C'era una volta in Inghilterra: This is England (di S. Meadows, 2006)


Autore che viene autore che va, ce n’è sempre uno da tenere d’occhio perché, nonostante il grande pubblico non lo conosca (e meno male, mi viene da aggiungere) può quando meno te lo aspetti riservare delle sorprese.
Se è vero che di simili esemplari ne sono rimasti ben pochi, quelli che restano sono senza ombra di dubbio da degustare a piccole sorsate e quasi sempre gravitano attorno al mondo del cinema indipendente.

Un esempio facile facile ma poi non così scontato è sicuramente Shane "Shady" Meadows, talentuoso regista inglese classe 1972, fattosi notare già nel lontano 1997 con il suo primo lungometraggio Twenty Four Seven e che con gli anni ha segnato qualche colpo a vuoto ma almeno due o tre così ben assestati da far brillare gli occhi a chi il cinema lo ama, pure senza grandi firme o grandi budget. L’ultima fatica del regista risale a qualche annetto fa (2008) e si chiama Somers Town, ovviamente inedita nel nostro paese, mentre la penultima, This is England (2006) è riuscita ad arrivare da noi questo 2011 appena passato con ben cinque (sì, cinque) anni di ritardo.

This Is England è la più autobiografica tra le opere del regista, che racconta la storia di Shaun, undicenne orfano di padre che, in un periodo turbolento della storia inglese (il governo della Thatcher e la guerra nelle Falkland) incontra e si unisce ad un gruppo di skinheads, capitanati da Woody. All'interno della nuova compagnia, con gente più grandi di lui, Shaun scoprirà l'amore e assisterà allo scisma del gruppo, coincidente con il ritorno del vecchio "capo", Combo (un grandioso Stephen Graham), skinhead dalle tendenze neo-nazionaliste e razziste.


This is England è un film sull'adolescenza. So che dirlo potrebbe far storcere il naso a molti, poiché questo genere di pellicola spesso risulta essere vittima di una certa faciloneria fino a scadere nella retorica. Stiamo però parlando di un racconto di formazione, che deve sottostare a certi stilemi e che cede alla retorica solo nel finale, senza per questo rovinarsi e, anzi, rischiando di emozionare.

L'Inghilterra che viene descritta è quella degli anni ottanta, immersa in profonde contraddizioni e vittima di una politica dolorosa come quella che le impose il suo primo ministro, Margaret Thatcher. Un'Inghilterra vittima del proprio delirio di onnipotenza, corrotta e tormentata da disoccupazione e diseguaglianza sociale (vi ricorda qualcosa?). In questo paese dal cielo plumbeo e da palazzoni grigi topo si muove un dodicenne senza padre, soldi e speranza, vittima dei bulli e così lontano dai propri coetanei, Shaun, che durante uno dei propri vagabondaggi nella periferia londinese, si incontra e scontra con un gruppo di ragazzi diversi, non solo per la divisa che portano ma soprattutto per il loro modo di vivere e vedere il mondo. Il gruppo di skinhead cappeggiato da Woody è lontanissimo dagli ideali che tale nome spesso richiama all’immaginazione, e in questo caso va visto più come movimento sociale che politico (nonostante l’avvicinamento, in quel periodo, di molti gruppi ad ideali nazionalsocialisti o fascisti - rappresentati nel film dal British National Front). Un gruppo di diversi, insomma, che subito accoglie nel proprio seno un diverso come Shaun, facendolo sentire per la prima volta a casa.

Inizia così il percorso di questo giovane uomo, la cui mente corrosa dall’odio e dal dubbio inizia a comprendere principi fino ad allora sconosciuti come l'appartenenza e l’amicizia, principi che saranno destabilizzati dall’arrivo di Combo, quasi una rappresentazione delle paure e degli orrori di quell’epoca.

"Don't touch me please/ I cannot stand the way you tease/ I love you though you hurt me so/ Now I'm going to pack my things and go/ Touch me baby, tainted love/ Touch me baby, tainted love/ Touch me baby, tainted love"
(Soft Cell – Tainted Love)

Combo è un personaggio impregnato di fascino e rabbia, carisma e forza. Un uomo reso duro da assenze e mancanze quanto dalla prigione. Un solitario, vittima della propria rabbia e impotenza, che nonostante la forza e l’intelligenza di cui dispone, nonostante il suo atteggiarsi da leader, si rivelerà essere solo un'altra pedina del sistema, schiacciato della propria debolezza che è la debolezza di una generazione intera, piegata dalla paura, alla ricerca di un capro espiatorio su cui riversare le proprie ansie.


Film caratterizzato dagli ottimi dialoghi e da una profondità estrema nell'analisi dei processi di aggregazione e di alienazione, che spingono ad abbracciare ideologie estremiste, This is England è uno sguardo nostalgico, critico e autobiografico sull'Inghilterra di quegli anni, stretta tra reggae e punk, contestazione e divertimento. I suoi personaggi sembrano usciti da un romanzo di Coe ma rimangono intrappolati in un realismo crudele e violento che però non limita l’immedesimazione. Un film carico di speranze fino al finale forse troppo esplicito nel proprio simbolismo. Peccato veniale, se si riesce a percepire quanto sentimento ci ha messo Meadows nello scriverlo e dirigerlo.
La fantastica colonna sonora coordinata da Ludovico Einaudi, si amalgama perfettamente ad alcuni momenti del film, evidenziandone con cura certi passaggi (due esempi su tutti, i titoli di testa e di coda, caratterizzati da diverse immagini dell'epoca).

Lo stile di Meadows è essenziale, quasi scarno, mai freddo. Il regista si intrattiene con delicatezza sui volti dei personaggi mettendone in risalto il mondo interiore con la stessa facilità con cui inquadra un'Inghilterra inghiottita dal cemento e dai campi incolti. Con questo film si conferma autore di incredibili capacità e sensibilità, cosa che aveva dimostrato col precedente gioiellino Dead Man's Shoes - Cinque giorni di vendetta. Non scende a compromessi e pur nelle imperfezioni delle proprie opere si dimostra abile narratore ma, soprattutto, autore. Ed è di questo, sicuramente, che il cinema e noi appassionati abbiamo bisogno.

Il film mette così tanta carne al fuoco che alla fine non sembra chiedere il cerchio, lasciando che alcuni personaggi spariscano dalla scena troppo presto, quasi senza aver dato tutto il loro appeal alla vicenda. Vengono in soccorso del lungometraggio, in questo senso, due serie televisive quasi omonime: This Is England '86 e This Is England '88, che riprendono i nostri ormai amati characters. Della seconda trovate un’interessante recensione sul blog Ho un dolcetto, entra del mio amico Elio.


Commenti

  1. l'avevo visto in lingua originale e mi era piaciuto, però ormai è passato parecchio tempo è il ricordo s'è fatto un po' sbiadito.
    in italia hanno aspettata un filino per distribuirlo... :D

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  2. In Italia come al solito le cose migliori o non arrivano o arrivano dopo anni. Non sempre però è negativo, non permette che vere e proprie perle vengano svilite dal grande pubblico nostrano o da un doppiaggio orrendo.

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  3. ce l'ho qui in edicola da vendere.
    Gli darò un'occhiata,a me queste storie piacciono assai

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  4. Te lo consiglio, come consiglio anche gli altri titoli dello stesso regista che ho nominato nella recensione. Ovviamente aspetto di sapere cosa ne pensi, dopo

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  5. Eccomi con colpevole ritardo a sottoscrivere quanto espresso sul film e a ringraziare per il link. Le vacanze son state un po' impegnate ;)

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  6. Mi fa piacere tu sia d'accordo. MA che vacanze hai passato, eh? ;)

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