti nascosti non può che svilirlo e condannarlo a prendesi troppo sul serio. La colonna sonora, tra l'altro, vale l'intero lungometraggio. Peccato che il film sia veramente troppo povero, girato (in 16 mm, fate un po' voi) male e recitato peggio. Non per questo è totalmente criticabile, poichè sguazza perfettamente nella propria dimensione "casalinga". Una perla (forse) per gli amanti del genere, una "cagata pazzesca" per tutti gli altri, un film al di sotto della mediocrità, forse, ma da guardare almeno una volta nella vita secondo il mio punto di vista. In fondo è pur sempre il rappresentante di un intero genere.

E questo è quanto? E questo è quanto.

Commenti

  1. penso che l'ho visto una decina di anni fa questo satan's sadist.Divertente,un po' meno la fine del regista che hanno trovato assassinato anni dopo

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  2. Effettivamente la sua non è stata una fine gloriosa... ma a dirla tutta nemmeno la sua carriera.

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