10 settembre 2015

What We Do in the Shadow (di Taika Waititi e Jemaine Clement, 2014)


What We Do in the Shadow è quello che nessuno ha mai potuto chiedere ai vampiri, un viaggio nel mondo dei succhiasangue che si celano nell'oscurità della Nuova Zelanda, tra night club e ville diroccate di periferia. Sì, perché i vampiri esistono, sono tra noi e non si nascondono, anzi camminano tra i vivi di cui si nutrono e si impegnano a mantenere il segreto sulla loro natura. E se non ci credete, guardate What We Do in the Shadow, il documentario firmato da Taika Waititi e Jemaine Clement.

In Oceania sono avanti. lo hanno già dimostrato nel corso degli anni e lo continuano a fare, nel cinema quanto nella musica e in chissà quali altri campi. In Oceania persino un genere ultra sfruttato e dai risultati recenti quasi sempre deludenti come il mockumentary acquista nuova linfa vitale, lo hanno dimostrato gli Australiani nel 2008 con quel gioiello dell'orrore intitolato Lake Mungo, lo hanno ribadito i neo zelandesi nel 2014 quando al Sundance Film Festival è stato presentato What We Do in the Shadow. Che è un mockumentary sui vampiri che mischia abilmente commedia e horror in un mix irresistibile di sangue e risate, gag al limite del demenziale e le classiche scene "di paura" viste e riviste con occhio ironico e grottesco.


In una casa nella periferia di Wellington convivono un gruppo di vampiri molto eterogeneo: c'è Viago, dandy fissato con l'ordine e la pulizia, c'è Vladislav, antico terrore dei Carpazi ed esperto torturatore, c'è Deacon, scapestrato vampiro di circa 200 anni, e c'è Petyr, antichissimo vampiro che dorme ancora in sarcofaghi di pietra. In questa casa entrerà una troupe del New Zealand Documentary Board intenzionata a documentare la vita dei vampiri in Nuova Zelanda nel pieno degli anni 2000 e pronta a partecipare The Unholy Masquerade, annuale ballo dei non morti.

Non è facile girare una horror comedy senza cadere nel ridicolo, senza calcare troppo la mano in determinati frangenti, senza rischiare di dosar male gli ingredienti. Un horror comedy deve essere nella stessa misura horror e commedia e What We Do in the Shadow ci riesce benissimo. Un film che non solo prende in giro il mito del vampiro da Nosferatu al Dracula di Bram Stoker fino al vampiro glitterato di Twilight, ma lo fa senza dimenticarsi di elementi imprescindibili del genere come sangue, omicidi, poteri occulti e mostri. Un film grottesco in cui l'orrore incarnato dalla figura del non-morto diventa motivo per ridere e fare ironia sugli stereotipi cinematografici e letterali. Ogni personaggio di What We Do in the Shadow infatti rappresenta perfettamente il vampiro-tipo della tradizione dagli anni '20 in poi: c'è infatti il nosferatu di Murnau interpretato da Max Schreck, il Dracula di F. F. Coppola o il vampiro alla Il Buio Si Avvicina, per arrivare ad una versione indimenticabile del dandy alla Lestat de Lioncourt. Il tutto in chiave assolutamente ironica con antichi (e meno antichi) vampiri alle prese con la quotidianità di una vita ai margini, con un mondo che è cambiato, si è evoluto, e con cui i nostri protagonisti non riescono a stare al passo. 


Taika Waititi e Jemaine Clement, registi e attori, giocano con i cliché e strutturano il film come un susseguirsi continuo di gag più o meno riuscite. Sfruttano tra l'altro il genere mockumentary non per dare più realismo ad una pellicola che punta ad estremizzare i toni, ma per avere un motivo per cui indagare questo pazzo mondo in cui il confine tra orrore e comicità è labile e confuso. Il finto documentario diventa pretesto, tecnica piuttosto che genere, e bisogna ammettere che funziona alla perfezione. Il risultato è un film irresistibile, ben girato, costato solo 1,6 milioni di dollari ma curato nei minimi dettagli. Praticamente da vedere, sia che amiate i film sui vampiri, sia che siate cultori del mockumentary. Ma anche se amate il cinema, in tutte le sue forme.


6 commenti:

  1. Dai, prima o poi, quanto più o meno tutti quanti l'avranno visto, con la mia solita pigrizia mi deciderò a concedergli una visione.

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    1. Devi vederlo assolutamente, è uno di quei casi in cui il mockumentary ha davvero ragione d'essere

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  2. Carinissimo, assolutamente.
    Vorrei una sitcom televisiva per vedere questi strani, stranissimi tipi ogni settimana. :)

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    1. ma magari ci facessero una sitcom, sarebbe un appuntamento che non mi lascerei scappare

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  3. bellissimo, assolutamente da vedere...

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    1. Le piccole gemme da scoprire assolutamente :)

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