Il Club Silencio


Ci sono parti della fantasia che poi prendono forma e diventano tangibili, solidi, reali.  
Rebekah Del Rio canta una canzone, Llorando, in un altro tempo e un altro luogo Crying, di Roy Orbison. Lo fa in un locale dalle poltrone rosse, dove strani spettatori la guardano piangere e poi svenire, mentre la musica e il canto non si farmano e scivolano oltre. Quel locale si chiama Club Silencio.
Il Club Silencio esiste davvero. Nel senso che David Lynch prima l'ha ideato, poi l'ha rappresentato nel suo film capolavoro Mulholland Drive e infine l'ha realizzato dal punto di vista architettonico, nella realtà, in Francia, a Parigi. Quale città migliore di questa per fare una cosa del genere? E infatti l'esclusivo locale sorge al 142 di rue Montmartre e occupa i locali storici delle stamperie che diedero alla luce il J’accuse di Emile Zola all'interno de L’Aurore e L’Humanité di Jean Jaurès, quasi fosse un epitaffio. Un night, una discoteca, ma anche un ristorante, una libreria e una sala cinematografica. In altre parole uno spazio creativo a misura lynchiana, creato dal pittore/regista/musicista con l'aiuto del designer Raphael Navot e del light designer Thierry Dreyfus


 
 
Eppure in MD il club Silencio era anche qualcos'altro, un posto sperduto, una stanza della coscienza, un porto sommerso sotto la corteccia celebrale in cui il vero Io si scontra con l'Io che vorremmo fosse vero. "E' tutto registrato", dice il mefistolico presentatore, nulla è vero, la realtà è da un'altra parte. Ma quello è anche un posto in cui la fantasia dell'artista ha messo radici, il centro della creatività e della falsa realtà che ogniuno di noi crea a proprio uso e consumo. Una zona del nostro inconscio in cui ripararsi quando le cose lì fuori diventano troppo brutte. Anche adesso, anche mentre io scrivo e voi leggete. Il problema sta proprio nel visitare questo posto e poi tornare indietro, senza perdersi, senza dimenticare, conservando la forza di tornare alla realtà e al mondo vero, quello in cui siamo costretti a esistere anche se non ci piace.

Ma guarda un po' qui chi c'è, Laura Palmer


E mentre pensiamo a un altro modo per uscire, a un'altra strada da percorrere o un'altra vita da vivere, una donna da qualche parte canta una canzone. E' l'arte prende forma fisica e diventa un (costoso) locale. Cose dell'altro mondo.


Commenti

  1. Che figata! Tipo che tu potresti averci un nerdorgasmo,all'interno..

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    1. Se solo avessi i soldi per entrarci :D

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    2. Io ho visto quello di HRGigher a Berlino,ai tempi.Malattia pura e semplice.

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    3. Gigher è incredibile ma credo poi da li non me ne vorrei andare più

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