Take Shelter (di J. Nichols, 2011)


Take Shelter è un film con cui sono stati tanto cattivi. Uno perchè quelli dell'Oscar hanno finta che non esistesse, due perchè la distribuzione italiana ha fatto orecchie da mercante (ma questa non è una novita), tre perchè persino in rete se n'è parlato pochissimo. Eppure essere un blogger ha i suoi pregi, come leggere una recensione di un film sconosciuto (quella di Elio), vederlo e a fine visione accorgersi di essersi innamorati.

Curtis, operaio, padre della sordo-muta Hannah e marito di Samantha, fa sogni strani la notte, incubi talmente realistici da rovinargli la giornata. L'oggetto è sempre uno, la tempesta, qualcosa di mai visto prima che sembra si stia per abbattere su cose e persone. Ma sono solo sogni o la previsione di una tragedia. O forse è semplice follia?



Il regista Jeff Nichols scrive e dirige questo film nel 2011 e stupisce con una storia che fa della messa in scena realistica il proprio punto di forza. Non tanto per la messa in scena in se quanto per quello che racconta, traslando il percorso psicologico di un personaggio su un piano concreto, dando forma alla sua involuzione degenerativa descrivendone le manifestazioni da un punto di vista pratico, ragionevole, plausibile. 
Plausibile è la discesa negli inferi della psiche in un maelstrom dalla fisionomia onirica, plausibile è il terrore della folle eredità materna, plausibile è persino l'ambivalenza del protagonista, schiacciato dal dubbio e vittima di una sempre meno lucida consapevolezza che rende il proprio dramma ancora più drammatico. Il risultato è la destabilizzazione di quel modello apparentemente perfetto che è la vita di un uomo, anche questo plausibile perchè mai irreale ma determinato dagli accidenti che realisticamente lo caratterizzano.


Se Curtis (interpretato da un Michael Shannon sempre più bravo) precipita nel proprio dramma personale, lo spettatore lo accompagna vittima di una messa in scena che non gioca con il concetto di realtà ma con quello di verità: se inizialmente si troverà impossibilitato a distinguere tra sogno e veglia, ben presto comprenderà il meccanismo del gioco stilistico tessuto dal regista, entrando in possesso della giusta chiave di lettura di ogni scena. Quel che resterà sarà lo strano senso di oppressione, costruito con calcolata lentezza, che lo pervaderà via via che ogni elemento prenderà giusto posto all'interno di una messa in scena mai esasperata. Perchè il dubbio si insinua in chi guarda, mettendo in crisi la sua capacità di razionalizzare e contestualizzare, persino di prendere le parti dei personaggi, lasciandolo appunto spettatore, tenendolo a distanza se non in quelle scene debitrici di uno stile horror/thriller che inframmezzano la narrazione.


Impressionante l'uso dei colori e del sonoro, che si intensificano a seconda del narrato, lineare nel proprio percorso circolare. Sì, perchè il film si chiude come si apre ma su due punti narrativi ben diversi. Un finale che potrebbe sembrare aperto ma che io ho trovato ben definito: 

SPOILER

I sogni di Curtis profetizzano una sciagura imminente: un uragano di proporzioni bibliche che non solo distruggerà tutto, ma farà impazzire la gente. Curtis, nei momenti onirici del film, assiste inerme ad una pioggia torrenziale e ad atti di violenza contro se e sua figlia. Il dubbio (pazzia o profezia) del protagonista nasce dal fatto che egli è l'unico ad accorgersi di quello che vede, mentre ogni altro personaggio ne è fuori, che si tratti di pioggia scura o del volo assurdo degli uccelli o di tuoni che si abbattono in lontananza. Nel finale la situazione viene ribaltata: Curtis, convintosi della propria follia, condivide la visione dell'uragano che avanza. La molteplice percezione è indizio del reale approssimarsi della tragedia, perchè la scena viene spersonalizzata e acquisisce valenza generale.

Film intimista, leggero e violento come un temporale estivo, Take Shelter fu presentato al Sundance Film Festival e al Festival di Cannes ma è stato praticamente ignorato dalla distribuzione internazionale. Forse perchè certi film fanno male al business o perchè, ancora più semplicemente, questo tipo di cinema non interessa più a nessuno. Eppure è l'unica risposta alla spazzatura da sala. E vederlo è un imperativo. Categorico. 

Commenti

  1. Bello il tuo blog! ho trovato il link grazie a Cannibal!

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  2. Grande film.
    Una delle visioni più importanti di questo inizio anno, dalle mie parti.
    Finale da urlo.

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  3. Grazie mille, mi fa molto piacere. Passa quando vuoi e benvenuto.

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  4. @MrJamesFord: sì, sono quei film che zitti zitti dicono molto.
    Il finale è splendido e devo dire che mi ha ricordato un po' quello di A Serious Man dei Coen

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  5. Bravo! Apprezzare questa pellicola è un chiaro sintomo di forte attività cerebrale ;) Un film che ammalia e inquieta attraverso quella lentezza che giustamente sottolinei.

    Quanto al finale. Per un po' ho pensato fosse chiaro, invece poi ho dovuto ricredermi. In realtà la potenza della schizofrenia ed in particolare delle allucinazioni audio-visive è incalcolabile. Potresti anche credere di essere in spiaggia con tua figlia, a giocare con la sabbia; con tua moglie in casa e con una tempesta che tutti e tre siete in grado di vedere. A sostegno di questa tesi c'è anche l'ultima frase dallo psichiatra prima del finale: "mi sta dicendo che devo abbandonare la mia famiglia?", che per tutto il film è la sua paura più grande per motivi legati alla madre. Può essere tranquillamente inteso come il passo ultimo della schizofrenia, che quindi non si può scartare. Al tempo stesso però potrebbe essere, la tempesta, reale, per ovvie ragioni e quindi, secondo me, il finale resta aperto. In ogni caso è una bomba di proporzioni colossali.

    (grazie per il link)

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  6. Devo ringraziare te per aver scoperto questo film. Comunque, sempre sul finale:

    SPOILER

    L'uragano viene percepito prima dalla figlia e poi dalla moglie. Soprattutto la moglie percepisce la pioggia in una scena che credo possa definirsi una falsa soggettiva (una soggettiva alla Halloween).

    Detto questo la schizzofrenia, da quello che so (potrei sbagliare) non presuppone la negazione del principio di realtà assoluta. In pratica le allucinazioni sono a livello tattile visivo, ma appunto la percezione della moglie non è dal punto di vista del protagonista.

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  7. Il fatto che la tempesta la veda figlia e la veda anche la moglie. Il fatto che le chieda conferma lo stesso Curtis, sono comunque elementi ribaltabili, nel senso che possono rappresentare la malattia al suo livello più definitivo . Comuqnue per scrupolo mi sono un po' informato - anche se in merito le fonti non sono proprio chiarissime - e a quanto pare è possibile un'allucinazione "totale". Sarebbe interessante approfondire come si deve, anche se in effetti in un ambito come quello psicologico decretare verità oggettive e incontrovertibili è alquanto un azzardo.

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  8. Vabbè, inutile discutere su un finale che resta tra i più belli degli ultimi anni.

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  9. L'ho beccato qui a Lione, e l'ho visto due volte. La potenza di questo film sta nel fatto che, come uno spartito musicale, potrebbe adattarsi a qualsiasi chiave. Gli spunti sono molteplici, dal mondo reale della vita cittadina, all'introspezione del rifugio sotterraneo. La tempesta, la minaccia della tempesta, denuncia quello che potrebbe capitare ovunque come "evento fuori controllo". Tanto che, secondo me, Nichols sceglie l'Ohio come stato perchè uno dei primi ad essere vittima della propria bancarotta; una domanda cruciale sulla necessità di chiudere gli occhi e continuare a vivere, o non rinunciare alla percezione degli eventi, con il rischio di doversi isolare.
    Finale incredibile, che punta tanto sulla comunicazione tra congiunti prossimi ad una separazione indotta e terapeutica. Spero esca in Italia al più presto.

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  10. Dubito molto su una sua uscita italiana però è esattamente come dici tu, le chiavi interpretative sono molteplici e il film è di una complessità affascinante.

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  11. uscirà il 29 giugno.

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  12. Questa è un'ottima notizia.

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  13. visto,acquistato il dvd. Ha una grande qualità: l'ambiguità. Fino all'ultimo non sai se è frutto di follia o no. Shannon si dimostra bravissimo per queste pellicole e la Chaistan è bravissima.


    http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.it/2013/03/take-shelter-di-jeff-nichols.html

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    1. Shannon è un attore con i fiocchi e questo è un piccolo grande film.

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