Father and Daughter (di D. De Wit, 2000)


Il reiterarsi, l'eterno ripetersi, il costante allontanarsi e avvicinarsi, perdendosi tra luoghi e volti, tra la memoria e il sogno. 

E' strano trovare l'essenza della vita racchiusa nei dieci minuti di un cortometraggio animato. E' come cercare di chiudere il mare in una bottiglia, il tempo in una clessidra. Eppure l'eterno ritorno sta volta è tutto lì, nelle ruote di una bicicletta che girano, in quei raggi che si rincorrono all'infinito.

Un padre parte per il mare a bordo di una barchetta e lascia la figlioletta sulla riva. La bambina, il giorno dopo, torna nel luogo della separazione ma del padre non v'è traccia. Continuerà a tornare lì, dove le strade di padre e figlia si sono separate, nel corso di tutta la sua esistenza, prima ragazza, poi madre e infine vecchia.


Father and Daughter è opera di Dudok De Wit, artista olandese che ritrae un'istante nel suo continuo
rincorrersi. La delicatezza dell'abbandono dipinto con colori autunnali sullo sfondo di un cielo acquerello; il chiaroscuro a immortalare l'alba di un passato e il tramonto del futuro. Perchè il tempo non ha occhi e non ha bocca, ed è lì che immobile aspetta di passare. La memoria invece è una fotografia sbiadita, mentre i ricordi si sovrappongono ad altri ricordi. Solo il sentimento è vero e resta, come un abbraccio impresso nella nebbia.

"Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi” (Il Piccolo Principe)

Non si può contare sulle parole per esprimere quel che Father and Daughter vuole raccontare. De Wit lo sa e per questo procede per sottrazione, lasciando solo l'essenziale, dando forma all'invisibile. Per far questo si avvale solo dei colori e della musica, una musica incessante nel suo tornare su se stessa tra gli anni e le stagioni, tra i momenti più dolci e quelli più amari, accompagnandoci fino al malinconico finale. E' proprio lì che troviamo l'essenza dell'opera, delicato è quasi in bilico come una lacrima sulle ciglia. Malinconico l'ho chiamato ma non per questo triste, dolce invece, caldo e a suo modo liberatorio.

E alla fine sembra quasi che il corto ci voglia dire che crescere è come tornare un po' bambini e anche se le cose cambiano sta a noi non perdere di vista l'essenza osservandola col cuore, nell'attesa di perderci in quell'abbraccio che abbiamo cercato ovunque, con costante e tenace perseveranza.



N.B. De Wit ha vinto, con questo corto, il Premio Oscar come miglior cortometraggio animato nel 2001.

Commenti

  1. Purissima,limpidissima,escursione nel complesso e complicato mondo delle emozioni.Si parla tanto di emozione in questi tempi,ma spesso sono prodotti confezionati e superfciali.Io sono contrario al mercato dei sentimentalismi non contro la descrizione dei sentimenti,la commozione è fatto privato.Necessaria e fondamentale per essere uomini
    Questo piccolo e immenso capolavoro dice in dieci minuti moltissime cose,con un linguaggio semplice,ma non semplicistico.Insomma davvero ottimo

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  2. Era proprio quello che intendevo: non un film che mette alla berlina i sentimenti, che li sfrutta, ma una piccola opera sentita che risveglia quel che dentro di noi è sopito.

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