12 maggio 2014

[Recensione] Devil's Knot - Fino a prova contraria (di Atom Egoyan, 2014)


Ci sono film che, inutile negarlo, tu te li aspetti in una certa maniera facendoti condizionare da vari fattori, che possono essere regia, cast, trama, trailer ma, inutile negarlo, anche altri film a cui potrebbero assomigliare o ricordare.
Ad esempio io, quando mi parlarono per la prima volta di questo Devil's Knot - Fino a prova contraria, rimasi incantato da quel titolo lì, che ispirava oscuri racconti di serial killer e sette sataniche, e da una trama che richiamava alla memoria il recente e bellissimo Prisoners, uno dei migliori thriller degli ultimi anni. Anche regista (Atom Egoyan) e attori invogliavano alla visione, nonché l'ambientazione (L'Arkansas e il sud degli Stati Uniti) e il fatto che fosse ispirato al libro di Mara Leveritt, Devil's Knot: The True Story of the West Memphis Three, a sua volta ispirato ad un caso di cronaca risalente alla prima metà degli anni '90. E, quando le basi di partenza sono di un certo tenore, le aspettative diventano alte. E, quando le aspettetive sono alte, non c'è nulla di più deludente di un film inutile che le distrugga. Perché Devil's Knot questo è: un film brutto e inutile nonché la seconda vera delusione dell'anno, per quanto mi riguarda.

Nel 1993 tre bambini vengono barbaramente assassinati a West Memphis. Alla ricerca di un colpevole e grazie ad una confessione, la polizia arresta tre adolescenti. Sebbene le prove raccolte siano ininfluenti, si suppone che i tre abbiano ucciso per portare a termine un rito satanico. A nutrire dubbi su questa tesi è dapprima l'investigatore privato Ron Lax e, in seguito, Pam Hobbs, madre di uno dei tre bambini assassinati. (tratta da filmscoop.it)


Basandosi su un fatto di cronaca, quindi realmente accaduto, era impossibile che Devil's Knot - Fino a prova contraria potesse aggiungere qualcosa a quanto già si conosceva a proposito del caso dei Tre di West Memphis. Una verità tutt'ora taciuta, ipotizzata da tanti ma, a quanto pare, impossibile da svelare. Perché chi sa non dice, chi non sa ipotizza e tutto il resto ha veramente poco valore pratico. Inoltre Atom Egoyan non si propone né di riscrivere la storia, né di avanzare ipotesi personali. Sceglie invece di rimanere il più possibile nel campo dell'oggettività, sfruttando la formula cinematografica del legal thriller e quelle che sono le informazioni tutt'ora conosciute dall'opinione pubblica. Non c'è una ricostruzione che si addentri nel pericoloso territorio delle ipotesi, non c'è nessun riscontro - se non verso il finale, ma cambia poco - che possa portare la storia da qualche parte. Quando parliamo di Devil's Knot, parliamo di un thriller a cui manca una parte fondamentale: la rivelazione finale. E già questo sarebbe bastato a far storcere il naso a chi si aspettava un film classico, che rispettase quella che è la struttura fondamentale del giallo (di cui il thriller è un genere derivato). 


"Eppure", qualcuno mi dirà "la struttura stessa del thriller cinematografico è stata stravolta/rielaborata parecchi anni fa". Cosa niente affatto sbagliata: basterebbe ricordarsi del bellissimo Zodiac di David Fincher per poter facilmente avvalorare questa tesi. Ma riferimenti ad un cinema più alto e autoriale non fanno altro che affossare ancor di più un'opera superficiale come quella diretta da Egoyan, che si rivela non in grado di andare lì dove sarebbe stato più interessante dirigere l'occhio della macchina da presa e che riesce solo ad affrontare una vicenda tanto terribile e inquietante dal punto di vista più banale e inutile: quello giudiziario. Perché che la faccenda sia andata in un certo qual modo è lapalissiano, raccontato già da tutte le angolazioni possibili, dai giornali dell'epoca, dalle trasmissioni televisive, dal libro a cui il film si è ispirato e persino da un documentario del 2012 prodotto da Peter Jackson e Fran Walsh e diretto da Amy Berg (West of Memphis). Non serviva assolutamente a nulla riaffrontare lo stesso percorso da un punto di vista così simile, direi persino parallelo. Perché non è interessante guardare per due ore il riassunto di questo caso giudiziario insoluto e dai numerosi buchi senza andare realmente da nessuna parte. Non è interessante seguire una vicenda complessa che coinvolge un gruppo di ragazzi accusati (forse) ingiustamente di un efferrato omicidio a sfondo satanico e arrivare ad un finale che veramente non aggiunge nulla ad una visione assolutamente piatta.


E, sempre meglio precisarlo, non è l'incertezza sul come siano andate realmente le cose a farmi dare un giudizio tanto negativu su questo film. Anzi, a dirla tutta, di chi sia stato il reale assassino e del suo movente mi interessava relativamente poco. Il problema è che Devil's Knot - Fino a prova contraria non fa quel che sarebbe stato più intelligente fare: osservare la storia attraverso i risvolti psicologici, dal punto di vista dei personaggi, magari da un punto di vista popolare. In questo film invece non c'è un vero e proprio approfondimento, tutto sembra trovarsi là per caso e i margini su cui gli stessi attori hanno potuto lavorare sono minimi. E allora ci ritroviamo con una brava e sfattissima Reese Witherspoon alle prese con un personaggio (Pam Hobbs) insipido, quasi appena abbozzato nonostante la sua importanza, e con un Colin Firth assolutamente imbambolato e monocorde nel ruolo di un investigatore privato che chissà perché prende tanto a cuore una vicenda del genere. Non parlo degli altri attori, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.

Credo che le colpe però siano da dare soprattutto alla coppia di sceneggiatori, Paul Harris Boardman e Scott Derrickson. Quest'ultimo (regista di Sinister) delude ancora una volta in fase di scrittura soprattutto quando affronta la componente religiosa, presente e per lui (si sa) molto importante ma qui trattata come nel peggior film televisivo del pomeriggio presto. Ed è proprio dal punto di vista della sceneggiatura che il film vacilla maggiormente. E sembra che la lezione impartita in questi ultimi anni da illustri predecessori (uno su tutti? Mysti River) non sia stata realmente recepita. Un vero peccato, perché una storia del genere avrebbe meritato molto di meglio. Non di certo questo film assolutamente inutile che non lascia nulla se non un gran senso di delusione. E questa è la cosa peggiore di tutte.


14 commenti:

  1. Il diludendo, quindi. Vabbuono, eviterollo.

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    1. Oddio, a qualcuno è piaciuto, non so perché.

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  2. Andrò a vederlo domani sera...

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    1. CUrioso di leggere le tue impressioni, poi ;)

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  3. Ma sai che a me invece non è dispiaciuto? Niente di eccezionale, forse un po' troppo prolisso, ma si è lasciato guardare tranquillamente. Secca abbastanza che non vada da nessuna parte, ma a me quello che secca davvero è che non sia andata da nessuna parte la vicenda reale.

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    1. Ma lasciarsi vedere si lascia vedere. E del vero assassino chi se en frega, Non è quello. E' che manca qualsiasi approfondimento psicologico, la questione del satanismo è trattata in maniera davvero ridicola, non si va da nessuna parte né per quanto riguarda la storia, né per quanto riguarda i contenuti. Insomma, c'era veramente bisogno di un film del genere?

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  4. Nonostante la delusione, per dovere di cronaca lo vedrò presto anche io.

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    1. Non mi prendo nessuna responsabilità a riguardo :P

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  5. gli do un occhiata pure io, e se è brutto glie metto due, facile no? :D

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    1. Il due è eccessivo, il due si riserva ai film brutti ma che rimangono per quanto sono brutti.

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  6. sono d'accordo sull'inutilità di questo film.
    sulla delusione non molto, visto che partivo già da aspettative bassine, in giro non se ne parlava benissimo...

    colin firth imbambolato: ahahah, assolutamente sì! :=)

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    1. Io ho visto il film giovedì e prima non avevo trovato recensioni interessanti, quindi le aspettative erano alte.

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  7. Addirittura?Io confesso che un pochino, nonostante Reese Witterqualcosa, non proprio la mia attrice preferita, in questo film ci speravo. Vabbè, salto

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    1. Anche io ci speravo. Forse questo ha aumentato la delusione.

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... e tu, cosa ne pensi?

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