Lo Scultore (di Scott McCloud), l'arte e il fumetto che ti scava dentro


Sono infinite le strade che portano alla bellezza, come infiniti sono i mezzi per percorrerle. L'arte è un veicolo ma non è detto che sia il solo. Un romanzo di Stephen King non è arte, eppure ogni volta che rileggo uno dei suoi capolavori per me ha la stessa valenza di un Dostoevskij, di un film di Lynch o di un dipinto di Modigliani. L'ultimo pezzo metal di quel gruppo che mi piace può emozionarmi come il Requiem di Mozart o persino un palazzo costruito in un certo modo può divenir evocativo come la cattedrale di Notre Dame. Avendolo riscoperto da poco ma, soprattutto, guardandolo adesso da un punto di vista differente, posso dire che il fumetto è uno dei medium favoriti verso la bellezza, non molto diversamente dal cinema, dopotutto, Quella fusione tra disegno e narrativa, quel raccontare in sequenza caratterizzando i personaggi non solo attraverso la parola ma soprattutto attraverso l'espressione o le azioni di quest'ultimi. Cose da bambini, certo. Non più di un cartone animato o di Full Metal Jacket. Se capite cosa voglio dire.

Ora, io di fumetto non ne capisco molto. Quindi non so se dichiarare "opera d'arte" l'ultimo lavoro che ho letto sia eccessivo o meno. Di sicuro però Lo Scultore di Scott McCloud è uno di quei mezzi per arrivare ad altro. Forse addirittura alla tanto decantata bellezza di cui sopra. O forse a qualcosa che stava nascosto dentro me e che, nell'arco concitato di 496 pagine, mi è stato strappato e poi esposto in superficie. Facendomi un male cane. Portandomi alle lacrime. Costringendomi spesso ad interrompere la lettura. Riempendomi di quel piacere che è raro trovare in qualunque forma di intrattenimento, popolare o artistica che sia.


David Smith è uno scultore. Ha appena compiuto ventisei anni, e forse il suo quarto d'ora di gloria è già passato. Solo al mondo, senza un soldo, senza un mecenate che creda in lui, David incontra un vecchio zio che gli propone un patto che non ammette esitazioni: duecento giorni in cui potrà scolpire la materia a mani nude come se fosse acqua, ma poi morirà. Chi è realmente Zio Harry? Come può David accettare serenamente la sua proposta? Quando la tecnica non è più un problema, l'ispirazione viene spontanea? Cos'è l'arte, cos'è l'amore, come si impara consapevolmente a morire? Il primo romanzo grafico di Scott McCloud è anche il suo capolavoro. (dal sito della Bao Publishing) 

Trovarsi di fronte ad un graphic novel come Lo Scultore è come percorrere un viaggio dentro se stessi. O, almeno, così è stato per me. Perché il confronto con ogni opera d'arte si riduce ad uno scontro e ogni scontro può portare a determinate conseguenze. Anche cicatrici, in alcuni casi. 
Quella di McCloud è un'opera che va oltre l'ovvia parabola di un artista, oltre disquisizioni sull'arte e sul ruolo dell'arte nella vita di ognuno. Oltre le aspirazioni, l'autoaffermazione e tutte quelle tematiche che magari chi si definisce "creativo" può comprendere più facilmente. Piuttosto Lo Scultore è la storia di un giovane uomo (come tanti), di una vita (come tante) e di un amore (come tanti), che viste da lontano riecheggiano per la loro banalità ma che da vicino assumono un valore assoluto. Perché quell'uomo, quella vita e quell'amore sono tutto, un microcosmo dalla violentissima potenza. 


Questa frase, se mi avete seguito ultimamente, la sento prepotentemente mia

David, in tutta la sua fragilità, la sua insicurezza, i suoi sogni, la sua gioia e la sua disperazione, è un protagonista "speciale" ma allo stesso tempo incredibilmente scialbo e insulso. Da lontano la sua è l'esistenza di uno qualunque, un po' picchiato, per nulla simpatico. Ma avvicinandosi a questa figura ricurva, seguendo la sua incredibile storia, non si può che rimanerne ipnotizzati. Se poi ci si rispecchia in lui, se in questo giovane artista fallito ci si riesce a vedere un pezzetto o più di se stessi, Lo Scultore assume una potenza inaudita. 

Io non ho potuto far altro che precipitare in David. Di sentirne vive le problematiche, perché sono anche le mie seppur in maniera meno metaforica, meno iperbolica. Un personaggio che ai miei occhi diventa ancora più credibile nell'incredibilità della sua avventura. Perché ho provato quel che lui prova, ho percepito quel che lui ha percepito e, probabilmente, avrei preso la stessa sua decisione iniziale, quella che poi da luogo alla vicenda. Solo che la vita è imprevedibile. Questo ci dice McCloud. Che la vita può dare gioie e dolori che di per se la caricano di senso. Sta a noi sceglierne l'importanza. La realtà non esiste, la realtà è ciò che noi percepiamo, creiamo con la mente, la bocca, le mani. La realtà è ciò che viviamo attraverso le nostre scelte e ogni scelta darà il via ad una catena di eventi che ci riempiranno: magari di felicità, magari di dolore insopportabile. Il bello è che a noi non è dato saperlo. Anche un nome che non vuol dire niente, che è quello di tanti altri, si carica di significato se contestualizzato in un'esistenza che, seppur simile a tante altre, è nostra e nostra soltanto.


Il disegno de Lo Scultore è un disegno che apparentemente potrebbe sembrare bruttino, superficiale, poco realistico. Con quella colorazione azzurra (quasi un filtro) che circonda, pagina dopo pagina, sempre più il lettore. Eppure ogni tavola è capace di parlare ben più degli ottimi dialoghi o dei monologhi. Ogni disegno racchiude un'espressione o un'emozione dei personaggi. Sequenza dopo sequenza quasi come in un film. Anche da un punto di vista squisitamente grafico, secondo me questo romanzo a fumetti dice molto e lo fa benissimo. Si rimane incantati ad osservare pagine senza vignette o persino bianche e insostenibili. Questo perché McClound conosce lo strumento e lo sa usare alla perfezione. E lo stesso potere di David rispecchia il potere di un fumettista che sa cosa vuole dalle sue matite o i suoi pennelli. 

A dare dignità all'opera c'è anche il formato con cui è stato pubblicato qui da noi dalla Bao Publishing: un volume ben rilegato e con sovra copertina, bello spesso, magari più piccolo rispetto all'originale ma di pregio. Un lavoro veramente ben fatto. Che io consiglio. Perché la bellezza è dietro l'angolo e anche se raggiungerla (e incontrarla) può essere doloroso, forse ne vale comunque la pena. 

Una bellissima litografia numerata e autografata dall'autore (grazie alla mia fumetteria di fiducia)

Commenti

  1. Passerò la segnalazione al Primario, chè è pane per la sua tavola. grazie.

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    1. Faresti bene a leggerlo anche tu, credimi ;)

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