The Innkeepers (di Ti West, 2011)


Da qualche anno, sul web, girano piccoli video horror, scherzi per spaventare gli amici e che ti prendono alla sprovvista, come questo (ve lo dico subito, all'improvviso una creatura mostruosa vi assalirà, non voglio morti sul mio blog):  


Ecco, avete visto? Questo è in sintesi il cinema horror degli ultimi dieci anni: balzi sulla sedia, mostri che vengono fuori all'improvviso facendo "bu", suoni sparati al massimo del volume. Lobotomia celebrale. Merda.
Manca l'atmosfera, manca la costruzione della suspance e la catarsi, tutto è impersonale e volgare. Manca la classe. 
Poi arriva un tizio americano, uno che si chiama Ti West, trentun'anni e cinque film sulle spalle, e ti sembra quasi di tornare a respirare. Uno che nel 2011 gira un film e lo chiama The Innkeepers (cioè, vi rendete conto? The Innkeepers), con la locandina più figa che abbia visto da molto tempo a questa parte e attori che credo non si sia mai inculato nessuno.

Ma andiamo con ordine: Il Yankee Pedlar Hotel sta per chiudere e due persone dello staff, Claire e Luke, lo devono traghettare durante l'ultimo week end di attività. Sull'albergo però circolano strane voci, tipo che è infestato, e il fantasma più famoso che lo abita è quello di Madeline O'Malley, suicida per amore.


La prima regola per far paura alla gente è la verosimiglianza: se sullo schermo vedi qualcosa di inverosimile, il cervello non riesce ad immedesimarsi e, lentamente, si distacca dai fatti narrati. A quel punto ci sono solo due cose da fare: o spingere sul pedale del grottesco o premere sull'accelleratore dell'azione, mandando il film in caciara. L'occasione di far paura però è andata, perduta, persa per sempre, e non si può tornare indietro.
Adesso, se vi dicessi che il Yankee Pedlar Hotel esiste davvero, questo film vi farebbe più paura? Probabilmente no, eppure le cose stanno così e ciò dimostra che West non ha lasciato nulla al caso, che lui le regole le conosce bene e che ha scelto un luogo reale per ambientarci il suo film, lasciandone immutata la disposizione: della hall, delle stanze, del ristorante.

Lì ci mette dei personaggi che sono le persone che puoi incontrare tutti i giorni in mezzo alla strada, nulla di eccezionale, solo esseri umani: non sono supereroi, non nascondono un fucile sotto il letto, non sono nemmeno tanto coraggiosi. Soprattutto uno però, la protagonista, istiga a quel processo di immedesimazione che spinge lo spettatore non a tifare ma a riconoscersi in lei, Claire, niente di più che un paio di occhi curiosi e una felpa qualche taglia più grande. La camera la segue, non la lascia sola un istante mentre gli altri personaggi le scivolano attorno, sparendo fuori campo, ricomparendo alle sue spalle, forti di una (quasi) totale unità di luogo che rende The Innkeepers un film dai toni teatrali (è persino diviso in atti), una tragedia antica rappresentata coi colori eloquenti della quotidianità.
Per almeno un'ora non succede niente. Assistiamo a scambi di battute ben costruiti, a scenette ironiche e divertenti e percorriamo i corridoi dell'albergo quasi fosse casa nostra. Ogni tanto succede qualcosa ma ogni scena "da paura" non fa che svilire le nostre aspettative: nessun mostro spunta all'improvviso dalle scale, nessuno spirito ci aggredisce sotto la doccia, al massimo si vede qualcosa nella penombra ma potrebbe essere suggestione, sbatte una porta ma potrebbe essere benissimo il vento. Noi, nel frattempo, abbiamo modo di affezionarci ai personaggi, di comprendere il grigiore delle loro giornate e di metterci a nostro agio, neanche fossimo ospiti del Yankee Pedlar. 
Ma state attenti: è tutto calcolato, West costruisce la tensione viene minuto dopo minuto e mentre siete impegnati a ridere di una battuta di Luke, il collega di Claire, non vi rendete conto che il vostro cuore ha già iniziato ad accellerare i battiti.


La cosa strana è che, dopo tanti film in soggettiva, presa diretta, camera a spalla e tutto l'ambaradam dell'horror contemporaneo, il nostro giovane regista ci propone un cinema di altri tempi. Quello anni ottanta di un Fulci o di un Carpenter, per fare due nomi, che credevano che ciò che si percepisce con la coda dell'occhio facesse più paura di quel che ci si mostra d'avanti agli occhi. Per questo Ti non mostra: Ti fa intuire. L'orrore non ci piomba addosso con un urlo e noi ne scogiami gli effetti su cose e persone, sui volti e nelle reazioni. Ogni inquadratura del resto ha il suo scopo, ogni particolare è il frammento di un quadro che sarà chiaro soltanto alla fine, visto da lontano.

Il paranormale, in questo film, è proprio come lo spirito di Madeline O'Malley: Claire e Luke, prima che l'albergo chiuda, vogliono scoprire se è leggenda o realtà. Comincia così un gioco iniziato più per noia che per interesse, perchè in sto film il paranormale è una cosa buona solo ad attirar clienti, è una storia da raccontare a un bambino per farlo spaventare, è la nuova attività di un'attrice fallita (Leanne Rease-Jones) dedita all'alcol. A differenza di un Paranormal Activity qualsiasi (perchè diciamolo, questo è l'anti-paranormalactivity) i due non vogliono filmare lo spirito ma vogliono registrarlo su nastro audio: come se il regista ci dicesse che l'altrove non va mostrato ma subliminato. Non a caso lui lo prende e lo mette giù in cantina, il posto buio per eccellenza, quello dove le ombre prendono vita anche se sono solo ombre.

E poi, all'improvviso, "bum", quello che abbiamo atteso per tanti minuti, quello che avevamo pensato - poveri sciocchi - che non sarebbe più arrivato, arriva. Il sangue colora la placida fotografia di Eliot Rockett, l'altrove si mostra più terribile che mai, senza corse, senza montaggio serrato, come avesse tutto il tempo di venirci incontro e di portarci via. E alla fine lo fa e tu te ne accorgi, perchè le lacrime ti stanno rigando le guance e gli occhi sono tanto bagnati da non farti più vedere nulla.


In The Innkeepers c'è il thriller e la commedia, la tragedia e l'orrore, la casa infestata e i fantasmi orientali (a cui West sembra essersi ispirato per la resa scenica dell'ultimo quarto d'ora di film). Ma ci sono anche i siti porno di Luke e lo spray per l'asma di Claire, una cameriera logorroica e una mamma iperprotettiva. C'è il mondo, in pratica, persone che sono solo persone, non belle (vabbè, Sara Paxton a parte) ne tanto intelligenti. "Vuoi fare l'attrice?" chiede Kelly McGills in una scena. "No", risponde Claire: l'attrice è Sara, lei è solo una dello staff, che si caga sotto per uno scherzo e porta gli asciugamani. E di questo te ne accorgi quando gli eventi precipitano.

Alla fine, quando ci si chiede cosa si poteva fare per evitare tutto quello che è successo, la risposta è niente: era scritto che le cose andassero a finire così. Perchè è solo un film, questo, niente di più. E allora spiegatemi perchè è finito e state correndo ad accendere le luci in casa. Perchè avete l'impulso irresistibile di guardare alle vostre spalle. Questo (più o meno) se amate il cinema di un certo tipo. Se invece cercate la frenesia e gli spaventi facili dell'horror moderno, lasciate stare: è lo stesso West che, nell'ultima scena, vi sbatte la porta in faccia.


Ultimamente altri blog hanno parlato di questo film. Io vi linko la recensione della mia amica Lucia, da lì potrete risalire ad altre. Chissà, magari col passa parola lo vedremo anche qui da noi.

Commenti

  1. aaaaaah
    dopo quella roba enorme di the house of the devil, non vedo l'ora di vederlo!

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  2. quando uscirà in lingua italica lo guarderò assolutamente perchè questi film mi piacciono assai anche se chiaramente so già il finale senza nemmeno vederlo,ma non è un difetto!^_^

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  3. Ci sbatte la porta in faccia e ci impedisce di vedere, perché decide lui quello che possiamo o non possiamo vedere. E' lui il regista del cazzo di film, ed è sua la prospettiva e il punto di vista.
    Rispetto.

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  4. @Marco Goi: Marco, devi vederlo assolutamente, è un horror come non se ne facevano da anni.

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  5. @babordo76: io non ce l'ho fatta ad aspettare. Ma sai come finisce perchè lo immagini ho lo hai letto?

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  6. @ilgiornodeglizombi: per quanto mi riguarda può pure dirmi a che ora vederlo, basta che non smetta di farli.

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  7. no,l'immagino!Una roba tipo the others o quella villa accanto al cimitero,più o meno,ma sai che mi hai dato una brillante idea?Vado su google e mi cerco il finale di questo e di house of the devil!

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  8. Sul mio blog, un piccolo award per te! ;)

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  9. @babordo76: beh, la recensione di The House of the Devil l'ho appena pubblicata e, lo ripeto qui, il finale non solo si intuisce ma si deve intuire.

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  10. @Stargirl: ho risposto da te, ma visto che ci sono ti ringrazio anche qui.

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