La mente e i suoi effetti sulla carne: Scanners (di D. Cronenberg, 1981)


C'è un regista (e un autore) che ho spesso nominato su questo blog ma che non ho mai trattato direttamente, quasi ne avessi paura. In effetti è difficile parlare di David Cronenberg e del suo cinema, ci vogliono strumenti difficili da dominare e, soprattutto, tanta pazienza. Eppure io ci ho provato e nonostante il risultato non sia granchè voglio proporvelo lo stesso, prima che questo 2011 ormai agli sgoccioli termini magicamente.

Sin dalle origini, il cinema di Cronenberg ha avuto come tema centrale la carne e le sue mutazioni. Come ogni percorso artistico, anche il suo ha avuto bisogno di alcune svolte e la prima c'è stata senza dubbio nel 1981 quando si avvertì un primo sostanziale cambiamento, sia per quanto riguarda la forma che il contenuto. Vogliamo dare un nome a questo cambiamento? Ok, Scanners.

Cameron Vale è uno scanner, individuo dotato di poteri telepatici. Vale, incapace di controllare la propria abilità, viene arruolato da una grande multinazionale, la ConSec, che attraverso il dottor Ruth lo istruisce e allena con lo scopo di contrapporlo a Darryl Revok, potente scanner malvagio che ha deciso di conquistare il mondo. Ad aiutarlo ci saranno altri scanner, tra cui la bella Kim Obrist.

Scanners è il film della consacrazione commerciale di Cronenberg, un action movie che si appropria dei canoni stilistici del cinema di spionaggio e della letteratura distopica. E' però un film cronenberghiano al cento per cento, importante per il cambio di prospettiva che propone rispetto alla precedente esperienza del regista: l'attenzione va dai mutamenti del corpo a quelli della mente, dal di fuori al di dentro, dalla carne agli effetti che la psiche ottiene sulla carne.
Il cinema di David è un cinema meccanico, cerebrale e visionario, mai astratto ma anzi analitico e governato da leggi materialistiche. E' un cinema che, in un tentativo quasi cristologico, prova a farsi carne. Ed è proprio questo il punto di partenza dell'esperienza artistica del regista, un'evoluzione che porta l'immaginazione a concretizzarsi e a sfuggire dalla dimensione astratta in cui si trova rinchiusa.


Scanners è l'opera che anticipa contenutisticamente i successivi capolavori del regista, da Videodrome a Crash fin a La Promessa dell'Assassino (di cui parlerò prossimamente).
Cameron Vale, il protagonista, attraverso il potere della mente attua una sorta di transustanziazione divenendo altro da se, archetipico personaggio messianico. Il suo character ci viene presentato come un barbone sull'orlo della pazzia, il cui cervello è subissato da pensieri e voci che non gli appartengono e si riflettono in lui senza ordine e controllo. Poco dopo scopriamo che l'abilità dello stesso Vale è di accedere alle menti altrui e di agire su di esse e, tramite esse, sui corpi. Insomma, Vale non fa altro che raccogliere in se il ruolo medianico che è proprio del mezzo cinematografico, capace tanto di penetrare la mente dello spettatore quanto di essere letto e interpretato dallo stesso in uno scambio paritario tra creatore (il regista) e fruitore.

Le caratteristiche messianiche del protagonista si contrappongono a quelle luciferine della propria nemesi: Darryl Revok.
Revok è l'altra faccia della medaglia, il lato oscuro della ragione, la forza modellatrice dell'ambizione nell'atto di fari carne. Il suo personaggio è caratterizzato da una cicatrice a forma di foro sulla fronte, vero e proprio terzo occhio, chiara allusione alla macchina da presa. Se Vale è personaggio cristologico che porta in se l'ideale utopico del progresso illuminato, Revok è il principio darwiniano che vede il debole calpestato dal più forte, immagine fondamentale di un evoluzionismo distopico. Due visioni distinte che troveranno un punto di contatto nel tentativo dei personaggi di liberarsi dal proprio ruolo di strumenti del potere (tecnologico, e sociale), acquisendo coscienza di se e del proprio destino.
Tale contatto avverrà con lo scontro finale, con cui Cronenberg finalmente ribalta i canoni stilistici fino a quel momento pedissequamente seguiti e che avevano fatto di Scanners un "semplice" film d'azione in bilico tra fantascienza e spionaggio.


Scanners è un lucido sguardo su corpi alterati senza pietà dalla mente creativa del regista. Il potere della mente si riflette sulla carne, la modifica e la trasfigura, mostrandoci il volto più intimo e segreto dell'uomo. L'inaccettabilità del proprio essere, del proprio organismo, è il più grande ostacolo alla vera cognizione di sé.
Scanners è quindi un film carnale, fatto della stessa fisicità da cui il canadese sembra essere ossessionato: la carne come strumento ma allo stesso tempo prigione delle potenzialità umane. Il potere degli scanners, che va al di là della pura ingegneria del corpo umano, allude all'annullamento del corpo stesso e prelude alla nascita di qualcosa di diverso e di nuovo, oltre lo spazio e il tempo.

Non meno importante è, inoltre, la critica che il regista rivolge alla scienza e alla tecnologia: i pericoli di un controllo illimitato sull'essere umano, sondato nell'intimo, messo alle strette e, infine, reso schiavo e vittima dalla mancanza di libertà di pensiero. L'allusione è ad un mondo distopico che però rimane sullo sfondo, ombra sulla cività e sulla democrazia.


Dominato da scenografie claustrofobiche e da una fotografia (di Mark Irwin) caratterizzata da un bianco asettico e da esplosioni rosso sangue, Scanners è un film complesso eppure distribuito su due piani (meta)narrativi diversi che assicurano la massima fruibilità possibile.
Le musiche sono di Howard Shore, ma è l'uso del sonoro ad essere quasi rivoluzionario, utilizzato per dar corpo alIa forza del pensiero, vera protagonista del film.

Il finale roccambolesco è forse il momento più atipico della pellicola, ermetico e oscuro, in cui la forza immaginifica del regista prende forma (grazie anche agli incredibili effetti speciali, novità assoluta per l'epoca) in tutta la sua maestosità. Il film, a dire il vero, sembra interrompersi all'improvviso, senza dare risposte e lasciando allo spettatore nuove domande e nuovi misteri da risolvere. Sembra quasi che Cronenberg abbia voluto ribadire che la forza del cinema non si limita a quello che viene mostrato sullo schermo ma agli effetti che l'immagine ottiene sulla mente dello spettatore, quasi amplificandone la percezione e divenendone così prolungamento (come la mente di uno scanner). O più semplicemente voleva ricordare come il cinema sia semplicemente finzione, che non porta con se alcuna morale, né verità. In fondo in Scanners tutti mentono, come in ogni film di spionaggio che si rispetti.

"Credo alla mutazione del genere umano e alle continue trasformazioni e ricerche, soprattutto a quelle più ardite del cinema"
(David Cronenberg)








Trovate una versione della recensione più estesa e completa, come al solito, sul sito www.filmscoop.it

Commenti

  1. Dico la verità, a me scanners è uno dei film che piace meno di Cronenberg. Ho l'impressione che risenta un pò dei suoi anni, e gli interpreti (a parte il supercattivo) non sono straordinari. Viceversa, alcuni momenti sono davvero esaltanti (la testa che scoppi a inizio film, il "duello" finale tra i due fratelli), e sono presenti tutti i luoghi e i temi del cinema tipicamente cronenbergeriano, che secondo darà i suoi frutti migliori negli anni '80 con Videodrome, La zona morta e, soprattutto, La mosca.
    Un saluto e auguri!

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  2. Sicuramente non è tra i suoi film più riusciti, però è indubbiamente uno dei film cardine, uno di quelli "della svolta".

    Un saluto a te e auguri.

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  3. e di Rabid che mi dici?Ho il dvd a casa che mi aspetta!

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  4. Rabid è un film della prima fase di Cronenberg, quella caratterizzata da b-movie horror. Quindi film a basso costo dove le tematiche del regista sono ancora in germe. E' un bel film apprezzabile soprattutto da chi ama l'horror di serie b, malato e pessimista.

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  5. E invece Scanners è tra i miei preferiti, proprio per la contaminazione con la sci-fi, l' action e la distopia.
    E' un film di passaggio, hai ragione tu, un film in cui si comincia a intravedere il futuro del cinema di Cronenberg e, come tutti i momenti di passaggio, soffre un po' di incompiutezza. Però il livello è altissimo e i contenuti sono così tanti e così stratificati che ci si districa a malapena.

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  6. Concordo su tutto. Ovviamente il mio definirlo non tra i più riusciti di Cronenberg sta a non svilire i veri capolavori della sua cinematografia. Ma Crony è avanti, e il suo film più brutto è comunque sopra la media.

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