Il tempo che fu: Nemico Pubblico (di M. Mann, 2009)


Mann è ed è sempre stato un regista fuori dal tempo. L'ha dimostrato nel corso della sua carriera, con i suoi film e i suoi personaggi sospesi in quel non luogo chiamato cinema. Uomini schiacciati dalla loro epoca, fantasmi impegnati nel difficile compito di autodeterminarsi e di trovare, tra mille altre, la loro strada. 

Il suo ultimo lavoro, Nemico Pubblico (Public Enemies), anno 2009, non si discosta da tutto questo, impregnato più di quanto possa sembrare della poetica del regista.
A differenza dei personaggi che racconta, il buon vecchio Michael riesce da sempre a tenere il passo: cade ma non crolla, non scompare.
La sua tecnica (sempre eccelsa, ma arrivati a questo punto si da per scontata) e lo spessore dei suoi lavori sono ormai marchio di fabbrica aiutati, come in questo caso, dalle innovazioni tecniche del campo: il risultato è vera e propria alta sartoria cinematografica.

Il film racconta l'ultimo anno di vita del mitico John Dillinger, rapinatore di banche, fuorilegge nell'epoca della Grande Depressione americana, famoso per le rapine lampo, ladro gentiluomo idolo del popolo e dichiarato nemico pubblico numero uno da J. Edgar Hoover, direttore del Bureau of Investigation. A dargli la caccia l'itegerrimo agente del FBI Melvin Purvis.



Public Enemies è la storia di un uomo troppo avanti: rispetto agli anni in cui vive, rispetto ai suoi colleghi, alla sua banda e, soprattutto, rispetto ai suoi inseguitori. Dillinger, pur incarnando lo spirito di un'epoca passata, sembrava provenire dritto dal futuro: è un alieno, un individuo che vive del proprio mito, forse persino un artista. La caratteristica principale del suo personaggio sembra essere la duplicità: da un lato criminale crudele, dall'altro persona dolce e dotata di estrema sensibilità; da una parte impietoso fuorilegge, da un'altra portatore di un senso dell'onore sconosciuto ad altri famosi personaggi dell'epoca, come ad esempio Baby Face Nelson. In effetti il nemico numero uno dell'America anni '30 divenne famoso tra la povera gente come un Robin Hood travestito da dandy, incarnazione di una morale criminale ormai scomparsa. Una contraddizione in termini, un dualismo che incarna quello di un epoca che si riflette tanto in quelle passate quanto in quelle future.

Mann prende il libro Public Enemies di Bryan Burrough e lo fa suo, dirigendo un film che fa proprio del dualismo e del contrasto la propria essenza: la classica fotografia di Dante Spinotti si incontra e scontra con l'abbondante uso del digitale, la cornice romantica racchiude una storia di inaudita violenza, un racconto d'altri tempi si rivela più attuale che mai. 
Nemico Pubblico è la storia di un cambiamento: delle mode, delle tecniche, degli stili di vita (criminali, civili e della giustizia) a cui sembrano sfuggire solo i due protagonisti: Purvis e Dillinger, il buono e il cattivo, il razionale e il sognatore, il poliziotto e il criminale. Sulla stessa lunghezza d'onda nonostante giochino in squadre avversarie, avversari di loro stessi prima che l'uno dell'altro, ad entrambi sarà data la possibilità di determinarsi, di scegliere chi essere e come, di decidere cosa fare della loro esistenza e di quale senso dargli. I risultati saranno concettualmente opposti ma in un certo senso complementari e ricordernanno molto quelli di un altro film, capolavoro del regista: Heat- La Sfida.


Alla fine Mann mette da parte la ricostruzione storica e il ritratto d'epoca, sceglie la strada che dal passato conduce dritta verso il futuro e gioca con i propri personaggi. Il regista è un po' in tutti i suoi characters,  tanto il volubile e narcisio rapinatore quanto il freddo e calcolatore poliziotto. 
Eppure Dillinger è prima donna insostituibile del film, una star sulla pellicola come lo era stato nella vita reale, un creativo del crimine, appassionato di cinema, auto e bei vestiti. Un uomo capace di odiare e di amare con la stessa intensità persino la stessa persona, come fece ad esempio con l'amore della sua vita, Billie Frechette (interpretata da una Marion Cotillard troppo bella per essere vera).

La pellicola non è ovviamente priva di difetti, tra i vari una parte iniziale forse troppo confusa, fatta di dialoghi non all'altezza e una sceneggiatura insicura e troppo esegetica nei confronti di Dillinger, che viene depurato delle sue caratteristiche più biasimevoli, mentre il personaggio di Purvis non sembra essere stato sviscerato a dovere. Lo stesso uso del digitale sembra poi disumanizzare la pellicola in alcuni frangenti.


Johnny Depp impersona alla perfezione Dillinger e, finalmente non impegnato in un ruolo macchiettistico, si conferma uno dei migliori attori della sua generazione, in grado di esprimere un'emozione, uno stato d'animo o semplicemente un'idea solo con la gestualità del corpo e l'espressione facciale.
Christian Bale d'altra parte, nonostante le critiche ricevute, è perfetto nel ruolo di  Purvis e da un prova attoriale senza sbavature. Peccato per il doppiaggio non all'altezza.

Public Enemies è un film assalito dalle critiche, che ha deluso molti spettatori e alcuni fan e che, forse, conferma la parabola discendente del suo regista. Io però l'ho trovato bello, avvincente e mai noioso, nonostante la lunghezza. Il finale poi è da brividi e occhi lucidi.

Se questi sono brutti film allora viva i brutti film. In fondo il cinema non può essere fatto soltanto di capolavori.

Commenti

  1. Dillinger era stato portato sullo schermo anche da un altro grandissimo regista,da un altro dei titani dell'immaginario collettivo che è John Millius,a cui perdono anche l'ignobile Alba Rossa va,l'hai mai visto?Una ballata di morte malinconicamente feroce.
    Mann,anche nella sua pellicola più debole ,cioè Miami Vice,riusciva a dar lezioni di cinema a tutti i presunti geni gggiovani.Con questo film mi ha fatto scoprire la bravura e la bellezza di Marion Cottilard,ha regalato un altro grande ritratto dell'america e dei personaggi di quel periodo,ha emozionato e stregato facendo cinema con passione,professione,credibilità.
    Come si fa a dire che sia brutto un film di questo genere?

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  2. E' quello che mi chiedo anche io, riconoscendo comunque una parabola discendente da dopo Collateral. Per me il suo film migliore rimane Insider. Comunque ho visto il film di Millius a cui ti riferisci, ottimo ritratto d'epoca.

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