18 marzo 2014

[Recensione] Her - Lei (di Spike Jonze, 2014)


Capita che a volta uno guardi un film e potrebbe anche essere il film più bello del mondo, solo che a lui non gli entra. Un film deve entrare nello spettatore, altrimenti tutta l'oggettività di questo mondo non serve a niente, non vale niente. E un film che non ti riesce a scavare dentro può diventare niente, persino il film più bello del mondo. Quando mi sono seduto a vedere Her - Lei, l'ultimo film di Spike Jonze, ero convinto mi sarebbe piaciuto da morire. Primo, perché mi sono piaciuti tutti i film di Jonze, secondo perché in tanti l'hanno osannato. Terzo, ma non ultimo, perché sulla carta la storia è pazzesca (e, guarda caso, premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale) ed è pazzesca davvero. Solo che se un film non riesce ad entrarti dentro...

Her è una storia ambientata in un futuro prossimo dominato dai computer. Non come in Matrix, perché i computer sono quelli con cui abbiamo a che fare ogni giorno: pc, sistemi operativi, smartphone. Una storia in cui il rapporto tra uomini e macchine è stretto, confidenziale fino a diventare sentimentale. In cui le macchine, pian piano, acquistano coscienza di se. Ma non come in Blade Runner: in Lei le macchine rimangono macchine e gli esseri umani esseri umani, non c'è possibilità di fare confusione. 
In tutto questo Theodore Twombly, appena sopravvissuto al divorzio con Catherine, installa un nuovo sistema operativo parlante in casa propria. Questo Os ha una voce femminile e un nome: Samantha. Alla fine Theodore e Samantha si innamorano, ma può davvero funzionare una storia d'amore tra un uomo e una macchina.


Her è un film ambientato in un futuro che assomiglia al passato se non fosse che l'essere umano non può fare a meno di interagire con il proprio smartphone. Un mondo in cui il sistema operativo del proprio personal computer svolge funzioni di assistenza assoluta. Un OS parlante, reattivo, intelligente molto più simile a HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio che a Windows 8. Forse la causa o forse la conseguenza di tutto questo è che l'essere umano, in questo futuro abbastanza prossimo, è solo. Solitudine non vuol dire soltanto non avere nessuno accanto, ma non essere in grado di provare niente. Sembra che, nell'universo di Lei, nessuno sia più in grado di provare o esternare emozioni e sentimenti. In fondo il lavoro di Theodore consiste nello scrivere lettere (e-mail) personali per conto di gente comune: lettere d'amore, lettere ai parenti, ai figli, agli amici, ai fidanzati. Theodore è uno scrittore, quel che scrive è una fiction e i sentimenti, nella pellicola di Jonze, sembrano finti quasi quanto il mondo sintetico in cui i suoi personaggi si muovono. In effetti, osservando la fotografia di Hoyte Van Hoytema, sembra che la plastica e il silicio abbiano preso possesso anche del cuore di uomini e donne. 


In tutto questo Theodore, dal cuore distrutto e con la mente ancora alla sua ex moglie, installa Samantha e si innamora della sua voce. Innamorarsi di un computer non sembra una follia nel mondo immaginato da Jonze (anche autore della sceneggiatura) come non sembra una follia la lenta presa di coscienza della macchine: Samantha, lentamente, diventa più di una voce, diventa un cervello elettronico che apprende: cose sul mondo, sulla vita e sui sentimenti. Assimilando dall'essere umano i pregi e i difetti dell'umanità. Ed è su questo dramma quasi shakespeariano che si fonda il film. Film che però si sviluppa in maniera estenuante, lentamente ma non arrivando mai al punto, girando attorno senza soluzione di continuità. E per quanto sia bello, alla fine, Her sembra tirato troppo per le lunghe con almeno 20 minuti in eccesso. E so di tirarmi addosso le ire di colleghi e amici che hanno amato questa pellicola, ma alla fine sembra di aver partecipato ad una specie di maratona: si rischia di abbandonare la gara troppo presto, con gli occhi chiusi e la mente appesantita. Forse perché Lei parla di sentimenti, di relazioni tra individui che non riescono a relazionarsi e che cercano la via più facile (innamorarsi di chi sembra riesca a dar loro quello che desiderano) ma alla fine resta un film freddo e asettico.


Nulla da dire sugli attori. Nulla da dire su Joaquin Phoenix bravo come sempre, su Scarlett Johansson che riesce ad essere sensuale anche solo con la voce, su Rooney Mara che anche in piccoli ruoli come questo si conferma uno dei migliori attori della sua generazione. Piccole parti che per Amy Adams che, dovendo rinunciare alle vertiginose scollature, sembra persino brava e Olivia Wilde, sempre più di plastica (spoiler - mandata in bianco da Theodore, perché anche il sesso diventa virtuale, immaginario quindi perfetto perché come lo si desidera: fantascienza). 

Her - Lei non è un film per tutti. Per alcuni bellissimo, per altri un po' meno, credo che alla fine si tratti di come ci si interfaccia a questa storia d'amore sui generis. Perché in 126 minuti di film il rischio di annoiarsi è sempre dietro l'angolo ma anche quello di trovare qualcosa per cui valga veramente la pena di arrivare fino alla fine. Io sto nel mezzo, premiando l'idea e la realizzazione ma rimanendo così estraneo e lontano da essermi annoiato, alla lunga. 

16 commenti:

  1. ooooooooooooooooh, finalmente!!!!! Frank, ti bacerei!

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    1. Abbiamo tutto il mondo contro, Poison ;D

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    2. Frank, mi sento molto meno sola! :)
      Ma davvero, fatico a comprendere tutto questo entusiasmo, un film di una tristezza cosmica come ne ricordo pochi...

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    3. Io nemmeno quella ho provato, mi ha lasciato proprio emotivamente distaccato.

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  2. Non l'ho ancora visto...e stranamente ho paura che mi farà il vostro stesso effetto

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    1. Può piacere come non piacere. Io non ho provato empatia né altri sentimenti, quindi il risultato è stato distacco assoluto e noia.

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  3. giustamente hai citato BLADE RUNNER
    la città è la stessa, l'epoca più o meno... non c'è l'inquinamento e i cattivoni, ma la SOLITUDINE di Theodore è parente alla lontana di quella di Rick Deckard
    comunque alla fine Theodore cade in piedi e si consola con la vicina...

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    1. Strano a dirsi io ho provato più empatia con i personaggi di Blade Runner che con quelli di Her.

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  4. Come ben sai, questa volta siamo su lati opposti.
    Mal che vada, parte qualche bottigliata! ;)

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    1. Dai, le accetto tutte le bottigliate :D

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  5. a me invece questo film è "entrato" fin dal primo istante.
    ma se a te non è entrato, fa niente. spero solo che spike jonze ti cancelli dai suoi fan per sempre :D

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  6. A me è piaciuto, anche se in modo più distaccato (alla fine ho dato 3 stellette e mezzo), però concordo su certe tue perplessità.

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    1. Tu forse sei l'unico che l'ha preso nel mezzo. Io lo apprezzo da un punto di vista tecnico, più che altro

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  7. a me è piaciuto moltissimo ma mi riconosco in quello che dici...all'inizio ho fatto un po' fatica a entrarci o a fare entrare lui dentro di me....comunque alla fine mi è arrivato!

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    1. Credo che possa piacere come possa non piacere, dipende appunto da quanto tu entri nel film... o il film entri dentro te...

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... e tu, cosa ne pensi?

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