Il manga Ichi the Killer, di Hideo Yamamoto


Non riesco a guardare molti film, ultimamente. Ma non è colpa mia, non tutta almeno: un po' non ho voglia, un po' non ne ho il tempo. nel senso che non riesco ad andare al cinema, in televisione fanno poco e niente e non riesco a recuperare qualche film non pervenuto in Italia perché la sera non riesco a stare davanti al pc. Insomma, non guardare film non mi permette di scrivere chissà cosa qui. 
Allora cambiamo media e rivolgiamoci al buon fumetto, che quello riesco ancora a leggerlo ogni tanto. 
E oggi parliamo esattamente (e brevemente) di manga.

Ultimamente ho recuperato tutti i volumi di Ichi The Killer e finalmente ho avuto l'occasione di leggere questo capolavoro su carta e tutto d'un fiato, più o meno.
Per chi non lo sapesse Ichi the Killer è un manga di Hideo Yamamoto edito in Giappone tra il 1998 e il 2001, il fumetto che ispirò Takashi Miike che, nel 2001, diresse il film omonimo. Ma dell'Ichi the Killer cinematografico ho già parlato qui un bel po' di tempo fa. Oggi ci soffermiamo un attimo su quello cartaceo.

La trama non cambia:  il boss yakuza Anjo scompare con 300 milioni di yen. Il suo braccio destro Kakihara inizia a cercarlo sollevando polvere e sangue al suo passaggio. Alla fine scopre che il responsabile è un certo Ichi, un killer psicopatico manovrato da un oscuro individuo. [auto cit.]


Parlando del film di Miike ho detto più volte che si tratta di un'opera violenta, sanguinosa, efferata, splatter. Ma l'Ichi the Killer del regista più prolifico dell'universo possiede una caratteristica che, in un certo senso, rende digeribile tutta la depravazione e la violenza ivi rappresentata. Una cosa che si chiama ironia mischiata ad un altra che si chiama grottesco, Bene, l'opera cartacea, pur essendo molto più violenta (o meglio, approfondita nella violenza) colpisce meno nella misura in cui un disegno provoca meno fastidio della scena di un film, ma resta privo di qualsivoglia intento ironico e riesce perfettamente nel suo intento: fa un male cane e provoca un fastidio tale da moltiplicare gli effetti di scene che non lasciano nulla all'immaginazione. 

Alla fine il manga di Yamamoto è una spietata critica verso il Giappone, in cui società, malavita e forze dell'ordine sono intimamente colluse, in cui nessuno è innocente perché l'innocenza viene punita pesantemente, in cui la depravazione diventa una necessità. Il mangaka prende l'idea che dall'estero ci si è fatta del suo paese e la straccia in tanti pezzetti piccoli, la fa a fette, perché il Sol Levante non è la terra promessa che qualcuno vuole far credere ma una nazione dai lati oscuri, dominata dalla yakuza e da un materialismo estremo, da un desiderio di autoaffermazione (estremizzato nel sadismo) che viene costantemente ostacolato da un ambiente cinico e violento fino a divenire autodistruzione (estremizzato nel masochismo). 


Ovviamente non c'è ombra di realismo in Ichi the Killer, ma la tensione emotiva e visiva che questo fumetto suscita non è smussata da alcun intento goliardico. Nessuno dei personaggi suscita simpatia, sono tutti tratteggiati talmente bene da essere fastidiosi e difficili da digerire persino quando ne intuiamo l'umanità e la fragilità. Ogni elemento, anche il più estremo, viene mostrato nella sua eccezione più negativa e tragica. E per negativo non intendo necessariamente malvagio, cattivo o disgustoso ma, più semplicemente, oscuro, osceno, esagerato, opposto. Anche il bene può essere osceno se estremizzato: Ichi è un ragazzino che ha subito troppo nella vita e la sua mente non ha retto. Lui non è cattivo nel senso classico del termine, lui non vuole il male. Anzi, vestendosi da supereroe e uccidendo i cattivi combatte contro quello stesso male che si porta dentro e che lo rende uno psicopatico assassino. In un certo senso Ichi combatte contro se stesso. Allo stesso modo Kakihara è un malvagio che fa tutto quel che fa nel nome di un ideale distorto, per un amore osceno verso la violenza che ricerca nel tentativo di divenire al di sopra di tutto: della paura, del dolore. La paura è vita, la sopravvivenza autoaffermazione.

Il bello è che tutti i personaggi, alla fine, dovranno fare i conti con una verità che non sospettavano o più semplicemente non volevano vedere. Tutti dovranno venire a patti con i loro demoni/desideri o rimanere intrappolati in una finzione irreale. Tutti, compreso Jijii, il burattinaio, il vero protagonista.
In un certo senso Ichi the Killer è il manga più pessimista che abbia mai letto, non mostra speranza alcuna, non c'è nessun barlume di felicità o soddisfazione, né per i personaggi né tanto meno per il lettore. Anzi, a dirla tutto Ichi the Killer è un appassionante viaggio in un mondo infernale che non potrà non affascinare e spaventare il lettore. Un opera che, rispetto al film, ha un finale meno enigmatico ma anche meno "finale", perché in realtà Ichi the Killer non finisce. E forse, da qualche parte, è un'opera tutt'ora in corso.

Commenti

  1. Il film mi è piaciuto un sacco, ma il manga non l'ho mai letto... anche per una certa paura. Ormai sono diversi mesi che non leggo più fumetti, ma forse con questo post mi hai fatto ritornare la voglia ;)

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    1. Leggilo che è un capolavoro, anche se il senso di deja vu che sentirai facendolo è oggettivo, avendo visto il film

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