19 aprile 2014

La paura, l'horror e... Paranormal Activity (Parte 2)


La scorsa volta ho parlato di horror come di un genere "sovversivo". E in effetti lo scopo dell'horror, al cinema, era di sovvertire il naturale ordine delle cose per portare turbamento nell'animo dello spettatore. I primi film horror hanno, come protagonisti, mostri che sovvertono il naturale ordine del mondo: il Golem è un mostro creato dall'uomo per difendere il popolo ebraico, il vampiro è una creatura "non morta", lo scienziato pazzo è un sovversivo per natura, i fantasmi sono i morti che tornano a perseguitare i vivi, il mostro di Frankestein è stato creato da uno scienziato con l'unico scopo di sconfiggere la morte. Ecco, il cinema di genere cosa fa? Capovolge la realtà. Non per sempre, non a lungo, perché alla fine il naturale ordine delle cose viene ripristinato. Perché dopo aver turbato lo spettatore bisognava anche rassicurarlo, altrimenti il fiasco era garantito, e forse il primo a disobbedire a tale regola, in un certo senso, è stato Tod Browning con il suo Freak. Un film di "mostri veri" che impongono il loro ordine sovvertendo con violenza la realtà. Un film in anticipo sui tempi (parliamo degli anni '30) che per la prima volta pone "il mostro" come vero protagonista della storia, anticipando in un certo senso tanto cinema horror degli anni '60, '70 e '80.

George Romero, sul finire degli anni '60, rielaborò la figura degli zombie dando ad essi una valenza socio-politica che prenderà forma ancora di più nel 1978 con il suo capolavoro, Zombie. L'Esorcista (1974) propone il tema dell'ineluttabilità del male, sceglie come protagonista il diavolo e trasforma l'orrore in un dramma familiare. Tobe Hooper, sicuramente un regista sovversivo, nel 1974 girò Non aprite quella porta e pose al centro del film una famiglia di cannibali torturatori sanguinari. La sua però è anche una critica sociale è un'analisi della realtà provinciale americana. John Carpenter, in quasi tutti i suoi film dal '74 ad oggi, non ha mai perso occasione per criticare apertamente la politica del proprio paese, la società, i metodi di propaganda. Per non parlare della sua battaglia anti reganiana. Wes Craven, che negli anni '80 creò una vera e propria icona, ha esordito nel porno e poi ha reso il rassicurante luogo non sicuro. Ecco, sono tutti esempi di una presa di coscienza. Mai totale, spesso frammentata, ma unica nel suo genere proprio perché parliamo di cinema di genere, quello rivolto alle masse, spesso povero, spesso qualitativamente non eccelso. 


Però, sempre meglio ricordarlo, l'horror sovversivo fino a un certo punto. Perché alla fine sempre di un genere che andava incontro alle masse si trattava. Permeato da un maschilismo dilagante, spesso regolato da ferree regole raziali. Uno dei primi film horror ad avere un attore afroamericano nel ruolo del mostro protagonista è stato Candyman - Terrore dietro lo specchio, del 1992. La figura del mostro era stata sdoganata almeno un ventennio prima, quella dell'"uomo nero" lo è stata solo recentemente. Forse perché lo scopo resta ancora andare incontro alle esigenze del pubblico che è vero che va istruito ma mai stuzzicato troppo. E lo sapevano anche i grandi maestri, inutile negarlo. Il film più politico di Carpenter, Essi Vivono, è anche il meno considerato. Ed erano molte le pellicole reazionarie, e lo sono ancora, perché l'orrore è reazionario. Le donne sono le protagoniste della mattanza perché sono il sesso debole. Negli anni '70 venivano fatti a pezzi disinibiti ragazzi in cerca di sesso perché il sesso era out. Al giorno d'oggi le forme desnude di succinte ragazze vengono sfruttate per vendere biglietti, perché il sesso è stato sdoganato mentre la donna resta fermo allo status di oggetto. E, come avevo detto la volta scorsa, i sottotesti di una pellicola horror diventano sempre meno influenti, sempre meno importanti. 

Ma torniamo a parlare di paura (e di orrore). Anche questa si è evoluta rimanendo, in fondo, sempre la stessa. Perché, ripeto, lo scopo resta sempre quello: evocare il perturbante. Ma ci sono tanti modi per turbare lo spettatore. Uno è sconvolgere il "naturale" ordine delle cose e ne abbiamo già parlato. L'altro è sottoporre chi guarda a uno stress psicologico non mostrando la fonte dell'orrore o limitandosi nel mostrarla. Un altro modo di turbare è stato quello, invece, di mostrare gli eccessi dell'orrore attraverso il sangue, le interiora, lo spatter. La violenza. ma bisogna essere bravi ad usarli, certi ingredienti. 


Vi faccio qualche esempio: Non Aprite Quella Porta è considerato un film slatter. Peccato che di sangue e carne ce ne sia ben poca, non viene mostrato quasi niente. Eppure allo spettatore, a fine visione, crede di aver assistito ad una mattanza esagerata. Oppure prendiamo Halloween, di Carpenter. Ad un certo punto della pellicola, per un solo istante, si intravede la faccia di Michael Myers sotto la maschera e molti spettatori affermarono di aver intravisto un mostro sfigurato. In realtà, però, quella che si vede è la vera faccia dell'attore. Ciò significa che gli spettatori avevano visto l'orrore dove non c'era solo perché pensavano ci fosse.

Ovviamente si può turbare lo spettatore con un gore grottesco che punti sul contrasto orrore/risata. Oppure si può far diventare lo spatter fine a se stesso con il puro scopo di schifare. Si tratta di scelte. 

Però, un bel giorno, arriva Saw - L'Enigmista.

Ecco, Saw inaugura commercialmente quel genere definito torture porn, la pornografia della tortura. Ma lo fa in un modo, secondo me, sleale: dando allo spettatore quel che vuole, convincendolo che sia più di quello che vorrebbe. In pratica il reazionario che si finge sovversivo. Saw finge di essere cattivo solo per propinarti la solita moraletta scontata. Saw ti inonda di sangue ma in realtà tu non ti bagni mai. Ecco, quello che ci da Saw in campo splatter è la stessa cosa che ci propone Paranormal Activity in campo ghost story: un giro sulla giostra, la sensazione di sporcarci un po' rimanendo comunque comodamente seduti sul divano. E a me il primo Saw, quello di James Wan, è pure piaciuto. Ma non si tratta di cinema. Non è la finzione che diventa più reale del reale, come affermava Cronenberg. E' un film da una botta e via, che non si cura di verosimiglianza e altre cose basilari ma che vuole solo stupire suggerendo un orrore pulito, una paura innoqua che a noi non tange. E', semplicemente, l'horror che finge di darti ciò che gli chiedi solo per poter imporre poi quello che lui desidera. 

(continua la prossima settimana...)

2 commenti:

  1. Complimenti, ottimo post, qui sei stato molto esplicativo nel sottolineare la sovversività dell'horror, e l'evoluzione del cinema di genere, molto interessante leggere questo articolo in quanto è ben approfondito, si come ho detto per il post della settimana scorsa, gli horror passati erano molto diversi, Romero, Carpenter e soci, sapevano calbirare il tutto, ciò che non succede con le nuove leve...

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    1. Ti ringrazio, Arwen :) . Ovviamente io non sono un critico né uno studioso, un accademico o un giornalista. La mia è un'analisi che può essere facilmente fatta a pezzi e invito chi ne sa più di me a farmi sapere cosa ne pensa.

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... e tu, cosa ne pensi?

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