The Tall Man - I Bambini di Cold Rock (di P. Laugier, 2012)


Cold Rock, negli Stati Uniti, è un paese a pochi kilometri da Seattle dove i bambini spariscono misteriosamente. La popolazione dà la colpa al Tall Man, l'uomo alto, un essere misterioso dal viso coperto con un cappuccio.
Julia, un'infermiera (forse l'unica) del posto, pur cercando di strappare i propri concittadini dalla superstizione sarà costretta a confrontarcisi.

Sì, questa volta parto dalla trama. Non ho trovato le parole adatta ad introdurre l'opera, pur avendole cercate a lungo, pur avendo cercato un significato alle sensazioni provate durante la visione di un film difficile come questo. Difficile per me, visto che leggendo le (poche) altre recensioni presenti in rete sembra che la gente abbia le idee ben chiare sull'ultimo film di Pascal Laugier, colui che nel 2008 sconvolse il popolo cinefilo e horror-maniaco con Martyrs.

Ecco, Martyrs, forse è meglio partire da lì. Quello che è stato definito l'horror definitivo e che io ho etichettato come un buon film di genere rovinanto da velleità autoriali, è stato il tentativo di un regista francese di affermare il proprio pensiero/la propria poetica sul dolore, privato (cinematograficamente ma anche socialmente) di ogni attributo ludico e trasformato in chiave di lettura nel tentativo di comprendere il mondo. Il dolore come trasfigurazione del reale per arrivare al mistico proprio perchè il reale non basta più, perchè la realtà fa così schifo da dover per forza andare oltre alla ricerca di un senso ultimo che però manca a prescindere. Tutto questo a discapito di vittime predestinate dalla loro stessa condizione di inferiorità rispetto ai carnefici.
Ecco, dopo aver scosso le coscienze e i gusti europei Laugier, con la sua personale poetica (che non è neccessariamente quella che ho letto io ma che c'è e si vede), vola in America. Il paese dei balocchi che ha rovinato tanti suoi promettenti colleghi e che lo aveva già tentato con il remake di un film storico, un capolavoro che concettualmente avrebbe potuto interessargli: Hellraiser. Negli Stati Uniti però questo regista vuole andarci con qualcosa di personale, con quello che io ho definito il suo The Fountaine, quindi scrive The Tall Man - titolo che più americano non si può - e riprende proprio da dove concettualmente aveva lasciato.


Se in Martyrs la società alto-borghese cerca nel mistico il senso a un'esistenza talmente materiale da aver perso ogni significato, in The Tall Man ci troviamo in una situazione addirittura più estrema, in cui un'umanità precipitata nel baratro cerca nella superstizione la spiegazione alle proprie disgrazie. Il Tall Man, l'uomo alto, non è infatti altri che l'uomo nero, la personificazione delle paure umane che commette il crimine più crudele in assoluto: portare via i bambini alle loro case, portare via il futuro dell'umanità stessa. Quasi una punizione divina attraverso cui le colpe dei padri ricadono sui figli. 
Protagonista del film è Jessica Biel, ironicamente attrice/emblema hollywoodiano al settimo cielo prima di spalancare quella porta che avrebbe dovuto lasciar chiusa, vaso di Pandora che ha aperto la strada a un horror finto come tette di silicone. Ancora una volta una donna in un film di Laugier, che sembra quasi fare un cinema femminista nel vero senso del termine, ponendo la "femmina" al centro di tutto, facendo ruotare la storia attorno a lei e privandola attraverso il martirio della propria femminilità e della propria umanità, elevandola a ruolo sacrale. A differenza di Martyrs però, qui il martirio non è fisico ma psicologico e questo perchè The Tall Man non è un film horror. Se cercate gli estremi raggiunti dal regista nel suo lavoro precedente, verrete inevitabilmente delusi. Non perchè qui non ci sia un'estetica horror ma perchè anche in questo caso siamo di fronte ad un gioco di scatole cinesi che può stranire, irritare o incollare allo schermo a seconda di chi guarda. Per questo trovo difficile se non impossibile dare un giudizio a questa prima opera U.S.A. del regista francese basandomi sulle classiche categorie bello/brutto, noioso/avvincente, riuscito/non riuscito.


Ho definito The Tall Man, poco più su, il The Fountain di Laugier. Tra i tre film da lui girati, questo per me è il suo più personale, il veicolo di un discorso intimo, quasi un monologo interiore dell'autore. La fastidiosa voce narrante, che fa tanto americano, è la voce di un uomo che si pone dei dubbi, tanto sul mondo in cui vive quanto sulle proprie scelte "artistiche". Non ho la presunzione di aver ragione, si tratta semplicemente dell'unica lettura che sono riuscito a dargli, della spiegazione alle lacrime che ho versato al termine del monologo finale, quando lo schermo diventa nero è rimane solo il punto interrogativo di una domanda che è la domanda di tutte le domande: ho fatto la scelta giusta, vero???
E' la domanda che ci facciamo tutti, ogni giorno, ripensando alla strada che abbiamo deciso di prendere. E' la scelta più sincera che potremo mai fare, spogliarci delle nostre sicurezze (delle nostre bugie) e domandarci se è stata la decisione più giusta, mettendoci nelle mani di chi ci circonda, dello spettatore giudice supremo di ogni film. E ancora una volta questa domanda è lasciata ad una donna/bambina, una muta presenza che ha visto il lato oscuro del mondo, che si è trovata a tu per tu con il martirio e alla fine ha deciso di scappare per appropriarsi della sua esistenza. Ma potrebbe diventare un'altra storia, questa, altro da un film che muta costantemente, che imbastisce colpo di scena su colpo di scena ma non ha mai la pretesa di prendere per il culo lo spettatore. Mai: ogni bugia è intuibile, ogni possibile sviluppo è palese anche se mai veramente afferrabile.

Per continuare a parlare di The Tall Man devo fare SPOILER. Se non hai visto il film quindi vai direttamente alle CONCLUSIONI.

Cold Rock è un paese fantasma. L'età dell'oro è passata e ha fatto danni, lasciando la popolazione nella povertà e nello squallore. C'è una vecchia miniera asciutta, ci sono baracche e ville che hanno perso il loro splendore, c'è la tavola calda centro della vita sociale di ubriaconi e gente comune che dalla vita non ha più niente da chiedere, visto quello che ha ricevuto. Ma soprattutto, Cold Rock è un paese affetto da una malattia mortale, perchè lì i bambini spariscono. Dopo l'apice borghese rappresentato dalla setta di Martyrs rimane solo un inferno - un limbo - che è l'America delle province. Su questo palcoscenico l'azione si divide in preambolo, primo atto, secondo, terzo atto ed epilogo. Una struttura che avevamo già imparato a conoscere nel precedente lavoro del regista. Alla fine di ogni atto quello che credevamo di sapere si rivela sbagliato, anche se ogni atto mette il seme del dubbio nei nostri occhi. Quelli che credevamo i cattivi diventano i buoni e viceversa. Quello che credevamo giusto diventa sbagliato prima di capire che giusto e sbagliato non hanno significato alcuno in questo film. 

Primo atto: Julia, la protagonista, è un infermiera. Un tempo era sposata col dottore del paese, una specie di mito locale, esempio di bontà e correttezza. Ma ques'uomo è morto con quanto di buono c'era a Cold Rock. Julia ha un figlio - crediamo che abbia un figlio - ma quest'ultimo (David) viene rapito dall'uomo alto, personificazione/simbolo della misteriosa forza che rapisce i bambini. Gli abitanti di quel buco dimenticato da Dio sembra abbiano qualcosa a che fare con le sparizioni e Julia decide di riprendersi quel che le è stato sottratto con la forza, da sola. 

Secondo atto: tutto quello che pensavamo di aver capito dal primo atto è sbagliato. Julia non è la madre di David ma l'ha rapito. Tutto il paese è convinto che sia lei il Tall Man e le da la caccia. Intanto Julia riesce a riprendersi David (Jakob Davies) e lo fa sparire prima di essere catturata dalla polizia. Il caso sembra risolto ma rimane una domanda: perchè? 
Perchè non ci sono più valori, perchè la risposta ad un male radicato è solo una scusa, perchè la malattia di cui è vittima la società americana passa di padre in figlio corrompendo e dando il via ad un circolo vizioso. Julia questo circolo voleva semplicemente spezzarlo. La morte in fondo è meglio di un'esistenza vacua e violenta, per questo ha ucciso i bambini dopo aver dato loro la gioia dell'infanzia. Julia è un mostro perchè ha combattutto il male con un male più grande, trasformandosi nell'uomo nero. I bambino sono i martiri di questa battaglia e il dolore della perdita è la punizione che colpisce i genitori.


Terzo atto: tutto quello che pensavamo di aver capito dal secondo atto è sbagliato. Julia fa parte di un'organizzazione segreta che porta via i bambini dai loro genitori poveri per affidarli a genitori ricchi. Per dar loro un futuro. Per mantenere il segreto Julia si fa martire, si finge mostro per non tradire un progetto più grande. Ma quanto sono nel giusto queste persone? Quanto sono diverse dalla setta di Martyrs che usava il dolore per arrivare al trascendente? Anche qui si tratta di estremizzare, di subentrare nella vita di bambini privandoli di qualunque scelta. Solo che questa volta la differenza tra mostro e santo si assottiglia, non siamo più in grado di dire quanto Julia sia vittima o carnefice, né possiamo stare dalla parte degli abitanti di Cold Rock o dei membri dell'organizzazione. Solo di una cosa possiamo essere sicuri: il dolore, ancora una volta, è la chiave di interpretazione della realtà. Questa volta però è intimo e profondo, non fisico.

Nell'epilogo rimaniamo in compagnia di Jenny, una ragazza che ha scelto di fuggire dalla sua realtà per inseguirne un'altra. Lei è stata artefice del suo futuro ma questo la condanna per sempre ad esserne consapevole. Lei non ha alibi. Lei non potrà mai dimenticare, ed è questo il suo martirio. 
Sua è la voce fuoricampo, forse la voce del regista che per sua scelta è andato in America portando con se questo film. E ancora si chiede se ha fatto bene. Ma una volta che si è scelta una strada, bisogna percorrerla fino in fondo. 

CONCLUSIONI:

The Tall Man (tradotto in italia con l'indecente I Bambini di Cold Rock) è un film difficile da digerire. Si passa dall'americanata al dramma, dal thriller/horror al poco credibile. L'estetica classica dell'horror statunitense viene piegata agli intenti autoriali di un regista fondamentalmente europeo. Viene presa una star sexy come Jessica Biel (ma ci sono anche le bellissime Katherine Ramdeen e Jodelle Ferland) e viene imbruttita, la fotografia finto sporca di Kamal Derkaoui viene asservita ad una storia sopra le righe mentre le ottime scenografie di Jean Carriere permettono di respirare un'estetica dark che si incontra/si scontra con l'appeal (iper)realista del film. In un paio di momenti si rischia la noia e il giro a vuoto ma alla fine si rimane imprigionati in una lacrima sul punto di cadere dalle ciglia. Resta la commozione travestita da silenzio. Resta il dolore e il rimpianto.
Non sono un estimatore di Laugier e la sensazione di film paraculo è dietro l'agolo. Ma c'è qualcosa nascosto tra i continui cambi di prospettiva, tra un colpo di scena e l'altro, tra ogni esagerazione e la sensazione di masturbazione intellettuale. Non riesco ad afferrarla ma so che c'è. E mi ferisce, e mi fa male. A questo punto a Pascal gli voglio un po' di bene. A questo punto il fatto che il film possa piacere o non piacere mi diventa totalmente indifferente.


Commenti

  1. più invecchio e più son convinto che le persone che fanno cinema o altre attività siano nella maggioranza dei gran paraculi e che l'arte cinematografica sia l'essenza della paraculaggine,poi qualcuna è disgustosa-lo stuporismo spielberghiano- altra è sublime
    Ho bisogno di una squadra di motivatori per farmi vedere martyrs..nun ce la fo,ho letto il finale però e ti ringrazio per i spoiler di questo.
    Che invece ho intenzione di vedere al più presto

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  2. Non è un film semplice, non voglio ne dire che sia bello ne dire che sia brutto... ma il mio consiglio è di vederlo!

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  3. Pasquale non delude nemmeno questa volta, ed abbandonata (grazie a Dio) ogni velleità "Hollywoodesca" (si si ho scritto bene) come hanno fatto tanti suoi colleghi "ingallettati" (di nome e di fatto) ha scelto la via del sequel...

    Si perché "The Tall Man" è il sequel ideale di Martyrs, è il suo complemento ed allo stesso tempo la sua antitesi. Il secondo capitolo di una trilogia (?) sull'uomo, sulla sua solitudine, sia essa morale, fisica, sulla sua essenza ed assenza di ogni morale.... E come sempre nel cinema "Pascaliano" non esistono buoni o cattivi, ma solo rappresentanti...

    Saluti

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  4. Sono d'accordo sul fatto che nel cinema di questo regista non esistano buoni e cattivi ma soprattutto non esista bene e male, ma solo dolore. Grazie del tuo commento.

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  5. Un film con un messaggio per nulla banale, anzi su cui ci si potrebbe discutere per ore senza forse giungere a conclusione certa, perché in un qualche modo si viene posti di fronte a una realtà brutale, che la società ci imporrebbe di ripudiare, in maniera ipocrita, anche se le azioni della protagonista appaiono eticamente inammissibili.
    È difficile parlarne in maniera stringata nei commenti, comunque per me è uno dei film più sorprendenti dello scorso anno :)
    Solo due cose mi hanno fatto storcere il naso:
    1) Il trailer che spaccia il film per uno slasher/film con boogeyman del cazzo: possibile che non si abbia più le palle per presentare il film per ciò che realmente è? Possibile che il mercato imponga il barbatrucco?
    2) Il tentativo di imbruttire Jessica Biel... se, vabbèèèèè....

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    1. Io più passa il tempo più penso che sarebbe potuto essere altro. Per me mezza delusione.

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  6. è nella lista di film che voglio vedere...

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    1. Spero che a te piaccia come non è piaciuto a me, mi farebbe piacere leggere un'opinione diversa dalla mia...

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  7. Ciao, io di horror ne ho visti davvero tanti, ho letto le tue recensioni e mi trovo della tua stessa opinione per molti film ma, ti devo dire, che questo film a me è piaciuto. Quell che amo di questo reista è la sua imprevedibilità, la capacità che ha di maneggiare le trame, di convincerti che hai per le mani un horror e poi trovarti completamente fuori strada. Questo capacità di stare sospeso sul paranormale, come un funambolo suicida che però(...) non cade mai. Martyrs mi ha molto convolta in maniera quasi "fisica"e questo, seppur meno cruento, ha avuto il pregio di inquietarmi. Poi si sa i bambini inquietano sempre nei film horror... chissà... In ogni caso non è poco. Non per me. Da rivedere.
    Saluti e grazie per il bel blog.

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    1. Nota: lascio il tuo commento perché esprimi il tuo disaccordo in maniera civile, ma ti prego e prego tutti quelli che non possiedono un account di firmarsi a fine commento. Detto questo credo che in ogni parere ci debba essere l'analisi degli elementi soggettivi e di di quelli oggettivi. Un film può dirsi riuscito per questi o quei motivi. A te è piaciuto e posso anche immaginare il perché, gli stessi perché che lo hanno tenuto distante da me. Spero continuerai a leggermi, un saluto.

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