Youth - La giovinezza (di Paolo Sorrentino, 2015)


Il mio rapporto con Paolo Sorrentino si sta facendo sempre più complicato ogni film che passa. Ovviamente le cose non sono sempre state così, credo che questa relazione complicata sia cominciata nel 2011 con This Must Be the Place, primo film interazionale del regista. E credo che il "declino" di Sorrentino sia iniziato proprio con questa pellicola. Ovviamente ho usato la parola "declino" di proposito, esagerando. Sorrentino, per me, rimane simbolicamente il più grande regista italiano contemporaneo. Solo che ho percepito (forse sbagliando, chissà) una certa megalomania negli intenti che lo spinge e lo porta ad esagerare. Non tanto da un punto di vista concettuale quanto da quello estetico. 

La cosa si è notata con La Grande bellezza, film vincitore del Premio Oscar nel 2014, dove però l'esagerazione si rivelava diegetica, necessaria, assolutamente imprescindibile al contesto narrativo. In quel caso gli intenti del regista si rivelarono palesi e, sebbene la cosa poteva o non poteva piacere, non era né opinabile né criticabile: La Grande Bellezza esiste in quanto tale. La stessa cosa però non si può dire dell'ultima fatica del regista, Youth - La giovinezza (2015).

In un albergo in Svizzera, Fred (compositore e direttore d'orchestra in pensione) passa le vacanze assieme a sua figlia/assistente e a Mick, regista ancora in attività, in procinto di terminare la sceneggiatura del suo ultimo film. Ma Fred e Mick sono vecchi e quell'ennesima vacanza sarà solo l'occasione per riflettere sulla loro vecchiaia e sulla perduta giovinezza.


Riflettere sulla giovinezza quando la giovinezza è solo un ricordo sbiadito. E' questo che succede, a chiunque. Ma riflettere sulla giovinezza quando la giovinezza è solo un ricordo sbiadito non lo puoi fare a quarantasei anni. O meglio, lo puoi fare, ma resta comunque una riflessione deduttiva. Paolo Sorrentino ha quarantasei anni e cerca di riflettere sulla giovinezza ponendosi dal punto di vista di un vecchio. Si trasfigura, insomma, proiettandosi nel futuro e permettendo che il personaggio di Mick incarni questa proiezione. Allo stesso tempo la vecchiaia è una seconda giovinezza. Non lo dice il regista, è un modo di pensare consolidato. 
Solo che i protagonisti di Youth questa "seconda giovinezza" non la riescono a vivere. Sono talmente preoccupati da quel passato che dicono di aver dimenticato - anzi, di non poter ricordare - da non riuscire a vivere il presente e non poter vivere il futuro. Perché un futuro c'è, anche a ottant'anni. Ogni secondo di vita che non abbiamo ancora avuto la possibilità di vivere. è futuro. 

Probabilmente quando sei vecchio, il passato fa paura. Non è che non siamo in grado di ricordarlo, è che preferiamo dimenticarlo. A ottant'anni il passato non è altro che quella serie di errori che abbiamo commesso o i successi che non ritorneranno. Certo, la memoria è selettiva. Non solo ricordiamo quello che vogliamo, ma soprattutto come lo vogliamo. D'altra parte anche il futuro fa paura, quando sei vecchio. I giovani credono di avere tutto il tempo del mondo, ma mano a mano che si va avanti, ci rendiamo conto che il tempo è sempre meno. A quarant'anni ci rendiamo conto di aver passato (certe volte sprecato) metà della nostra vita (credo). A ottanta siamo quasi contenti che il tempo sia scaduto, perché il futuro fa paura a chiunque, Meglio pensare di non averne, meno preoccupazioni. Ma riscoprire che di tempo ce n'è ancora, quello sì, può cambiare le cose. Basta capire che anche solo un secondo in più può essere quello giusto. 


Peccherò in presunzione, ma credo sia questa la riflessione che ha fatto Sorrentino in Youth. Riscoprire la giovinezza in ogni secondo a partire da adesso, ogni secondo in cui possiamo vivere le nostre passioni e sperare in un futuro nuovo, per quanto breve. La vecchiaia invece è rimanere impantanati in un passato che non solo non possiamo cambiare, ma che spesso non possiamo nemmeno ricordare. Non serve avere ottant'anni per riflettere su questo, ne bastano anche circa quaranta. L'età di Lena, la figlia di Fred. L'età di Paolo, il regista del film. 

Non riesco a considerare Youth un bel film, né un film riuscito. Sicuramente lo considero un film affascinante, dotato di quel tipo di fascino che ti schiaccia e può riuscire a farti a pezzi. Youth parte come un film alla Sorrentino, il vecchio Sorrentino, quello de L'Uomo in Più e Le Conseguenze dell'Amore. Poi però diventa il film del nuovo Sorrentino, quello che imita (si, imita, senza virgolette) Federico Fellini. Quello della plasticità estrema, sull'orlo del videoclip. Quello della digitalizzazione, degli zoom e dei carrelli. Quello che per dire una cosa senza parole mette tante scene inutili e poi sceglie di metterci tante parole per non dire assolutamente nulla. L'ho già scritto: io la chiamo megalomania. Non si tratta di incapacità, Sorrentino è capace, capacissimo, probabilmente il migliore. Un vero e proprio esteta. Non sa raccontare, ma sa mostrare. E proprio perché sa mostrare, perché è il migliore a farlo, si lascia prendere la mano. 


Cosa racconta Sorrentino? Di certo non delle storie. Lui racconta idee e lo fa attraverso elementi "secondari" che diventano "primari". Ad esempio la musica oppure le situazioni. Attraverso i personaggi. Attraverso le facce e la plasticità dei corpi. Con il sonoro. Proprio per questo, per quest'ansia di "raccontare", esagera. Poi, quando fa parlare i suoi personaggi, esagera di nuovo, mettendo loro in bocca le idee per quello che sono, rendendole innaturali. I dialoghi di Youth non sono realistici. Nessuno direbbe mai cose del genere, nella vita reale. Se l'irrealtà delle situazioni funziona ma viene talmente caricata da divenire stucchevole, quella delle parole, dei dialoghi, fallisce. Per questo Youth funziona quando si lascia andare alla leggerezza della semplicità. I momenti migliori sono quelli più semplici, più umani, più diretti. Sono i momenti che ti prendono il cuore e lo stritolano, quelli che ti zittiscono, pugnalano, annichiliscono. Quando arrivano quei momenti, Youth diventa un film immenso, bellissimo. Una ragazza che vomita la propria rabbia su suo padre. Un ragazzo che spiega il perché abbia lasciato sua moglie. Un vecchio che si confessa ad una moglie che non può rispondere. Una passeggiata mano nella mano con una prostituta. Un salto dal balcone. Un'orchestra che suona. Un dottore che rivela il segreto di un anziano. Momenti resi indimenticabili da attori immensi: Michael CaineHarvey Keitel sono bellissimi, perfetti, divinità. Rachel Weisz è un angelo imperfetto nel suo corpo da quarantenne. Paul Dano è... Paul Dano, le sue scene sono fantastiche. 

Se qualcuno mi chiedesse se Youth mi è piaciuto, sinceramente non saprei rispondere. O forse la mia risposta è questo post. Alla fin fine poco importa. Leggetemi e traete voi le conclusioni. 

Commenti

  1. Dovrei vederlo in settimana...comunque non mi aspetto di certo un capolavoro, anzi, la classica tamarrata...Sorrentino non mi piace un granché..

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    1. Beh, tamarrata è una parola grossa :D

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  2. A me sorrentino non piace e, ti dirò, lo trovo antipatico e tronfio. Questo, però, mi ha emozionato un mondo.
    Non ho più certezze, uff!

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    1. Ci sono momenti emozionanti, un paio mi hanno fatto venire gli occhi lucidi... però ci sono anche momenti che boh, sembrano messi lì perché fa figo...

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  3. Per me l'hai visto nelle peggiori condizioni esistenziali possibili, ragazzo mio...beninteso non credo che sia un capolavoro...ma in realtà sebbene meno riuscito e completo della GB lo trovo migliore di quest'ultima, in tutto l'apparato.

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    1. E in che condizioni esistenziali dovrei vederlo? Oppure devo aspettare di avere una decina di anni in più?

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  4. A me è piaciuto molto, per quanto Sorrentino sia indubbiamente tronfio sotto molti punti di vista.
    Concordo in toto, invece, rispetto a This must be the place.

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    1. Non nego che possa piacere. Però dai, ha un po' rotto con le imitazioni (che quelle sono) di Fellini. Fellini lo lasciasse stare...

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  5. Mi trovo un po' nella tua stessa posizione. Per certe cose bellissimo, per altre molto meno.
    L'unica scena che mi aveva davvero infastidito era quella del cannocchiale.

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