Silencio... Mulholland Drive (di D. Lynch, 2001)

 

"Silencio... No hay banda. / È tutto registrato. / È tutto un nastro. / È solo un'illusione."

Tutti hanno un film della vita. Anzi, no: tutti hanno un film che ha cambiato la loro vita. Se vi viene da storcere la bocca a questa affermazione, non avete ben presente la forza che la settima arte possiede. Un film (uno qualunque) può arrivare in un determinato momento e colpirvi con la sua forza sconquassandovi completamente. Mostrare nuove direzioni. Aprire le porte dell'altrove e dare inizio ad un viaggio che non avreste mai ritenuto possibile. Il mio film della vita è senza ombra di dubbio Mulholland Drive.

Mulholland Drive è un film del 2001 scritto e diretto da David Lynch, artista poliedrico di cui ho già parlato in passato. Un film non comune, sia perchè il suo non è un regista comune, sia per la storia difficile che sta dietro la pellicola.

Rita è una donna senza memoria sopravvissuta ad un tentato omicidio e ad un incidente stradale. Incontra Betty, appena arrivata a Los Angeles per cercare di realizzare il suo sogno d'attrice. Intanto Adam, un regista, lotta contro una losca famiglia per realizzare il suo ultimo film. Tutte storie che si intrecciano in Mulholland Drive, la celebre strada che attraversa il mondo del cinema hollywoodiano.


Nato per essere il pilot di una serie televisiva mai girata, Mulholland Drive è senza ombra di dubbio un'opera d'arte che si abbatte, come un'accetta, sul sistema hollywoodiano. In effetti potrebbe quasi dirsi un'indagine anatomica della fabbrica di sogni per eccellenza, giungla metropolitana e non più castello delle fiabe di disneiana memoria.
Il maestro David Lynch continua quanto iniziato in Strade Perdute, primo capitolo di quell'ipotetica trilogia di cui Mulholland Drive è la seconda e Inland Empire la terza e ultima parte, mostrandoci il lato oscuro di un mondo d'orato fatto sì di attori, registi e sogni, ma anche di corruzione, soldi e delusioni, speranze infrante all'ombra di un riflettore.
Mulholland Drive è infatti la strada che taglia la collina delle stelle, iconoclasticamente quasi la via per il successo ma allo stesso tempo il confine tra razionale e irrazionale, tra reale e farsesco.
Gli stessi personaggi del film sono macchiette poco realistiche, pupazzi imprigionati nei loro ruoli in quel teatrino che è la vita, sempre più vicina ad essere una soap opera. Un palcoscenico dove i nomi non sono altro che etichette atte ad assegnare parti che poi si rivelano interscambiabili, perchè tutti servono ma nessuno è indispensabile.


Per più della metà del minutaggio, Mulhollad Drive ha le fattezze di un noir. Il percorso cinematografico di Lynch non è diritto, ma assomiglia più ad un puzzle: questo vale per ogni suo film - con qualche eccezione - ma anche per la somma delle sue opere. Per questo in MD c'è tanto Eraserhead (l'esordio) quanto Velluto Blu, tanto Twin Peaks quanto Cuore Selvaggio e Strade Perdute. L'ossessione del regista americano è quella di mostrare a noi spettatori quel che un vellutato sipario rosso nasconde all'occhio critico della platea. Quel che c'è alle spalle del palcoscenico, insomma. Questa indagine viene però affrontata secondo le regole del cinema stesso, ed ecco che scoprire quel che nasconde l'amnesia di Rita diviene un viaggio fatto di dialoghi improbabili, di sfumature tragicomiche e di atteggiamenti al limite dell'irritante. Betty, la ragazza dalle grandi speranze, non è altro che una sciocca ragazza di provincia affetta da una paralisi facciale che l'ha resa un personaggio perennemente sorridente che non avrebbe sfigurato in una fiction alla Baywatch o alla Beverly Hills 90210. Le due protagoniste si incontrano e fanno amicizia in un modo che sembra quasi una presa per il culo. Perchè non c'è nulla che ci faccia capire il senso che sta dietro a questo thriller di serie B. Eppure i toni farseschi sono accentuati. Ci viene sbattutto in faccia che quello a cui stiamo assistendo è una finzione. Ce lo dice un personaggio che farà una breve quanto importante apparizione: una vicina di casa nel complesso residenziale dove abita Betty, disegnata dalla surreale mente del regista come fosse una medium.

In tutto questo si inserisce la storia di Adam Kesher, un regista costretto da un banda di mafiosi (i fratelli Castigliani) a dare il ruolo della protagonista nel suo ultimo film ad una ragazza da loro designata ("è lei la ragazza"). Inutile far finta di non vedere nel personaggio di Adam un riflesso della personalità di Lynch, quasi una rappresentazione caricaturale e autoironica del regista. La storia di Adam sembra la classica storia di chi deve venire a patti con il sistema. Un sistema, quello dell'industria cinematografica, poco interessato all'arte o alla qualità quanto ossessionato dai soldi. 


Le due storie (quella di Rita e Betty e quella di Adam) si intrecceranno e si fondono nella seconda parte del film, quella del sipario sollevato, quella del dramma oscuro che non ha più niente di farsesco e in cui quelli che erano commedianti di celluloide sono diventati esseri fatti di carne, sangue e lacrime. Tutt'attorno scene apparentemente scollegate che diventano simboli freudiani, immerse in una dimensione surreale a tratti dolorosa, a tratti divertente, sacra rappresentazione del divino universo lynchiano.

"Ehi, bella ragazza... È ora di svegliarsi."

Sogno e realtà si fondono. Desideri e aspirazioni sfumano a contatto con il mondo reale. L'amore diviene perdita. Le strade perdute che percorriamo ci spogliano, ci feriscono e ci trasformano in macchiette, in eco di noi stessi. E' facile lasciarsi trascinare dal maelstrom per poi toccare il fondo di una vita che non ci appartiene più. In cui noi non siamo più noi. In Mulholland Drive quel che eravamo non coincide più con quel che siamo. Una trasformazione che vivrà sulla propria pelle Betty, un processo che Rita ha saltato. L'amnesia di quest'ultima è la possibilità di essere quello che vuole, senza sottostare a quello che era. Da qui la paura della scoperta. L'ansia dell'indeterminatezza. 
Tra le due protagoniste nasce una storia d'amore, che amore poi non è. Possesso, forse. Neccessità dell'interdipendenza: la bionda nella bruna vede l'estesi dell'essere necessaria, la bruna nella bionda la fermezza della determinatezza. Un ti amo falso, quindi, quello di Betty per Rita. Eppure più reale della realtà che si confonde col sogno. 


LA MIA SPIEGAZIONE DEL FILM (se non l'hai visto, vai direttamente a CONCLUSIONI): 

Mulholland Drive è un gioco, un enigma che in se ha le istruzioni che ne permettono l'interpretazione. In effetti il film è in equilibrio costante tra sogno e realtà, tra verità e bugia, apparentemente senza soluzione di continuità ma con una direzione ben precisa impressa nel proprio Dna. Per più della metà del tempo racconta una storia che sembra andare alla deriva per poi acquisire, nel finale, un senso ultimo di innegabile compiutezza.

Il punto di passaggio tra le due parti della pellicola è la notte passata dalle due protagoniste al club Silencio: lì una presenza sulfurea introduce le donne alla comprensione di una verità per troppo tempo (auto)negata. Betty e Rita assistono ad uno spettacolo di malinconica e struggente bellezza, in cui tra le righe viene svelata la natura di tutto quel che stanno vivendo: "E' tutta una finzione, è tutto registrato". La fine del sogno, la fine del paradiso, la consapevolezza che si scioglie in un pianto incontrollabile.
E così l'altro lato dello specchio si mostra a noi spettatori in tutta la sua crudezza: la prima parte del film era solo una creazione onirica di Betty, che in realtà di chiama Diane.
Diane è una ragazza che, come il suo alter ego, si era trasferita a Los Angeles in cerca di successo come attrice. Successo scivolato via tra le dita come fosse sabbia, però. A Hollywood intanto aveva conosciuto Rita, che in realtà si chiama Camilla, di cui si era subito innamorata, apparentemente corrisposta.
Camilla però, in cerca di successo, decide ad un tratto di lasciare Diane per sposare il famoso regista Adam Kasher. La fine della relazione distrugge emotivamente Diane, che si ritrova sola e abbandonata, senza più aspirazioni, con i cocci dei propri sogni infranti e i fantasmi delle proprie ambizioni svilite.
In un ultimo sonno senza pace, Diane crea in sogno un mondo ideale in cui Camilla ha bisogno di lei e in cui lei è l'unica in grado di poterla aiutare, in cui Adam è un regista tradito dalla moglie e nei guai con la mafia e, soprattutto, in cui un killer buono a nulla cerca la misteriosa e sensuale Rita/Camilla, sfuggita per puro caso ad un tentato omicidio. Perchè, nella realtà, Diane ha pagato qualcuno per uccidere colei che reputa una traditrice, la causa del suo amore infranto e di una vita senza più senso. Nessun sogno però può durare in eterno, non ad Hollywood, che come li fabbrica li distrugge. Al suo risveglio Diane, torturata dalle proprie speranze infrante (i due vecchietti, probabilmente i suoi genitori) e dal senso di colpa (il barbone che vive alle spalle di un ristorante, l'uomo nero, l'inconscio che punisce), si suicida.
Mulholland Drive è quindi il racconto di una perdita, un sogno in cui rifugiarsi quando la realtà ci ha tolto tutto. Una stilettata nel cuore, il dolore che ci macchia l'anima: indissolubile, incancellabile. Betty non è altro che riflesso caricaturale di Diane nel tentativo di sfuggire alla realtà: personaggio di un film nel film, finto perchè bidimensionale, privo della tragicità che caratterizza, ogni giorno, la vita reale.


CONCLUSIONI: Mulholland Drive è un film che tradisce la propria origine televisiva con una fotografia patinata e una messa in scena grottesca che accentua il proprio carattere di fiction. Allo stesso tempo è grande cinema, rappresentazione pop che assurge ad arte, universale rappresentazione dell'umano. 
Lynch dirige con mano ferma, condensando in poche ore quel che doveva essere oggetto di un'intera serie. Piega la fotografia e il sonoro al proprio volere, rendondoli strumenti di rappresentazione onirica. Le musiche di Badalamenti, tra elettronica psichedelica e pop anni 60, fanno il resto. Naomi Watts è bellissima nel propro duplice ruolo e la Harring sprigiona sensualità da ogni poro. Tutto al servizio delle sensazioni e delle emozioni, che in un film come questo hanno più importanza della storia o del colpo di scena. 
In fondo questo film gioca con le paure degli uomini, con i ricordi più dolorosi, spettro di momenti felici persi nell'oblio di una realtà senza speranza, di un mondo che va avanti sempre e comunque, nonostante tutto.

 Silencio

Presentato in concorso alla 54ª edizione del Festival di Cannes, ha vinto il premio per la miglior regia ex aequo con L'uomo che non c'era dei Fratelli Coen.

Commenti

  1. a me ha cambiato la vita twin peaks.
    però anche questo è stata una bella botta :)

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  2. Quando vidi per la prima volta Twin Peaks ero troppo piccolo, ma quel telefilm non è mai andato via dalla mia testa. Infatti, dopo anni, riconobbi la firma dello stesso ideatore in MD, cosa che mi spinse a vedere questo film. Mulholland Drive mi ha cambiato la vita, ha cambiato il modo di farmi concepire il cinema. Ovviamente la stessa cosa posso dirla, in generale, pensando all'artista Lynch.

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  3. E comunque è un' analisi meravigliosa che spiega tutto, ma lascia comunque tanta voglia di vedere il film.
    Ti lovvo molto quando dichiari il tuo amore per certe opere.
    Poi, vabbè, per me il cinema non è mai stato arte (è un termine che mi spaventa troppo), però MD è lo stesso sublime.

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  4. Grazie, anche io ti lovvo molto soprattutto quando sento che provi per certe opere cose simili a quelle che provo io. Comunque sulla definizione di arte dovremmo aprire un dibattito infinito. Per me è arte quello che tende al sublime. Che poi il cinema non nasca come forma d'arte (se è quello che intendevi), è una certezza.

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  5. Sì, è quello che intendevo. Non nasce così, anche perché entrano davvero in gioco troppi fattori a definire il risultato finale: produzione, costumi, montaggio, musiche. Troppe teste, troppe motivazioni economiche. Insomma, è un gran bel casino, ma lo è sempre stato.
    Quindi ci piace :D

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  6. Bah, forse è per questo si dice che la vera parte "artistica", nel cinema, sia il montaggio. Io non so, uno perchè non me ne intendo tecnicamente, due perchè tendo a vedere l'arte in un film quando percepisco questa sensazione... cosa abbastanza difficile da spiegare a parole...

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  7. Ovviamente immenso, e non stento a credere che sia il film della tua vita. La sequenza del primo presagio, quella nel bar, mi costò 5 bypass. Però che meraviglia!

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  8. Lynch è bravissimo, pur non dirigendo horror, ha far spaventare lo spettatore. La scena che dici tu col barbone mi continua a terrorizzare nonostante l'abbia vista decine e decine di volte.

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  9. film della mia vita,che me l'ha cambiata ?Goodbye Lenin e insieme Le onde del destino.
    Questa pellicola di Lynch mi manca,ho visto però strade perdute.Stranissimo,sinceramente non nelle mie corde,ma davvero appuntamento con l'arte-e mettila da parte!

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  10. Io ti consiglio di vederlo, magari non ti piacerà ma credo che sia un'esperienza da vivere. Bellissimo Le onde del destino, Goodbye Lenin invece sì che non è nelle mie corde :)

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  11. si,ma lo guarderò perchè comunque Lynch è un Autore e merita assolutamente di essere visto

    Goodbye Lenin è il mio film preferito in assoluto,insieme alla cinematografia sovietica dal 20 al 54.Che vuoi farci sono un comunistaccio testardissimo!^_^

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  12. Senza parole. recensione eccellente per un film straordinario!!

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    1. Uno dei miei preferiti (se non il mio preferito) in assoluto.

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