18 agosto 2014

[Paesi Fantasma] Craco e il Ferragosto alternativo


Ferragosto alternativo, lontano dalle spiagge, dal mare e dalla folla, che a volte precipitare nulla solitudine di una terra bellissima ma ancor troppo poco considerata, in compagnia di amici e della persona che ami, può riservare delle vere e proprie sorprese.
Sorprese preventivate, a dire il vero. Per la maggior parte. Perché se lo scopo di questo insolito Ferragosto era quello di andar per luoghi alternativi (e bellissimi) alla ricerca del tempo e dello spazio che fu, c'è da dire che una sorta di preparazione psico-conoscitiva me l'ero già fatta: un tour virtuale risalente a qualche mese fa, un post sui luoghi fantasma in giro per il mondo che ha riscosso pure un discreto successo. Giro che non poteva far altro che passare per l'Italia, sempre più sul punto di divenire una nazione fantasma (ma lasciamo stare). E allora, con le spiagge coperte da sdraio, bambini e vomito secco, quale poteva essere la migliore alternativa in questo ferragosto estivo che poi tanto estate non è? Basilicata, neanche tanto lontano dalla Puglia, neanche troppo vicina una volta che ci si è persi in questo luogo fuori dal tempo, tra le colline gialle di grano e strade tortuose scavate nella roccia. 




Quando diciamo Basilicata, per lo più intendiamo Metaponto, Policoro, Matera e Potenza. Soprattutto Matera, che con i suoi "sassi" protetti dall'Unesco è divenuta patrimonio mondiale e meta turistica internazionale. E i Sassi di Matera sono sicuramente una delle cose più suggestive che vi capiterà di guardare se passaste da quelle parti. Non l'unica, ma sicuramente tra le più famose. 
Solo che, spingendosi a circa una quarantina di chilometri dal piccolo capoluogo di provincia (di più perché andandoci in macchina ci si perde), salendo a quasi quattrocento metri, c'è un altro posto che meriterebbe di essere sempre ricordato e, soprattutto, visitato: si tratta di Craco, il paese fantasma.

Craco, su una collina alle appendici dell'Appennino Lucano, a metà strada tra i monti e il mare. Lì, dove il tempo sembra essersi fermato, sorge una delle più belle città fantasma protette dal silenzio e dalla vegetazione. Come una visione rupestre nel medioevo della nostra storia più recente. Craco, un tempo centro storico di quasi duemila abitanti, evacuata dall'inizio degli anni '60 per colpa dell'uomo e delle sue stesse mani e poi, durante gli anni '70, a causa di una madre natura sempre più matrigna eppur donna maltrattata dai suoi stessi figli, il sostantivo maschile per antonomasia: l'uomo. Per poi divenire completamente abbandonata in seguito al terremoto del 1980, con solo le macerie del passato che fu a fare da padrone in un eden dai colori a olio. Stile bizantino, rimodernata dai normanni, arroccata su un torrione che domina come un'antica vedetta le zone circostanti. 


C'è da dire che Craco è stata rivalutata soltanto di recente. Infatti è solo dal 2010 che il resto del mondo si è ricordato di lei, prima grazie al World Monuments Fund che l'ha inserita tra i monumenti da salvaguardare, poi dal Comune stesso che (nel 2011) ha iniziato a permettere visite guidate che, per quel poco che possono, riportano alla luce una storia obliata dalla noncuranza. Prima di allora Craco era stata solo meta di sciacallaggi e vandalismo, percorsa e ripercorsa da pastori itineranti con le loro capre. Deturpata e derubata, con la sua piazza sprofondata e la sua bellissima chiesa che ricorda un uovo di drago. Con le case dei poveri contadini e quelle un po' meno povere delle poche famiglie nobili residenti. Craco è un tesoro di inquietante bellezza immerso nel giallo e nel verde, tra colline e strade chiese in prestito dalle case automobilistiche e dalle società petrolifere per spot pubblicitari evanescenti, riportata in auge dal cinema, che da sempre è stato in grado di coglierne la magia. Cito a memoria La lupa di Alberto Lattuada (1953), Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi (1979), Nativity di Catherine Hardwicke (2006), Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo (2010) ma, soprattutto, il The Passion di Mel Gibson del 2004. 




E allora Craco è morta, ma il suo cadavere resta ad osservare dall'alto la bellezza di un posto fatato che Tolkien avrebbe amato molto, che ricorda violentemente i secoli che testimonia, immersa nella sua malinconica tristezza. Un fantasma che ancora è in grado di affascinare e inquietare. Una bellezza intima immersa nel silenzio, tra le api e un asino dalla camminata triste. E ad accarezzarla, con passi stentati, un gruppo di turisti con i caschi gialli calcati sulla testa, una guida e l'abrasione del caldo e della polvere. Ancora lì, a ricordarci di un passato che non vivremo mai ma la cui eco attira li sguardi e accende la speranza di una rivalutazione maggiore. Perché, e il cinema lo insegna, non è detto che quel che è morto non possa tornare a vivere.








Post dedicato a Effe, la mia metà migliore, e agli amici che ci hanno accompagnato: Lele, Daniele, Ilaria e Rosangela.


4 commenti:

  1. Craco è nel mio elenco di posti da visitare, prima o poi nella vita.

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    1. Meglio prima che poi, è un posto bellissimo

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  2. Che meraviglia, ne ignoravo totalmente l'esistenza onestamente. Vado matta per le cosiddette città fantasma, per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, per il "ciò che è morto non muoia mai". Due ore e quaranta senza traffico, mi dice Google... prima o poi.

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    1. Prendi l'auto e vai, oggi il tempo permette :D

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... e tu, cosa ne pensi?

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