01 giugno 2015

Ricomincio a fumetti: Outcast (di Kirkman e Azaceta)

Tra le novità attraverso cui ho deciso di (ri)pianificare la mia vita e rialzare il mio morale, che più basso di così non era mai caduto, ce n'è una abbastanza frivola ma che mi riempie di calore e felicità, il ritorno ad un hobby, il ritorno ad un antico amore: il ritorno al fumetto. Se infatti in questi ultimi mesi mi sono ritrovato forzatamente lontano da cinema, musica e letteratura (nel senso più canonico), allo stesso tempo mi sono riavvicinato a questa passione abbandonata un bel po' di anni fa. 

Ora, chiariamoci: non sono mai stato un intenditore, piuttosto uno che leggeva fumetti senza badare a tematiche, disegni, dialoghi e sceneggiature. Epperò io i fumetti li ho sempre divorati, soprattutto quelli della Marvel ma anche quelli Image degli inizi (di cui ho continuato a seguire solo Spawn fino all'inizio del nuovo ciclo che (lo ammetto) da subito mi aveva infastidito per il tipo di disegni) e le classiche Graphic Novel. Fino a che quel "metodo di espressione" non si era rivelato 1) troppo dispendioso 2) ormai troppo lontano dal mio modo di concepire la "lettura". Perché, in fondo, a me piacevano le storie, piacevano i personaggi, e quando sia le prime che i secondi cominciarono a diventare ripetitivi, io mi ritrovai a subirli piuttosto che a viverli. E il risultato fu la noia ad un costo spropositato. Soprattutto per questo mollai il mondo dei comics e mi dedicai esclusivamente a quello dei manga e dei fumetti asiatici, per qualche tempo ancora prima di trasformare le mie escursioni in edicola o fumetteria in rare visite un paio di volte l'anno. 


Ed eccoci arrivati a Marzo del 2015: un momento così buio da far diventare la luce solo un pallido ricordo. Tempo di passeggiate solitarie sotto la pioggia e dei modi più assurdi per cercar di occupare la mente, senza riuscirci. Perché non si può occupare una mente già troppo piena. Bisogna prima svuotarla. Ed è quella la parte più difficile. 
Fu durante una di quelle passeggiate che mi ritrovai, per caso, a passare davanti una fumetteria. E, visto che pioveva, d'istinto mi ritrovai a varcarne la soglia. Non perché volevo acquistare qualcosa, non perché c'era già stato un ritorno di fiamma col fumetto. Semplicemente perché cercavo un posto dove andare e, per caso, mi ero ritrovato lì. E in un certo senso Dio (ammesso che esista) vede e provvede: fu la provvidenza a riportare il fumetto nella mia vita, appena un paio di mesi fa.

Ma veniamo al dunque: quel giorno, rovistando tra gli scaffali, mi è capitato sotto gli occhi un albo in particolare: sto parlando del primo numero del nuovissimo Outcast, di Kirkman e Azaceta, L'inizio di una serie horror già avviata negli States e che lì ha già raggiunto un incredibile successo, vuoi perché nuovissimo lavoro di Robert Kirkman (che, per chi non lo sapesse, è l'ideatore di The Walking Dead fumetto), vuoi perché è un lavoro che punta sul classico tema delle possessioni demoniache, che vanno e andranno sempre di moda, da L'Esorcista ai giorni nostri. 


E infatti Outcast è la storia di Kyle Barnes, un reietto ai margini della società, vittima di violenze familiari e accusato di violenze domestiche una volta divenuto adulto, che però non è la persona comune (anzi, meno che comune) che sembrerebbe essere. Perché Kyle ha il potere di scacciare i demoni dai corpi delle persone che possiedono. Un potere che lo porrà al centro di una non meglio specificata avventura esoterica. 

Outcast è un fumetto che rappresenta benissimo come mi senso in questi ultimi tempi. E' un'opera cupa, pessimista, che sbatte in faccia al lettore atmosfere non facili da digerire, a volte sangue e violenza, certamente personaggi lontani anni luce dalla figura dei vincenti e sorridenti che il fumetto americano (ma anche il cinema e la TV) per anni ci ha propinato nei suoi lavori più "commerciali". Un'opera che qui da noi è arrivato appena al secondo numero (siamo quindi a circa due terzi dal temine del primo ciclo) questo mese e che quindi non è facile da giudicare. Per non saper né leggere né scrivere posso solo dire che Kirkman si prende il tempo di cui ha bisogno, confeziona un lavoro che di base è molto televisivo nell'approcciarsi al lettore (e infatti Outcast era stato pensato inizialmente come Serie TV, serie che non tarderà ad arrivare sugli schermi americani) e non elemosina in splatter pur puntando sulle atmosfere, a metà strada tra una canzone dei Cure (o dei Joy Division) e l'Esorcista, tra thriller sovrannaturale, dramma e melò. 
Insomma, un lavoro che in divenire potrebbe dare molte soddisfazioni.


Outcast, che negli U.S.A. è edito dalla Image, qui da noi viene pubblicato dalla SaldaPress in formato bonellide con cadenza bimestrale al prezzo di 2.30. Insomma, una spesa facilmente sostenibile. La prossima uscita è attesa per Luglio in tutte le edicole e fumetterie. C'è da dire che la Sadapress ha scelto di pubblicare l'opera in bianco e nero e non a colori, com'è stata originariamente pensata. Ma la resa non ne risente più di tanto, anche considerando che il passaggio in b/n è stato curato dallo stesso disegnatore Paul Azaceta.
Il primo numero (che è stato in offerta a 1 euro fino all'uscita del secondo) io l'ho comprato in versione variant e numerata. Potete vedere le due copertine proprio qui sotto.

2 commenti:

  1. Di Kirkman avevo letto (e adorato!) "Haunt", che era allegato al mensile di "Spawn" - e che compravo solo per quello XD
    Per il resto... mi spiace molto per il tuo periodo :( comunque è bello ritornare ai fumetti, passione che pure io ho recentemente abbandonato insieme agli anime.

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    Risposte
    1. Anche io lo seguivo, ma per Spawn. Infatti venuto a noi quello avevo abbandonato.

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