06 maggio 2014

[Recensione] Triangle (di Christopher Smith, 2009)


Nel 2009 Christopher Smith era un signor nessuno, con due film alle spalle e un'identità ben lungi dall'essere definita. Oggi, che siamo nel 2014, Christopher Smith ha aggiunto altri due film al suo curriculum ma resta comunque un signor nessuno, le sue ultime due pellicole non sono nemmeno arrivate in Italia e sono passati ormai quattro anni dall'ultima volta che il nostro si è messo dietro la macchina da presa. Peccato per un regista che ha saputo dimostrare con pochi film di sapersi distanziare da se stesso, uno che dopo un esordio commerciale come Creep - Il chirurgo e un horror-comedy come Severance - Tagli al personale, era uscito nel 2009 con un horror dai toni fantascientifici ed estremamente personale dal titolo Triangle. Non certo un capolavoro o un film perfetto, forse neanche qualcosa di estremamente originale, ma un film che dimostra una delicatezza rara, la capacità di spaziare attraverso i generi e un'abilità indiscutibile dietro la macchina da presa.

Jess è una ragazza madre (di un bambino autistico) che decide di concedersi una giornata di relax sullo yacht dell'amico Greg assieme ad altri suoi quattro amici. E la giornata sembra andare per il verso giusto fino a quando un'improvvisa tempesta elettromagnetica non ribalta l'imbarcazione. A salvare il gruppo dal naufragio arriva però un transatlantico spuntato dal nulla e apparentemente senza passeggeri e personale di bordo. 


Credo sia impossibile parlare di Triangle senza fare spoiler quindi avviso il lettore che questa recensione contiene SPOILER.

Triangle è un film circolare. Ma circolare sul serio, nel senso che si conclude esattamente nel modo in cui è iniziato. Triangle è il nome della barca a vela su cui la comitiva naviga ma è anche simbolo geometrico carico di significati, alcuni conosciuti, altri un po' meno. E penso che parlare di e svelare alcuni di questi significati sia importantissimo per riuscire a comprendere pienamente un film complesso come quello di Smith, non tanto da un punto di vista tecnico (ma anche lì non si scherza) quanto da un punto di vista concettuale. Ad esempio, tutti conosciamo il Triangolo delle Bermude, una zona di mare nell'Oceano Atlantico settentrionale a forma di triangolo in cui (si dice) dal 1800 in poi si sono verificati tantissimi fenomeni di sparizione - aerei, navi - misteriosi e (si ipotizzava) legati a strane anomalie elettromagnetiche. Anomalie che compaiono anche nel film sotto forma di una tempesta elettromagnetica improvvisa e non captata dalla Capitaneria di Porto. Ma il triangolo era un simbolo dai significati mistici ancor prima dell'inizio del 1800. 


Nella tradizione pitagorica, ad esempio, il triangolo era il Tetraktys ovvero un triangolo che riportava al numero 10 (definito sacro) e simbolo di un mondo dominato dai numeri. Il numero come arché, come principio di tutte le cose e della mutabilità dell'universo. Grande potere avrebbe avuto così, sull'universo stesso, chi fosse stato in grado di controllare, attraverso la matematica, tutto il creato. 
Controllare l'universo (o le energie universali) attraverso i numeri. Il triangolo come rappresentazione del numero sacro e quindi forma geometrica potentissima, a metà strada tra il cerchio (l'eternità, la spiritualità, la perfezione) e il quadrato (la carnalità, l'imperfezione). Per molte religioni, in molte culture, è il tre il numero perfetto perché, ad esempio, il tre rappresenta la trinità. In tal caso il triangolo è rappresentazione del divino e infatti il Dio giudaico è proprio rappresentato con un triangolo, forma in cui si possono dividere tutte le altre forme geometriche. Ed ancora, il triangolo è alla base di un solido ben più complesso come la piramide e le piramidi avevano un valore simbolico importantissimo per alcune culture antiche come quella egizia o maya o azteca, probabilmente legata allo scorrere del tempo o rappresentazione del tempo stesso (la piramide, formata da quattro superfici triangolari, come porta(le) spazio-temporale). E, infine, il triangolo con la punta rivolta verso il basso simbolo dell'elemento acqua ma anche dell'umano e del femminile.


In Triangle, Jess (una brava e dolorosamente bella Melissa George) è una donna in crisi che cerca rifugio nel mare su una barca che rappresenta, quindi, tanto l'acqua quanto la donna stessa. E Jess, oltre ad essere donna, è madre single, quindi rappresentazione della femminilità più carnale e umana. Ma la barca Triangle diventa, in un certo senso, il mezzo con cui viaggiare attraverso il tempo e lo spazio (la tempesta elettromagnetica) in una dimensione altra e la porta che permette a Jess di penetrare il tempo stesso per poi riscriverlo nel tentativo di rimettere a posto le cose: salvare suo figlio dalla morte in un'incidente che egli stessa ha causato. Il problema è che per riscrivere la realtà c'è bisogno di staccarsi dalla realtà stessa e dal nostro rapporto carnale con essa. Cosa che Jess non è in grado di fare, afflitta com'è dal senso di colpa, sentimento umanissimo che la perseguita. E allora la donna rimane lì, in bilico come un triangolo tra il cerchio e il quadrato, costretta nel suo inferno personale a tentare e a fallire, mai in grado di rimettere le cose a posto, costretta a uccidere tutti gli elementi estranei (gli altri, i suoi compagni) inclusa se stessa, l'altra lei, la causa di tutto. Solo per fallire un'altra volta.

Servirsi dei simboli messi a nostra disposizione per spiegare un film come Triangle è utile ma non ci porta comunque ad una spiegazione assoluta del film stesso. Forse perché non c'è, una spiegazione assoluta. Forse perché i livelli interpretativi della pellicola sono molteplici. Allora c'è la spiegazione fantascientifica della tempesta elettromagnetica come porta verso una dimensione altra, una realtà parallela. Quella mistica di un amore fortissimo e infinito (quello di una madre verso suo figlio) che permette a Jess di alterare la realtà e modificarla a proprio piacimento. Quella psicologica di un dolore così forte da portare alla follia. C'è persino una variante più strettamente orrorifica, quella secondo cui Jess è morta in seguito all'incidente del Triangle è quello che vive per tutto il resto del film è realmente il suo inferno personale, ipotesi che verrebbe avallata dall'a citazione del mito di Sisifo, personaggio mitologico greco costretto a sostenere, per l'eternità, il peso delle proprie colpe.


Ma quello che mi chiedo io è: davvero c'è bisogno di una spiegazione? La risposta per me è semplice: no! Perchè Triangle è un film di pancia, che utilizza lo stratagemma del loop temporale con l'unico scopo di raccontare un personaggio drammatico, solo, rotto al suo interno. Un personaggio umano, troppo umano, descritto e sviscerato benissimo senza bisogno di troppe parole. Ed è il suo dramma che Smith intende raccontare, in maniera non banale, con quel modo circolare di prendere la storia a metà, con una prima mezz'ora difficile da capire e poi, man mano che tutto si fa più chiaro, la consapevolezza dell'orrore, quello a cui noi riusciremo a sfuggire ma che forse terrà imprigionata la protagonista per l'eternità. E nel mezzo, scene talmente belle da sollevare un grido di stupore come quella dei cadaveri ammassati in un angolo della nave o quella dei gabbiani disseminati lungo la costa. Nel mezzo un mosaico - o puzzle - che prende forma e permette ad ogni pezzo di incastrarsi alla perfezione, una locandina che sembra quasi una presa in giro per quello spoiler messo lì, in bella vista, e la sensazione che, se Smith non tornerà a fare film, l'horror britannico avrà perso qualcosa di importante e che, forse, non se ne accorgerà neppure. Non succede sempre così, in fondo?

8 commenti:

  1. A me non fece impazzire, ricordo che mi parve un pò troppo costruito. Dovrei rivederlo, forse.

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    1. Costruito lo è sicuramente ma, come ho scritto, per me è più un film di pancia. Poi siamo lontani dal capolavoro, ma se per costruito intendi artificiale, poco sincero, allora non sono d'accordo. Magari lo rivedi e confermi la tua prima impressione... oppure no :)

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  2. a me era piaciuto decisamente.
    il suo unico limite è che l'avevo visto poco dopo Los cronocrimenes, splendido film spagnolo che ha una costruzione molto simile.

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    1. Devo dire che io ho disprezzato Los Cronocrimenes, con tutti i buchi narrativi che ha. Mentre qui devo ammettere non ho trovato il minimo errore strutturale.

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  3. uno dei miei "horror" preferiti. Insieme a Black Death,altro ottimo film di Smith

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    1. Eh, io arrivo con sprezzante ritardo ma alla fine ci arrivo :p troppa roba da guardare

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  4. severance l'avevo già visto, questo film non lo conoscevo proprio...mi sa che lo cerco :)

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    1. Cercalo ma considera che è un prodotto molto diverso da Severance.

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