19 febbraio 2014

Philip Seymour Hoffman Day - Patch Adams (di Tom Shadyac, 1998)


Philip Seymour Hoffman è uno dei più grandi attori della sua generazione. E' stato. Perché Philip Seymour Hoffman si è spento il 2 Febbraio di quest'anno, in una stanza di albergo, a causa di una overdose. Un modo stupido per perdere la vita, ma non voglio entrare nel merito. Tutto quello che si potrebbe dire a tal proposito sarebbe opinabile. Meno opinabile invece era il talento di questo "artista" e sì, uso la parola artista perché credo che proprio di questo si trattasse. Uno che, in poco più di un ventennio, ha dimostrato cosa volesse dire la parola duttilità, passando dalla commedia, al dramma, al thriller e interpretando praticamente qualunque ruolo, prendendo e prendendosi in giro, vincendo un Oscar e provando anche a fare il regista. 
Per questo la blogosfera ha deciso di dedicargli questa giornata: un gruppo di blogger che parla dei suoi film nel tentativo di onorarlo. Io, per farlo, ho deciso di parlare di Patch Adams, film di Tom Shadyac del 1998.


Patch Adams non è un film facile da recensire. Perché è imperfetto, zuccheroso, storicamente inesatto ma carico di un'emotività che fa passare in secondo piano tutto il resto. Un film gigantesco, a tratti persino scomodo, che fonde tragedia e commedia, un biopic su un personaggio conosciutissimo ma mai veramente approfondito, interpretato da un protagonista che da solo potrebbe fare il successo di una pellicola: Robin Williams. Accanto a lui un cast per nulla stellare e, facente parte di questo cast, un Philip Seymour Hoffman che aveva da poco iniziato ad ingranare ma ancora lontano dal successo vero, quello che gli verrà poi da pellicole come Truman Capote - A sangue freddo (2005), Onora il padre e la madre (2007) o The Master (2012).

Non vi ripeterò la trama del film. Basterà ricordare che si tratta della pellicola biografica dedicata a Hunter "Patch" Adams, l'ideatore della clown-terapia, e che lo segue dal college all'apertura della sua clinica privata fino allo scontro con la commissione medica.

Si tratta di una pellicola difficile, come ho detto prima, cucita su misura su un Williams mattatore. Perché e lui il centro catalizzatore del film, è lui che incarna il carisma di un personaggio incredibilmente sfaccettato e controverso. Un film/personaggio insomma, ma anche un vortice che fonde le tematiche mediche alla classica storia d'amore, i toni della commedia e il dramma di una vita che, in effetti, è proprio questo: il fondersi di tanti sentimenti a volte contrastanti. Il che rende Patch Adams un film ben lontano dal capolavoro, troppo concentrato su se stesso, troppo impegnato ad accontentare il pubblico dandogli quel che si aspetta, ma comunque un film penetrante e coinvolgente, che appassiona, commuove e fa persino ridere. Tom Shadyac è un regista specializzato in film comici e commedie e si vede, perché è proprio la parte comica quella che intriga di più (perché fa ridere, fa ridere veramente) per poi sfumare in una parte centrale shakesperiana e in un finale buonista ma in linea con il resto della pellicola.


E poi c'è Philip Seymour Hoffman. Un semplice comprimario che nel ruolo dell'antipatico e conformista Mitch Roman dimostra tutta la sua bravura senza rimanere mai al centro dell'attenzione, una delle migliori caratteristiche di questo grande attore. Roman è l'opposto di Adams, per visione della vita, visione del mondo e visione della medicina. Eppure, in un certo senso, sarà quello di Hoffman il personaggio risolutore, quello che metterà le cose a posto una volta ingoiate gelosia e imbarazzo. Proprio quando tutto sembrerà sul punto di rompersi: i sogni, le speranze, la fede in una scienza e in un'idea. Perché il suo personaggio è quello che, in una sorta di equilibrio scientifico, finisce per guardare le cose dall'unica prospettiva possibile: quella esterna, quella dello spettatore.

Patch Adams è un film che, se glielo lasci fare, ti prende il cuore e te lo stritola. E, mentre lo fa, ti fa ridere e piangere. Contemporaneamente. E nonostante sia stato criticato e elogiato allo stesso tempo, lui è ancora lì. E Philip Seymour Hoffman ne fa parte, indissolubilmente dando il suo contributo inconfondibile ad una pellicola che, altrimenti, non sarebbe mai stata la stessa. Addio Phil, ci mancherai davvero tanto. 


Ecco l'elenco degli altri blog coinvolti nell'iniziativa:

16 commenti:

  1. Questo rientra nel novero di film "bastardi". Perché ti strappa la lacrima con scorrettezza, anche perché come fai a non dare retta a Williams? COME?!
    Figurati che non ricordavo nemmeno la presenza di Hoffman... ç_ç

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    1. Eh, io l'ho conosciuto proprio in questo film, non me lo dimenticherò mai. Infatti hai ragione; sta pellicola da allo spettatore esattamente quello che cerca. Sleale ma emotivissimo.

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  2. Visto di sfuggita quando ero più piccolo, dunque non posso dire con certezza se mi sia piaciuto...

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    1. Probabilmente da piccolo ti sarebbe piaciuto, ora non so, dovresti tentare ;)

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  3. Nonostante le sue imperfezioni, un film che adoro!

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    1. Eh, anche io, forse perché se lo lasci fare ti entra nel cuore!

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  4. Non l'ho mai visto, l'ho sempre giudicato a priori troppo zuccheroso: dici che devo darci un'occhiata?

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    1. Ce n'è tanto di zucchero, ma anche solo per le interpretazioni io lo vedrei.

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  5. Per questo film piango ogni volta che passa in tv, e credo che la mia antipatia per Hoffman (in cui c'è comunque spazio per riconoscere la sua immensa bravura) dipenda anche da questa sua interpretazione.

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    1. Sì, ha un certo effetto che azzera tutti i difetti.

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  6. film ruffianissimo, non l'avevo proprio digerito.

    e philip seymour hoffman qui non lo ricordo nemmeno...

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    1. Sì, capisco che possa fare questo effetto... però dai, Hoffman c'è e si vede.

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  7. Non mi fece impazzire, troppo smielato..e Hoffman nemmeno io me lo ricordo...

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    1. Ma come, non se lo ricorda nessuno in questo film :(

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  8. Non lo vedo dai tempi del liceo, e i film paraculi (così è Patch Adams) non mi garbano un granché. Ma ci sono due buone prove recitative e questo alza il valore del film!

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    1. Dai, più che paraculo io direi ruffiano, ma non ti prende in giro.

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... e tu, cosa ne pensi?

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