31 ottobre 2014

Ghosts of Halloween - 1408 (di Mikael Håfström, 2007)


Iniziamo col più banale dei saluti: buon Halloween a tutti. Questo perché, chi mi conosce lo sa, la vigilia di Ognissanti è la mia festa preferita (sì, meglio del Natale) e ogni Halloween Combinazione Casuale coglie l'occasione e dedica un post - o una serie di post - a base di cinema horror. 
Quest'anno però le cose andranno un po' diversamente visto che io e tanti altri blogger di cinema abbiamo deciso di unirci per festeggiare Halloween tutti insieme. Per l'occasione è nata Ghosts of Halloween, una rassegna horror sul tema "fantasmi", "case infestate" e affini per celebrale la notte più paurosa dell'anno: quella delle streghe!

"Halloween è il giorno in cui ci si ricorda che viviamo in un piccolo angolo di luce circondati dall'oscurità di ciò che non conosciamo. Un piccolo giro al di fuori della percezione abituata a vedere solo un certo percorso, una piccola occhiata verso quell'oscurità." (Stephen King)

Devo ammettere che quando penso all'horror, immancabilmente penso a Stephen King. Che non considero il re dell'orrore, ma sicuramente il più prolifico e bravo narratore di questo genere. Narratore, non scrittore, visto che lui stesso ne ha specificato la differenza in uno dei suoi scritti più interessanti, l'autobiografia/saggio di scrittura creativa On Writing. Ed è proprio in On Writing che ha avuto origine uno dei suoi racconti più riusciti, 1408, utilizzato da King come incipit di una classica storia di fantasmi e divenuto successivamente racconto vero e proprio inserito nella raccolta Tutto è Fatidico. Breve testo da cui alla fine è stato tratto (come al solito) un film nel 2007 dal titolo 1408 e diretto da Mikael Håfström. Il film di cui vi voglio parlare oggi. 


Enslin è uno scrittore di serie B, uno di quei talentosi che, in seguito ad un trauma familiare, ha abbandonato la vita della letteratura per rifugiarsi nei soldi facili e nella saggistica specializzata, quella che smaschera i fenomeni dei luoghi infestati. Attività che lo porta nel famoso Dolphin Hotel di New York, albergo al cui interno è presente una stanza (la 1408) infestata in cui si sono succeduti almeno 13 suicidi e numerose morti per cause naturali. Ensli, nonostante gli avvertimenti del direttore dell'hotel (Gerald Olin, interpretato da Samuel L. Jackson) decide di passarci la notte: questo ennesimo smascheramento andrà ad occupare il capitolo più importante del suo ultimo libro. Solo che le cose non andranno come egli pensa e, forse, la leggenda che aleggia sulla stanza demoniaca non è solo un bluff.

Meglio specificarlo per evitare equivoci: 1408 non è un film di fantasmi ma la storia di una camera d'albergo stregata, abitata non da uno spirito ma da una presenza non meglio definita, probabilmente di origine demoniaca, che si avvale dei fantasmi del passato del protagonista della pellicola (Mike Enslin, interpretato da John Cusack) per torturarlo e condurlo alla pazzia (prima) e al suicidio (dopo). Perché è così che si comporta la camera 1408: si appropria dei ricordi di chi la abita, li "possiede" e infine li usa come armi, penetrando in quell'angolo oscuro della nostra mente in cui siamo piccoli e indifesi, senza speranza. Tutto questo in solo sessanta minuti, un'ora sola in cui l'inferno che l'uomo ha dentro si manifesta in tutta la sua tragica violenza. Solo allora la stanza 1408 si rivela realmente per quello che è: una presenza malevola che si nutre di esseri umani spingendoli all'auto distruzione per poi tenere imprigionati i loro spiriti al suo interno. Per l'eternità.

"Le camere d'albergo sono inquietanti per definizione."


Tutto ha inizio dall'idea che le camere d'albergo abbiano un non so che di sinistro. Idea che io condivido pienamente. "Chissà chi ha dormito in questo letto", "chissà chi ha usato questo bagno", "chissà se ci è morto qualcuno, in questa stanza". Più o meno tutti ci siamo fatti domande di questo genere, in un qualche posto lontano da casa, costretti a soggiornare in questi mini appartamenti tutti uguali dalle lenzuola sbiadite e improbabili quadri attaccati alle pareti. L'inquietudine che emana la camera d'albergo è dovuta per lo più al dubbio e alla nostra incapacità di poterlo soddisfare. Il fascino un po' scomodo dell'ignoto su scala ridotta. Quindi mi sembra ovvio che uno come Stephen King sia rimasto affascinato e suggestionato dall'idea di una camera d'albergo stregata. E' proprio su questa idea che si basa il suo racconto: un uomo che non crede in niente si trova a tu per tu con il male in un posto che non lascia il minimo appiglio alla razionalità. Per questo la parte del racconto ambientata nella stanza dura un attimo ma è sconvolgente per l'inquietudine che suscita.  

Le cose ovviamente vanno diversamente nel film di Håfström. Questo perché tentare di suscitare gli stessi sentimenti di un racconto suggestivo di circa 50 pagine in un film della durata di 100 minuti sarebbe stato non tanto impossibile quanto inefficace. Non di meno il film 1408 punta tutto sulla capacità di inquietare lo spettatore, di turbarlo attraverso le immagini, costruendo il background dei personaggi e rivoltandolo contro loro stessi, non spiegando ed anzi perpetuando il dubbio ai danni dello spettatore. Il regista, dopo aver ricalcato pedissequamente il racconto nelle fasi iniziali del film, se ne allontana cercando di coinvolgere chi guarda, isolandolo in una dimensione altra e colpendolo senza mai mostrare (o spiegare) veramente. Persino lo spettatore, quindi, rimane intrappolato all'interno della stanza stregata, in un loop interminabile di paure, malessere e orrore, quasi il tempo si attorcigliasse su se stesso rendendo impossibile da distinguere realtà e finzione. 
Alla fine, in un certo senso, il film diventa qualcosa di più che la rappresentazione fisica della paura. Diventa piuttosto il tunnel degli orrori in cui tutti noi ci siamo trovati incastrati, l'incubo da cui non potremo mai capire di esserci svegliati. L'occasione per un confronto con i nostri demoni interiori. Quelli che ci perseguitano e continueranno a perseguitarci. I veri fantasmi allora, in 1408, diventiamo noi.


"We've only just begun to live
White lace and promises
A kiss for luck and we're on our way
(We've only begun)"

Non dimentichiamoci che parliamo di un film corale. Strano a dirsi, certo, ma le cose stanno veramente così. Infondo Mikael Håfström è un mestierante che non ha mai dimostrato chissà quali capacità dietro la macchina da presa. In suo soccorso allora arrivano ben tre sceneggiatori: Matt Greenberg, Scott Alexander e Larry Karaszewski. Il primo, specializzato in cinema horror, farà storcere il naso agli appassionati del genere, ma è sicuramente colui che, tra i tre, meglio conosce le dinamiche di genere. Gli altri due, coppia di serie A che ha collaborato con Tim Burton e Miloš Forman, si rivelano indispensabili per dare il loro apporto e trasformare una storia da leggere in 10 minuti in un film da più di '90. Volendo fare il pelo e contropelo al film, però, sta proprio in questo il difetto principale di 1408: cercando di allungare il brodo si incorre nella ripetitività. Ogni appiglio sfruttato per far paura allo spettatore, allora, diventa banale. Le stesse presenze non riscuotono più il classico "effetto sorpresa", l'originalità delle idee si affievolisce e, alla fine, resta la sensazione che tutto è stato fatto durare più del dovuto. 

Per fortuna, in soccorso del film, arrivano gli effetti speciali mai invadenti e quasi sempre efficaci, la fotografia di Benoît Delhomme, l'ambientazione claustrofobica, la prova attoriale di Cusack, protagonista perfetto, e di Jackson, poco più che una comparsa Per non parlare del comparto sonoro, tra effetti e musiche. Perfino l'utilizzo di We've only just begun dei The Carpenters diventa alienante e riuscitissimo al'interno di una pellicola ben diretta ma "di mestiere".  


Insomma, 1408 non è molto più che un film solido, la classica ghost story che soffre del suo stesso punto di forza: la trama. Ci sarà un motivo se Stephen King ne ha fatto un racconto brevissimo e non un romanzo. Eppure guardare questo film sortisce il suo porco effetto. E io lo consiglio: siamo ad Halloween, ragazzi.

Se però lo avete già visto o non vi attira più di tanto, questi sono gli altri film horror su fantasmi e posti stregati proposti dagli altri blog. Dateci uno sguardo:





22 commenti:

  1. L'unica stanza maledetta che risiede nel mio cuore, oltre alla mia cameretta rossa obv, è la 237 (o 217 se parliamo del libro). Questa proprio non mi ha conquistata.

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    1. Effettivamente a King devono fare proprio paura gli alberghi. Detto questo, io credo sia un film valido. Se poi lo confrontiamo con Kubric... e vabbè, dai :D

      Comunque, se non lo hai letto, procurati il racconto.

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  2. Mi piace moltissimo! L'unico modo per farmi apprezzare Stephen King d'altronde sono le trasposizioni cinematografiche dei suoi libri. Perchè come scrittore non mi piace (per usare un eufemismo)...

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    1. Perché devi dire cose così cattive su King proprio ad Halloween :(

      Scherzi a parte, grazie del tuo feedback :) Buon Halloween

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  3. Non mi ha fatto impazzire, ma ho visto di peggio...

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    1. Beh, esiste di molto peggio, qui siamo dalle parti del più che dignitoso secondo me

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  4. a me a suo tempo piacque...lo trovai abbastanza inquietante....

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    1. Oh, almeno qualcuno dalla mia parte, che bello :D

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  5. Nulla di che, ma fa il suo lavoro. Più che altro ho trovato la regia abbastanza inefficace e Cusack è insopportabile!

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    1. Ho trovato Cusack bravissimo e in linea con il personaggio del racconto.

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  6. anche questo ho visto anni fa, mi è piaciuto anche xD

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  7. non lo ricordo molto. ricordo solo che il finale mi era sembrato parecchio ridicolo...

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    1. Nah, per nulla ridicolo. Più che altro tirato per le lunghe

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  8. John Cusack e la sua ultima parte di carriera non riescono a convincermi, anche per questo (e per i brividi che preferisco evitarmi), ho saltato questo film, e credo continuerò a farlo.
    Happy Halloween :)

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    1. Magari ti capita di trovarlo in tv e di lasciarti convincere, chi lo sa ;)

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  9. Visto anni fa e pur essendo un fifone di natura non mi mise addosso alcuna paura.

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    1. Io stranamente ne rimango alquanto inquietato invece

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  10. Ho sempre desiderato alloggiare in un albergo come quello e in una camera come quella. Beh.. magari non proprio come quella.... mi andrebbe bene anche qualcosa di più... come dire... soft.

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    1. Ahahahah, io ne farei volentieri a meno di quella camera :P

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  11. Non l'ho mai visto, ma non mi ha neppure mai particolarmente ispirato.
    Mi sa tanto che per il momento mi concederò altre visioni orrorifiche.
    Buon Halloween!

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    1. Sì, puoi lasciarlo da parte... per ora :D

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... e tu, cosa ne pensi?

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