[Recensione] The Wolf of Wall Street (di Martin Scorsese, 2014)


Quando penso a Martin Scorsese, penso ad un particolare genere di film. Il buon Martin, uno dei massimi esponenti della New Hollywood, è sempre stato in grado di rappresentare la degenerazione del sogno americano e gli orrori della sua città (New York) e della sua nazione come pochi, con violenza, ironia e grottesco. Con crudeltà e cattiveria, a volte, ma sempre con un'ombra di sorriso sullo sfondo. Perché il mondo non è un posto monocromatico.
Non mi aspettavo niente di più e niente di meno dalla sua ultima fatica, quel The Wolf of Wall Street in compagnia del suo attore feticcio, Leonardo DiCaprio. E nel buio della sala cinematografica, sulla scomoda poltrona rossa in decima fila, non sono rimasto deluso. 

Il film è l'adattamento cinematografico dell'omonimo libro autobiografico di Jordan Belfort, broker truffatore e spregiudicato che tanto rumore fece dopo il famoso Lunedì Nero della Borsa, nel 1987. Il film racconta, attraverso la voce narrante del protagonista, quella che è la vita professionale e non di un vero e proprio lupo che prima sfruttò il sistema per arricchirsi e poi ricorse a metodi illegali per arricchirsi di più.


A prima vista The Wolf of Wall Street è l'esaltazione di un modo di fare. L'esaltazione di valori sbagliati divenuti giusti in seguito al crollo dei valori comunemente accettati. Parliamoci chiaro: l'ascesa di Belfort avviene in concomitanza della grave crisi di fine anni '80 che colpì Wall Street. E sì sa che una crisi economica destabilizza non solo l'economia di un paese ma anche il sistema di valori di chi lo abita. Infatti quel che Martin Scorsese cerca di rappresentare non è solo l'imporsi aggressivo di un broker spietato, non è la violenza implicita in un mestiere basato sull'arte del convincimento, né l'insensatezza di un sistema economico che di reale non ha niente proprio come ci viene spiegato da un incredibile Matthew McConaughey all'inizio del film. E' la crisi di un modo di pensare, la crisi di un modo di vivere. La rappresentazione di un modo di vivere basato sugli eccessi e che degli eccessi si nutre. Sesso, droga, alcol. Soldi, soldi, soldi. Perché con i soldi puoi comprarti tutto quello di cui ha bisogno ma, soprattutto, quello di cui non hai bisogno. E non c'è limite a quello che si può desiderare. Non c'è limite a quello che si possa fare. 

Un DiCaprio che ormai non ha più nulla da dimostrare come attore, che bravo come in questo film forse non è mai stato, mefistotelico e comico allo stesso tempo, interpreta Jordan Belfort. Un uomo che entra nel mondo della finanza e in questo mondo cresce, evolve, cambia. Un povero che si arricchisce e per farlo senza mai fermarsi crea un impero basato sulla menzogna. E sulla menzogna prospera, perché in realtà l'unica cosa che sa fare è proprio quella. Mentire per vendere creando un bisogno che in realtà non esiste, mentire per vivere perché tutti i suoi rapporti sono basati su un bisogno che non ha necessità di essere, mentire per amare perché una donna sola, anche fosse la più bella del mondo, non può bastare. Le persone di cui Belfort si circonda sono attirate da quel bisogno: uomini e donne attirate da una ricchezza divenuta unico valore. Gli stessi clienti truffati si lasciano truffare abbagliati da un sogno: ricchezza facile ottenuta senza fatica o sudore.


In questo film funziona tutto. Funzionano gli attori (tra i tanti, oltre al protagonista, un meraviglioso Jonah Hill, spalla perfetta, un misuratissimo Kyle Chandler, un Rob Reiner che è una gioia rivedere e una plasticosa ma in parte Margot Robbie), funziona la sceneggiatura di Terence Winter, funziona la regia di Scorsese che veramente ti lascia a bocca aperta. Funziona un minutaggio eccessivo ma mai pesante (forse 15 minuti in meno avrebbero giovato, forse fatto male), funziona la perfetta fusione di dramma e risata che riesce a rendere tollerabile la violenza eccessiva di un film che non lascia niente all'immaginazione. Io ho definito The Wolf of Wall Street il Quei Bravi Ragazzi di questo millennio. In fondo la struttura dei due film è molto simile e anche i risvolti: se nel 1990 a Scorsese interessava dipingere la crisi di un sistema vista dal punto di vista della mafia, i veri padroni di quel sistema, nel 2014 fa la stessa cosa cambiando però i protagonisti di un'indagine che rimane sempre la stessa. 

Il risultato è un film magnifico, importante, gigantesco. Non un capolavoro, no, se via spettate questo siete fuori strada e forse rimarrete delusi. The Wolf of Wall Street è semplicemente il nuovo film di Scorsese. Un regista tornato in grandissima forma a fare quello che sa fare meglio. 



Commenti

  1. Lo vedrò domani in v.o.
    (ho letto in giro di un sacco di gente che si lamenta del turpiloquio, giudicato eccessivo e volgare... mah)

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    1. Sì, è un film estremamente volgare ma mai gratuitamente

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    2. In v.o. è una gran ficata! Fuck yeah! A me è piaciuto tantissimo, dinamico e travolgente! Non bisogna aspettarsi sempre il capolavoro. Scorsese ha 74, potrebbe fare il pensionato e godersi i suoi successi, e invece eccolo lì, di nuovo dietro la macchina da presa, mettendosi sempre in discussione. Chapeau!

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  2. Ahi lasso! Scorsese è il mio personalissimo Woody Allen.... nel senso che per me, a spanne, azzecca un film si e uno no, negli ultimi 10-15 anni....Mi è parso avere più il piglio da GoNY che di Goodfellas, in questo, quindi sono moolto scoraggiato....

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    1. No, credo che con GoNy abbia poco a che fare...

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    1. Aspetterò di leggere la tua recensione allora ;)

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  4. Sto aspettando di recuperarlo, la curiosità è molta.

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    1. Ho visto che l'hai visto e ne hai parlato... corro a leggerti ;)

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    1. Anche io... Scorsese ai livelli di un tempo :)

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  6. Da sforbiciare un po' nella parte centrale, a mio modesto parere. Ma diamine, ben tornato Martin!

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