La Promessa dell'Assassino: il cinema si è fatto carne (D. Cronenberg, 2007)


Vi ricorderete che qualche giorno fa ho recensito il film Scanners di David Cronenberg e che, in quell'occasione, accennai a La Promessa dell'Assassino affermando che avrei parlato successivamente di questo film. Ecco, anno nuovo e quel momento è arrivato, quindi mettetevi seduti e abbiate un po' di pazienza: cercherò di essere il meno noioso possibile.

La Promessa dell'Assassino (Eastern Promises) è un film del 2007, il secondo della nuova stagione cronenberghiana dopo A History of Violence. Se, infatti, c'è una critica comunemente avanzata contro gli ultimi prodotti del canadese, è che questi abbiano tradito lo spirito outsider di tutta la sua precedente produzione artistica. Niente di più sbagliato: come ho scritto parlando di Scanners, Cronenberg segue un percorso che lo porta ad ampliare la tematica ossessiva alle basi del suo cinema, segnando una netta evoluzione rispetto alle origini e rinnovando (rendendola, è vero, più digeribile al grande pubblico) la propria grammatica filmica.

Londra: una prostituta originaria dell'est europa muore durante il parto. L'ostetrice Anna Khitrova indagherà sull'identità della giovane alla ricerca di un familiare che si occupi del bambino. Entrerà in possesso del diario della ragazza che la porterà nel mondo di Semyon, boss della Vory V Zakone ma all'apparenza rispettabile padrone di un ristorante. Lì conoscerà Kirill, figlio di Semyon, e Nikolai Luzhin, misterioso autista.


Furbescamente mascherato da mafia movie, La Promessa dell'Assassino è un film violentemente carnale che gioca con le regole del cinema di genere (il gangster, appunto, il thriller, il noir, la detective story) per poi confonderle, infrangerle e rincorrerle.
Per far questo Cronenberg abbandona l'amato Canada e arriva in Inghilterra, invadendo la capitale. La Londra di Eastern Promises è però una città spettrale, spenta e lugubre, abitata da fantasmi di un passato sbiadito ma mai dimenticato che, anzi, ha lasciato le proprie indelebili tracce sui corpi e sui visi dei personaggi.

Il mondo tratteggiato da regista e dallo sceneggiatore (Steven Knight) è fatto di violenza e lacrime. Ed è proprio la violenza ad aprire il film, con due morti crude(li) e inaspettate, quasi un avvertimento o una profezia: la storia raccontata è scritta col sangue sul corpo dei suoi protagonisti, passati e futuri.
Da una parte abbiamo Anna, l'ostetrica, di una bellezza dolorosa come la vita. Il suo volto segnato dalle rughe è quello di una madonna post-moderna. Un viso che racconta storie senza sillabare parola.
Dall'altra c'è Nikolai, muto come la roccia se non fosse per i tatuaggi che gli segnano il corpo e testimonano la brutalità che regola il mondo. Quella stessa brutalità rappresentata da Semyon, che la nasconde però sotto un'aurea di rispettabilità. In effetti tutti i personaggi del film recitano una parte, celando loro stessi. Tutti dotati di un fascino crudele, tutti piegati da quella bellezza che per Cronenberg è difetto, imperfezione, che sgorgando dall'anima macchia la carne e la trasforma.

In effetti questo film è anche una dura storia d'amore. Un amore sconfitto, che spesso si fa caricatura di se stesso. Non sto parlando di quello tra i due protagonisti ma di quello tra Nikolai e Kirill, il figlio del boss, interpretato da un Cassell che per una volta si libera della sensualità spietata che ha accompagnato la sua carriera d'attore. I due personaggi sono quasi complementari nella loro diversità e ricordano per antitesi i due protagonisti di un altro film di Cronenberg, Inseparabili
Nonostante Eastern Promesis sia basato sulla fisicità, l'amore che racconta di fisico non ha nulla, anzi. L'unica scena di sesso è quella tra Nikolai e una prostituta, priva di qualunque erotismo, atto meccanico, animale, anche questo finzione che nasconde la vera natura dei due uomini, uno ancorato ad uno strano senso di giustizia che sembra stonare se paragonato al mondo in cui egli si muove, l'altro represso da una figura paterna troppo grande e negativa, che lo rende altro da se, sciocco e inutile pezzo di carne.


Da questo punto in poi l'articolo contiene SPOILER. Se non avete visto il film andate dritto a CONCLUSIONE:

Il mondo raccontato da La Promessa dell'Assassino è fatto di menzogne. Nessuno dei personaggi fa o dice qualcosa di sincero. Forse l'intero film si basa sulla ricerca della verità e non sembra essere intento del regista quello di nasconderla, anzi: Cronenberg gioca con le regole del cinema di cui si serve per sbattercela in faccia già a metà film, rivelando quello che di solito non dovrebbe mai essere rivelato. Così scopriamo che, come se ci stessero dicendo che il sole sorge ad Est, Nikolai, il misterioso autista della Vory V Zakone, è in realtà un ex KGB infiltrato da Scotland Yard nella famiglia russa cappeggiata da Semyon. E' come se ci venisse mostrato quel che c'è dietro le quinte: il personaggio interpretato da un bravissimo Viggo Mortensen (nel pieno della sua maturità artistica) non è altro che un attore. Gli stessi tatuaggi che ricoprono il suo corpo non sono che bugie.

In fondo stiamo ancora parlando di nuova carne, la cui nascita era stata predetta con Videodrome e che si è realizzata, ad anni di distanza, nella figura di Nikolai. Il personaggio si fa meta-cinema, raccontandoci la finzione, ricordandoci che quello a cui stiamo assistendo non esiste. La poetica della carne si sporca dell'inchiostro che macchia l'anima. Ma a Cronenberg non importa parlare della superficie, lui è ossessianato dalle interiora, le uniche in grado di raccontare la fisicità del mondo umano. Così Nikolai non solo recita una parte ma si ritrova intrappolato in quello che da ruolo, finzione, è diventato vita reale. Le storie che i suoi tatuaggi raccontano si sono fatti verità e il cinema, corpo.

Anche Anna, del resto, mente mascherando il desiderio di annientare il dolore che la possiede, quello della perdita di un figlio, trasformandolo in pietas, fingendo di cercare giustizia per una delle tante anime innocenti vittime della violenza e della falsità del mondo, ma cercando solo giustistia per se stessa. Rendersi utile per scacciare il senso di inutilità: quello che facciamo tutti, a volte. Anche lei alla fine si abbandonerà alla finzione, decidendo di crescere un bambino che non è suo come se fosse il proprio. Droga che anestetizza l'anima, durezza di una realtà negata.
Non è un caso quindi che i due siano attratti l'uno dell'altra: quasi si cercano, trovandosi in un ultimo primo bacio che si spegne nella consapevolezza di aver scelto due strade diverse.


CONCLUSIONE

La Promessa dell'Assassino è un film mascherato da tutto il resto. Potrete vederci quello che volete ma merita sicuramente di essere tradotto come viene tradotto il diario della povera prostituta morta.
La fotografia di Peter Suschitzy aiuta in questo senso: sarà che Suschitzy è un collaboratora di vecchia data del regista, ma sembra tradurre perfettamente gli stati d'animo dei personaggi e, soprattutto, di una città sullo sfondo, fredda come le acque del Tamigi ma in grado di avampare quando meno lo si aspetta. Un po' come la Russia a cui rimanda in molti passaggi, un po' come il cuore più duro.
Tutti gli attori sono in parte, ma menzione speciale merita la Watts, di una bellezza sconvolgente e mai trattenuta, di una bravura diretta con maestria da Cronenberg.
Le musiche ipnotiche sono di rara bellezza, quasi sullo sfondo, come fossero uno sguardo distratto.

Potete vederci quello che volete in questo film, perchè è tutto, perchè fa male ed esalta, alterna calma patinata a calde esplosioni di violenza (come l'ormai famosa scena della lotta nella sauna, brutale come poche). E nel finale vi ritroverete immersi in un liturgico senso di reiterazione. Ma la nuova carne è tra noi, questo è quanto. Andate in pace.

Commenti

  1. Ma io, no, ma che te devo di' ?
    No, davvero, non saprei come commentare o cosa aggiungere. Solo per farti sapere che sono passata, ho letto e ho apprezzato.

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  2. ma qualcosa la puoi pure aggiungere, hai sempre qualcosa da dire...

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  3. Non l'ho mai visto, sono sincera.
    Ma questo mese sto guardando solo Cronenberg, quindi potrei anche recuperarlo, è forse l'unico suo film che mi manca!!

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  4. Direi allora che guardarlo è un obbliogo. Aspetto di sapere la tua opinione.

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  5. Ok, allora aggiungo due cose.
    1) preferisco, di pochissimo però, A History of violence, che ha un finale della madonna, mentre secondo me Eastern Promises è un po' deboluccio negli ultimi minuti.
    2) la seconda parte della filmografia di Cronenberg è una specie di razzo sparato verso l' eccellenza assoluta, e si sta evolvendo ancora, perché A Dangerous Method è un ulteriore tassello verso qualcosa di nuovo.

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  6. Forse sono d'accordo su tutti e due i tuoi punti, se non fosse che io adoro il finale di La Promessa dell'Assassino, mi sembra molto significativo, mostrando perfettamente la prigione di bugie in cui i protagonisti sembrano essere intrappolati. Però vorrei capire quale intendi per seconda parte della filmografia, io ne ho individuate almeno 4 :D

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  7. Oddio, hai ragione anche tu...diciamo che per semplificare io la divido in pre scanners e post scanners, altrimenti mi esplode il cervello (che inside joke che ti ho fatto, eh?).
    Boni adesso che sta iniziando la terza. E già sbavo per Cosmopolis.
    Tu invece le quattro fasi (almeno) come le suddividi?

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  8. Io che sono una persona complicata lo suddivido in quattro parti: la prima arriva fino a Brood, la seconda va da Scanners a La mosca, la terza da Inseparabili a Spider e la quarta ed ultima è quella ancora in corso. Anche io sono curioso di vedere cosa succede adesso, sinceramente, quindi anche io aspetto con ansia Cosmopolis.

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