Leggende metropolitane: Candyman - Terrore dietro lo specchio (di B. Rose, nel 1992)


Vi siete mai accorti di quanto uno specchio sia (s)oggetto carico di potenzialità? Insomma, è sempre stato un simbolo mistico, alcuni credevano fosse in grado di imprigionare l'anima di chiunque vi si riflettesse ed è stato utilizzato come oggetto magico e strumento simbolico da tanto folklore e letteratura, per non parlare del cinema.

Ne Il Signore del Male della divinità John Carpenter è il passaggio verso una dimensione altra dove è stato imprigionato il Male, nel finale di Twin Peaks il simbolo dell'identità infranta, in Profondo Rosso strumento rivelatore che mostra la verità invisibile agli occhi, mentre Bergman e altri ne hanno fatto comune rappresentazione del doppio, della duplicità (se non molteplicità) dell'io.
In effetti il cinema è da sempre considerato lo specchio della realtà e in molti hanno usato e abusato di questa immagine.
 
E poi ci sono le leggende metropolitane. Sono quelle storie d'epoca contemporanea che partendo (forse) da un fondo di verità passano di bocca in bocca assumendo tratti sempre più fantastici. Il cinema e la televisione (soprattutto horror) non si sono mai lasciate scappare l'occasione di trasformare simili storie in film: la leggenda di Bloody Mary, quella ironico-grottesca dell'Uomo Maiale o quella della videocassetta killer
E poi c'è la leggenda di Candyman.

Helen Lyle è una ricercatrice che stra preparando la propria tesi di dottorato. Affascinata dal fenomeno delle leggende metropolitane decide di indagare su quella di Cyndyman, leggendario uomo nero che uccide attraverso lo specchio se si ha l'ardire di invocare il suo nome cinque volte. Decide quindi di addentrarsi nel Cabrini Green, degradato ghetto da cui la leggenda sembra provenire. Lì scoprirà che dietro ogni leggenda c'è sempre un fondo di verità, in questo caso la storia di pittore nero, figlio di uno schiavo arricchito, che nell'epoca degli scontri razziali venne brutalmente torturato, fatto dilaniare dalle api e poi messo al rogo solo per essersi innamorato della donna sbagliata: una ragazza bianca.
 
 
Candyman è un bogeyman degli anni novanta, l'uomo nero creato per esorcizzare l'orrore moderno, quello metropolitano: un mito armato di uncino con radici nella tradizione antica, partorito dalla mente malata e colta di Clive Barker (dal racconto The Forbidden, contenuto nella raccolta Books of Blood) e traspositato sul grande schermo da Bernard Rose, nel 1992, col titolo Candyman - Terrore dietro lo specchio. Un film  innovativo, perchè mai prima di allora un mostro cinematografico era stato un personaggio (e un attore) afro-americano.
Un horror percorso, quindi, dalla sottotesto del razzismo, molto più profondo di  altri prodotti a lui contemporanei, non compreso completamente dal pubblico dell'epoca.
La morale appare, a dire il vero, quasi scontata: la paura genera odio, l'odio genera violenza e il razzismo non è altro che paura del diverso.


Vi dirò quello che penso: Candyman è un film di Barker (qui nelle vesti di sceneggiatore). Rose, per quanto bravo, si limita a fare il compitino e a trasportare la poetica dello scrittore inglese sullo schermo, il terrore moderno che costui ha descritto con tanta bravura, quello di cui il sovrannaturale non è altro che rappresentazione simbolica.

Per il resto, il film parte come un thriller dai toni documentaristici, caratterizzato da uno street style iperrealista. L'orrore corre per le strade, fa paura perchè reale e, per esorcizzarlo, viene traslato sul piano del fantastico, ghettizzato come la violenza nel Cabrini Green, oasi di squallore e povertà. Avviene quindi uno smascheramento del cinema di genere, i cui canoni vengono capovolti: non si passa più dal reale all'irreale, il sogno non viene più trasfigurato nella rappresentazione scenica ma la quotidianità viene resa innoqua trasformandola in finzione. I palazzi fatiscenti del ghetto, ai limiti della metropoli, diventano lo specchio di carpenteriana memoria dietro cui nascondere quello che ci fa paura: il diavolo, il diverso, il carnefice ma allo stesso tempo la vittima.

Poi, ad un certo punto, il film cambia rotta. La virata è verso l'horror melò e coincide con l'arrivo del mostro. Candyman si manifesta per sancire la propria esistenza: se l'uomo chiude gli occhi d'avanti a quello che gli fa paura, l'oggetto del terrore è costretto a mostrarsi per attirare la sua attenzione. Da spauracchio si fa quindi reale, colpisce con tutta la forza che può nel tentativo di auto affermarsi. Daniel, il pittore la cui unica colpa era stata quella di amare, colui che abita dietro lo specchio, si fa doppio della così detta società civile, il dubbio che assale la ragione simboleggiata da Helen, scienziata da una parte, donna infelice dall'altra. Ecco che quindi i due personaggi si iniziano a sovrapporre, confondendosi proprio come si confondono, a volte, verità e finzione.
In questa metà del film il gore dilaga, il sangue scorre a fiumi e l'antico mito di Eros e Thanatos torna a vivere: gli omicidi diventano rito sessuale per generare un nuovo mostro, per perpetuare la vendetta perchè, si sa, la violenza genera violenza.


B-Movie che alterna riprese in studio a vere e proprie immersioni urbane, scivola teso tra le musiche dolci e inquietanti di Philip Glass e la fotografia di Anthony M. Richmond.
Nel cast spicca Virginia Madsen, di cui sono segretamente innamorato, e Tony Todd, dal portamento regale e voce profonda.
 
Un melodramma horror che tra lacrime e sangue sancisce la sensuale sacralità del corpo e della carne anche nel cinema di genere. Inutile dire che non stiamo parlando di Cronenberg e che la lezione di Hellraiser rimane inarrivabile.
Per questo Candyman non è eccezionale ma un buon film, purtroppo sottovalutato, spesso dimenticato, che spicca come una mosca bianca tra il piattume dei prodotti horror anni novanta.

Dietro lo specchio c'è spesso un mondo che vale la pena di conoscere. Capita che il cinema ce lo mostri. E adesso ripetete con me "Candyman", "Candyman", "Candyman", "Candyman", "Candyman".

Commenti

  1. a esser sincero ho visto solo il terzo,ma perchè all'inizio c'era una tipa svestita in modo patinato e l'avevo confuso per un softcore
    E invece era candyman 3.Mi guarderà il numero uno allora!

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  2. Che poi il racconto è davvero completamente diverso, anche se lo spirito è più o meno quello e il finale è molto simile.
    Però la mano di Barker in sede di sceneggiatura si sente e come, mentre Rose fa un gran lavoro di gestione dei tempi e atmosfera.
    Alla fine il buon Barker è stato maltrattato pochissimo dal cinema. Quasi tutte le trasposizioni dei suoi lavori sono più o meno degne.

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  3. @babordo76: no, i seguiti non li devi nemmeno considerare, Di Candyman ce n'è uno solo.

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  4. @ilgiornodeglizombi: è stato maltrattato pochissimo perchè non l'ha permesso, credo. Il vechio Clive è uno con le palle, no? Però Hellraiser resta imbattuto.

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  5. Ho ricordi straordinari di questo film, anche perché uscì in un periodo della mia giovinezza in cui potevo associare le atmosfere del film a quelle in cui vivevo (non che abitassi al Cabrini, per fortuna!)... va da sè che rimasi traumatizzato: per anni non ho potuto transitare di fronte a uno specchio di notte, costringendomi alle capriole quando mi scappava da pisciare. Poi crescendo e riguardandolo ho imparato ad amare tutte le sfumature che ovviamente quando si è più piccoli non si colgono. La colonna sonora meravigliosa di Glass, il rapporto conteso tra amore e morte tra Candyman e Helen, il sottotesto razziale e sociale dei "projects" americani... Il racconto di Barker forse è sottilmente più inquietante (lì Candyman è una figura spettrale, albina, mentre a Tony Todd manca solo il catenazzo d'oro per sembrare un "Pimp"), ma lo ritengo comunque uno degli esempi più splendidi di horror anni '90.

    Comunque spezzo una lancia a favore di Candyman 2: non è assolutamente all'altezza del primo, ma ha qualche buona trovata e un'ambientazione, New Orleans, per la quale stravedo e molto fertile riguardo il folklore. Il terzo è stanco e sfatto e la protagonista mi pare fosse una tettona di Baywatch, temo non ci sia altro da aggiungere :D

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    1. Sai che anche io ebbi parecchi problemi con lo specchio dopo aver visto sto film? Però è vero, il racconto è proprio "sottilmente" più inquietante, l'ho riletto di recente.

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