Jappoanime - Bakemonogatari (di Akiyuki Shinbō, 2009-2010)


Bakemonogatari è quel tipo di anime che bisogna guardare solo dopo essere passati al livello successivo. Oppure solo se si è giapponesi. Tratta da ben due light novel di enorme successo in patria, si tratta di una serie di ben quindici episodi che non assomigliano a nulla di quello a cui lo spettatore occidentale crede di essere abituato. 
E' rischioso parlare di Bakemonogatari in un blog. E' un titolo che non dice nulla, un prodotto inedito in Italia che se pur venisse acquistato e trasmesso non so a quale tipo di pubblico potrebbe essere diretto. Questo perché ci troviamo di fronte ad un'opera che fonde con semplicità e umorismo dramma scolastico, commedia romantica e storie di tipo sovrannaturale. Un prodotto che segue le linee guida di tanta animazione nipponica (commerciale) ma non ha paura di essere sopra le righe, di seguire strade senza via d'uscita cadendo tanto nel weird e nel non-sense quanto nel demenziale. 

Scritto e diretto da Akiyuki Shinbō e Tatsuya Oishi, Bakemonogatari è un frullato di citazioni e riferimenti culturali che solo grandi appassionati di anime (o di cultura giapponese) potranno decifrare completamente. E' la storia di Koyomi Araragi, uno studente del liceo al terzo anno che durante i numerosi episodi si troverà a doversi confrontare con vari e numerosi fenomeni paranormali, cercando di aiutare chi ne è vittima. Questo perché lui, prima dell'inizio della serie, era stato colpito da vampirismo, malattia da cui poi era stato curato con l'aiuto del monaco vagabondo Meme. 
Se la trama potrebbe apparire scontata e troppo simile a quella di tanti altri anime già visti e rivisti, il mondo in cui viene affrontata e sbrogliata non è assolutamente banale, anzi. Già dal punto di vista strutturale Bakemonogatari dimostra tutta la propria unicità: ogni personaggio è legato a un ciclo di episodi, ogni miniciclo è caratterizzato da un proprio titolo e una propria sigla. Come unico filo conduttore ci sono i personaggi, che si sommano man mano che vengono presentati e divengono essenziali al fine di risolvere determinate controversie. Altri fili conduttori sono la storia d'amore tra Koyomi e Hitagi, protagonista del primo miniciclo, ragazza priva di peso e il mistero di Tsubasa, protagonista dell'ultimo miniciclo e amica di Koyomi fin dall'inizio della serie. 
Il tutto disegnato con uno stile a tratti minimale e a tratti barocco, tra il pop e l'avanguardia, tra l'acquerello e il digitale. 

Il bello di Bakemonogatari non sta però né nella storia né nel modo in cui questa viene sviluppata. E' un prodotto di nicchia che prende in giro quelli di massa, il figlio della cultura anime post- Evangelion che non si prende mai sul serio e nasconde sotto la sua aria di divertissement disincantato una poetica ben definita. Sta nei giochi linguistici (il titolo stesso è un composto aplologico tra bakemono, "mostro/entità sovrannaturale" e monogatari, "storia/racconto"), nei tempi morti e nella ripetitività surreale di alcuni meccanismi, nel suo voler prendere in giro a tutti i costi una cultura e un modo di percepirla, sfiorando il fallimento. Sta nei personaggi cinici e assurdi che sarà difficile trovare sempre completamente simpatici o antipatici, vittime di problematiche comuni a tutti gli adolescenti ma talmente sopra le righe da divenire stranianti. Il bello di un anime come Bakemonogatari sta nell'ironia tagliente e nei piccoli/grandi drammi, nel grottesco e nella sensualità esplicita, ma soprattutto in una dolcezza sotterranea che emerge quando meno te lo aspetti e che ti lascia con un piacevole calore nel petto. Ed è bello questo calore, ti fa sentire bene, arriva persino a commuoverti. E scoprirlo in prodotti così lontani da quello a cui siamo abituati e quasi un regalo, una sorpresa che vorremmo ricevere all'infinito.

Commenti

  1. Figo.Una recensione basata sulla quasi completa impossibilità dell'utente medio di fruire dell'oggetto recensito.E dichiarato a piene mani.
    Ri- figo.

    Anche perchè ne ho una io in uscita forse peggio,nello stesso concetto.

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    1. Ahahahah. Però tu lo sai che io so dove si può recuperare. E sai che lo dirò tranquillamente, anche perché essendo inedito non ledo alcun diritto legale. E sai che anche se io so dove si può recuperare all'utente medio non interesserebbe comunque.

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    2. Non parlavo del recupero, ma della fruizione comprensiva, concettuale.

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    3. Se l'utente medio è quello che guarda gli anime su Italia Uno, certo che sì...

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