10 settembre 2014

[Recensione] Mud (di Jeff Nichols, 2012)


Il cinema indie. A volte ne parlano ("loro" che parliamo di cinema) ma non è facile giungere alle conclusioni e arrivare, finalmente, a definire cosa sia. Indie. Indi come indipendente, ovvio, ma se prima "indipendente" voleva dire semplicemente slegato da certe politiche aziendali o dalle major, adesso (da qualche anno a questa parte) quella indie è diventata un'attitudine che il cinema mainstream sta assorbendo suo malgrado. 
Pochi mezzi e tante idee. Spesso la possibilità di tradurre quelle idee in un film senza venire osteggiati o sviliti da chi mira soprattutto (e giustamente) al guadagno. Alla fine di questo si tratta: ottenere una libertà che "l'industria" non può concedere perché libertà può voler dire "rischio" e i rischi, quando ci sono i soldi di mezzo, sono difficili da prendere. Ma l'arte (anche se bisognerebbe usare questa parola col contagocce) merita di meglio, a volte. L'espressione umana lo merita di certo. 

Il festival cinematografico indipendente più importante al mondo è sicuramente il Sundance e i film presentati al Sundance Film Festival sono di sicuro quelli a cui guardo con più attenzione anno dopo anno. Ed era il 2011 quando, leggendo in giro, sentii parlare per la prima volta di Take Shelter e del suo regista Jeff Nichols, un ragazzo di trentacinque anni alla sua seconda prova dietro la macchina da presa. Guarda caso, Take Shelter era stato presentato al Sundance proprio quell'anno, guarda caso il film ottenne la distribuzione della Sony Pictures e, guarda caso, noi che siamo i peggiori a riconoscere un buon prodotto, siamo riusciti a portarlo qui da noi solo due anni dopo. 


Stessa cosa è successa con la terza pellicola di Nichols, cioè Mud: presentata alla 65ª edizione del Festival di Cannes (2012), uscita in versione limitata nelle sale americane nel 2013 e solo quest'anno (altri due anni dopo) arrivata nelle nostre. E considerando che il primo film di questo talentuoso regista (Shotgun Stories, 2007) qui da noi non sanno neanche come si chiami, credo che possiamo considerare il nostro quadro completo. 

Due quattordicenni (Ellis e Neckbone) che vivono sulle rive del Mississippi, scoprono un giorno su un'isola, Mud, un uomo che cerca di sfuggire da chi lo sta cercando per ucciderlo. Mud è da sempre perdutamente innamorato di Juniper che ora vive nella zona e con la quale spera di fuggire. L'unica sua speranza è quella di riuscire a far scendere, dai rami di un albero, una barca per poi fuggire con la donna. I ragazzi decidono di aiutarlo, correndo non pochi rischi. (da filmscoop.it)

Mud è un film che punta al dramma ma non è altro che un racconto di formazione che di drammatico a quel che rende la vita una storia degna di essere raccontata. La crescita di un quattordicenne che l'assonnato Arkansas stritola con suo sole cocente, che vive i primi amori, i primi drammi familiari e i primi assaggi di un mondo che non si limita al "paesino" in cui si è nati e cresciuti. Il bello è che di tutto questo Ellis non sa niente: in un certo senso è l'incontro con il misterioso Mud ad aprire la strada a quello che sarà, sempre in un certo senso, il periodo più importante della sua esistenza. 
Perché Mud (il personaggio) è un vettore, una rappresentazione della natura umana e il veicolo attraverso cui il giovane Ellis scoprirà le gioie e i dolori dell'essere un uomo sulla strada per diventare adulto. I due, in un certo senso, sono lo stesso personaggio: quel che è stato e quel che potrebbe (o avrebbe potuto) essere. Le differenze ovviamente sono sostanziali: Mud è un uomo senza famiglia, cresciuto selvaggio dal fango che gli ha dato il nome mentre Ellis è un ragazzo la cui vita sta subendo un sostanziale cambiamento ma che ha nella madre e nel padre punti di riferimento, giusti o sbagliati che siano, e soprattutto l'affetto dell'amicizia sincera del suo compagno di avventure Neckbone. 


Di fondo, ma anche motore del film, una storia d'amore. Quella tra Mud e Juniper, una coppia scoppiata, il classico amore impossibile, con lei forgiata nel sangue e nelle lacrime, invischiata in torbide storia da cui non riesce ad uscire e lui, duro e strambo, pronto a correrle in soccorso per amore (solo per amore) come se l'amore potesse bastare. Eppure capita che l'amore non basti, non quello tra un uomo e una donna se a mancare è altro, ciò che più conta, le solide basi su cui fondare tutto il resto: fiducia, sicurezza, rispetto. E allora l'amore tra Mud e Juniper diventa un altro risvolto romanzesco che si infrange scontrandosi con la realtà.
Non c'è da stupirsi: Mud è un film con un personaggio/coo-protagonista che riflette la stessa macchina cinematografica, con le sue menzogne spacciate per verità, bugie talmente affascinanti che sarebbe facile perdercisi dentro ma che alla fine devono fare i conti con quel che c'è al di fuori di esse. E quando parla Mud facciamo fatica a capire cosa sia reale da quel che non lo è, perché Mud è un mago, un prestigiatore proprio come è il regista. E il confine tra verità e menzogna, sogno e realtà, pazzia e lucidità sembra essere caro a Jeff Nichols che forse arriva persino a immedesimarsi nei suoi personaggi. Ma il veleno del reale può penetrare qualsiasi illusione, qualsiasi menzogna, qualsiasi sogno selvaggio costruito su un isola deserta, tra i rottami di una barca. Ed è a quel punto che bisogna fare delle scelte.

Detto questo resta una domanda sostanziale: com'è Mud? Mud è un bel film che pecca in originalità ma dal gran cuore. Quasi letterario negli sviluppi, si perde un po' nell'eccessiva lunghezza ma colpisce con un ottimo finale dal sapore agrodolce. Un film che sprigiona calore, gestito benissimo dal regista che però rinuncia a quel tocco che me lo aveva fatto amare in Take Shelter. Diverso, quasi classico, a metà strada tra la frontiera e la città, tra l'età adulta e l'adolescenza. Con un Matthew McConaughey che oscura gli altri. Tanto basta. Almeno fino al prossimo film.    


13 commenti:

  1. E nessuno che si è accorto che questa pellicola è una "fanfiction" -spinoff di "Le avventure di Huckleberry Finn"....

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    1. Ahahah, ci avevo pensato anche io solo che non sapevo dove scriverlo o ho preferito fare riferimenti alla narrativa americana.

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  2. Respiro classicissimo. Tra Un mondo perfetto e Stand by me. Bellissimo.

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    1. Io non ne sono stato molto entusiasta proprio per quel respiro fin troppo dilatato da classico di formazione. Però Jeff Nichols è bravo e si vede sempre

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  3. ne ho parlato da me proprio qualche giorno fa se ti interessa ecco la mia rece :) http://lafabricadeisogni.blogspot.it/2014/09/mud.html

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  4. Eh, dovrò vederlo, ma non ho mai tempo di fare nulla...

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    1. Alla fine il tempo l'ho trovato e devo dire che la penso proprio come te :)

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    2. Benissimo, almeno non è stato tempo sprecato :D

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  5. Take Shelter devo ancora vederlo ma questo Mud mi ha conquistata. Un film delicato e grandioso come non ne girano più da tempo!

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    1. Non hai visto Take Shelter? Rimedia, rimedia al più presto!

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