Moneyball: L'Arte di Vincere (di B. Miller, 2012)


"L'arte di vincere la si impara nelle sconfitte" (Simon Bolivar)

Il sogno americano si è infranto. Siamo in tempo di crisi, ragazzi, qualcosa di molto più profondo e malato di quanto ci abbiano voluto far credere fino a pochi mesi fa. E sappiatelo, dall'altra parte dell'oceano (senza darlo a vedere, perchè loro devono essere sempre alti, fighi e belli) non se la stanno passando molto meglio. Il "volere è potere" è un'utopia e tutta la perseveranza, l'impegno e la voglia di fare del mondo non servono più a niente se non possiedi i mezzi per poter competere. E i mezzi, oggi come ieri, sono e rimangono i soldi.
Come sempre il cinema si fa rappresentazione di un determinato momento storico e sti americani qui, quando devono rappresentare la parabola di un uomo, quasi sempre usano l'immagine della parabola sportiva. 

L'arte di Vincere (Moneyball) però è diverso e di questo dobbiamo rendere grazie al team creativo che ci sta dietro, ovvero Steven Zaillian e Aaron Sorkin. Il regista invece è un discreto mestierante dal nome Bennett Miller, al suo secondo film (diciamolo), uno che non fa cantare inni di gioia ma sembra sappia come si sta dietro una MDP.

General manager della squadra di baseball degli Oakland's Athletics, Billy Beane è un giocatore fallito a capo di un nano tra i giganti. La società per cui lavora è infatti troppo povera per poter competere con i colossi del baseball e lui deve cercare di sopravvivere vendendo i pezzi più pregiati e sostituendoli con gli scarti che il mercato concede alle tasche più corte. Stanco di perdere, Billy decide di utilizzare un metodo matematico e statistico per formare la propria squadra, con l’aiuto di Peter Brand. Davide riuscirà a sconfiggere Golia anche questa volta?


Ci hanno sempre insegnato che l'astuzia batte la forza bruta, la ragione i muscoli, l'impegno il talento e così via. Tutte cazzate. Viviamo in un sistema sociale in cui il più forte schiaccia il debole e il povero soccombe all'ombra del ricco che se la ride. Ci hanno sempre detto che l'importante è partecipare, ma solo chi vince se la gode e questo lo può confermare chiunque abbia guardato dal basso il gradino più alto del podio. In fondo non è quello che vogliamo tutti? Vincere, almeno una volta, per dimostrare di non essere noi quelli sbagliati. E' sempre stato il sogno di Billy, questo: uno che dal sogno americano è stato schiacciato, un talento che si è rivelato un flop, un buco nell'acqua nella carriera tanto quanto nella vita privata. Un perdente. Solo che a furia di perdere uno si stanca e alla fine decide di giocarsi il tutto per tutto: carriera, futuro, figlia. Quella stessa figlia in grado di commuoverti solo cantando una canzone e che per te possiede l'universo intero nella voce. 


Ora, non stiamo parlando di un derelitto, ma di un uomo che dallo Zio Sam è riuscito a succhiare tutto quello che poteva, che vive ai margini, sì, ma di un sistema ricco e fruttuoso. Non uno che non ha niente da perdere, quindi, ma il contrario: per questo la sua storia assume più valore e più forza. Beane è fuori posto in un ambiente come quello in cui lavora e per questo tenta di cambiarlo dall'interno, come dire: se non puoi vincere con le regole che ti danno, prova a giocare con le tue. Il gioco del baseball diventa quindi solo un pretesto e ce lo dimostra il fatto che la partita della vita venga poco più che accennata. La sfida vera non è sul campo ma fuori, il gioco è solo la metafora di un sistema arcaico con regole inscritte nella pietra, che non deve essere cambiato pena la gogna mediatica.

Billy però trova Peter, un laureato in economia che di baseball non conosce nulla e forse per questo può vedere le cose da un'altra prospettiva. Il ragazzo legge il gioco attraverso il linguaggio matematico, ogni giocatore come fosse un'equazione. Il sistema che adotta è chiamato Moneyball ed è nocivo per il business, perchè vuol far funzionare una squadra con giocatori pagati spiccioli (il costo medio di un campione, nel gioco americano, è di circa 8 milioni di dollari) proprio perchè valgono spiccioli. Inaccettabile, perchè chi comanda vuole investimenti di valore e chi guarda vuole miti a cui aggrapparsi, perchè il sogno americano si è infranto ma non fa niente, finchè c'è ancora chi lo incarna.


Le cose iniziano male ma Billy e Peter (Jonah Hill) continuano ad andare per la strada che si sono scelti, perchè per il primo ritrattare significherebbe incidere la lapide del proprio futuro, mentre il secondo ci crede davvero. Ecco che quindi la tipica parabola del cinema sportivo americano prende forma, ecco che i falliti cominciano a far parlare di loro, ecco che il sogno di vittoria di un eterno perdente prende forma.  
L'Arte di Vincere però è un film diverso, ve l'ho detto: non ci sarà un finale consolatorio a chiudere questa pellicola. Perchè il sistema ha fallito e se ne rende conto, per questo prende quel che può anche se non fa parte del proprio dna e poi se ne appropria, fagocitandolo. Quel che rimane è prendere quello che arriva, le piccole vittorie che infrangono le paure personali, come dire: c'è modo e modo per essere un perdente.


Tratto dal libro Moneyball: The Art of Winning an Unfair Game di Michael Lewis, L'Arte di Vincere è un film voluto e prodotto da Brad Pitt (fortemente ispirato a Robert Redford, per come la vedo io), qui nei panni del protagonista. Un attore che ha raggiunto l'apice della propria maturità artistica e che incarna alla perfezione un personaggio complesso e sfacciettato nel proprio percorso di autoaccettazione. A circondare la star un cast di tutto rispetto, a partire dal già citato Jonah Hill per arrivare a Philip Seymour Hoffman. 
Un film da medio budget, questo, che però negli USA ha fatto molto parlare di se anche grazie alle molteplici candidature all'Oscar. Certamente non un capolavoro ma un film riuscito, bello, caratterizzato da un ottimo lavoro in fase di scrittura, che alterna la risata al dramma interiore. Forse cerca di dire un po' troppo utilizzando uno stile non ancora maturo ma ci regala un finale splendido nel suo essere anti cinematografico (nel senso commerciale del termine), che racchiude il senso di un'opera in un volto e una canzone, nella voce che per un uomo è l'universo intero.

"You're such a loser dad, just enjoy the show" 



I'm just a little bit caught in the middle
Life is a maze and love is a riddle
i don't know where to go, can't do it alone
I've tried, and i don't know why...

Slow it down, make it stop

Or else my heart is going to pop
'Cause it's too much, yeah it's a lot
To be something i'm not
I'm a fool out of love
'Cause i just can't get enough...

I'm just a little bit caught in the middle

Life is a maze and love is a riddle
i don't know where to go, can't do it alone
I've tried, and i don't know why
I'm just a little girl lost in the moment
I'm so scared but i don't show it
I can't figure it out, it's bringing me down
I know i've got to let it go...
And just enjoy the show

The sun is hot in the sky

Just like a giant spotlight
The people follow the signs
And synchronise in time
It's a joke, nobody knows
They've got a ticket to the show....

(i want my money back, just enjoy the show)


Commenti

  1. E' piaciuto molto anche a me, e per le tue stesse motivazioni.
    Credo che farò il tifo per Brad ai prossimi oscar (merda) che se lo meriterebbe un premio, a questo punto della carriera, cazzo!
    A me la canzoncina della figlia ha fatto commuovere

    RispondiElimina
  2. La canzoncina della figlia mi ha fatto bagnare gli occhi. E questo film dimostra che Pitt non è uno che cerca un cinema facile, ha messo la faccia e i soldi per un prodotto che poteva tranquillamente fallire. Rispetto.

    RispondiElimina
  3. mi hai convinto non dico a guardarlo,ma a ritirare metà delle bestemmie che gli ho tirato.Mi sembrava na ammmmmerigggganata clamorosa e invece...
    Io invece agli oscar ci tengo che vinca il film The Artist,ma mica per me -che di sta roba poco me ne cale-ma per Lucia eh!So che ama quel film ahahahah!

    E in ogni caso Il discorso del re se li meritava tutti i suoi premi ecchecazzo

    RispondiElimina
  4. Io lo dico subito: quello che ho scritto vale per me, quindi non accetto bestemmie a post visione. A te non piacerà, lo so già.

    RispondiElimina
  5. Ciao, sono diventato follower e ti ho aggiunto nell'elenco dei blog che seguo. Io sono d'accordo con la recensione. Se vuoi fai un salto nel mio blog: http://letteraturaecinema.blogspot.com/

    saluti,
    Luigi

    RispondiElimina
  6. Ciao Luigi, ti ringrazio e benvenuto. Passò subito a dare un'occhiata al tuo blog.

    RispondiElimina

Posta un commento

... e tu, cosa ne pensi?

Post più popolari