27 maggio 2016

10 Cloverfield Lane (di Dan Trachtenberg, 2016)


LA TRAMADopo un incidente stradale, Michelle si ritrova in un misterioso rifugio insieme Howard, che sostiene di averle salvato la vita, e Emmet. Alla ragazza viene detto che il mondo esterno è ormai invivibile a causa di un attacco chimico-batteriologico. Ma Michelle non è convinta ed è intenzionata a vederci chiaro.

IN POCHE PAROLE: sequel/non-sequel, praticamente un film parallelo, a otto anni di distanza dal suo predecessore Cloverfield, 10 Cloverfield Lane è un'opera claustrofobica retta dalle dinamiche tra tre personaggi diversissimi costretti ad una prigionia mascherata di quotidianità. Tre attori e una location, misteri che si accumulano e la diffidenza come motore di eventi che nella loro semplicità innescano un meccanismo basato sull'accumulo. Il tutto per sfociare in un finale che ricollega il film al più famoso "monster movie" degli anni 2000, trasformando un thriller precisissimo e serrato in vera e propria fantascienza. Ma forse, al di là degli evidenti pregi come pellicola a se stante, la forza e bellezza di 10 Cloverfield Lane sta nel creare un vero e proprio universo cinematografico (ovviamente ancora agli inizi) che rivoluzionerebbe il concetto di "saga" su grande schermo. 

LATI POSITIVI: film ben congegnato e ottimamente recitato. Cupo e claustrofobico senza rinunciare a dosi massicce di adrenalina e violenza, spesso più sottopelle che plateale. Finale "sconvolgente". L'inizio di un nuovo universo cinematografico.


LATI NEGATIVI: si avverte il cambiamento in corso d'opera, improvviso e repentino, di un progetto a se stante che poi è diventato "altro" grazie all'intervento del produttore J. J. Abrams, che ha inserito 10 Cloverfield Lane nell'universo narrativo (e nel franchise) di Cloverfield. Regia senza infamia e senza lode.

APPROFONDIMENTO:

In origine era The Cellar, dello sconosciuto Dan Trachtenberg (uno che viene da TV e cortometraggi). The Cellar era un semplice thriller ambientato in un bunker sotterraneo in cui tre persone si ritrovavano in seguito ad un non meglio specificato "attacco" che ha reso letale l'aria all'esterno. 
Il film di Trachtenberg però, finito nelle mani della Bad Robot Productions, fu scelto per assecondare un desiderio del suo fondatore: quello di creare un vero e proprio universo cinematografico. Insomma, si trattava di inizializzare una saga non basata sulla consequenzialità di eventi tra loro legati ma sul parallelismo di eventi slegati ma accomunati dallo stesso contesto narrativo. Contesto presentato per la prima volta allo spettatore in un monster movie stile found footage del 2008 che all'epoca ebbe particolare successo: ovviamente sto parlando di Cloverfield, diretto da Matt Reeves, scritto e ideato da Drew Goddard ma, soprattutto, prodotto da Mr. Bad Robot in persona, ovvero J. J. Abrams.


The Cellar divenne quindi una storia parallela ad un altra, una sorta di sequel indipendente, con nessun collegamento effettivo a Cloverfield di cui però condivide lo stesso "universo narrativo". Questo almeno stando alle parole di Abrams stesso. La Bad Robot provvide a dargli una sistemata, a farlo riscrivere e a cambiargli il finale nonché il titolo, che divenne 10 Cloverfield Lane. Boom. Stiamo parlando di un'ideona ma nemmeno tanto originale (se ci pensate, George Romero fece una cosa simile con gli zombi) se non fosse che, sembrerebbe, questo universo narrativo riserverà delle sorprese, dei misteri, degli sviluppi più da Serie Tv che da saga cinematografica. Ma il bello è che, pur lasciando da parte questo aspetto con cui fare i conti soltanto negli ultimi 15-10 minuti, il film funziona perfettamente come prodotto a se. 

Perché 10 Cloverfield Lane è un thriller con i controcazzi. L'input è quello di The Divide: succede qualcosa e per sopravvivere degli sconosciuti si rifugiano in una sottospecie di bunker. Se non fosse che, in questo caso, non sappiamo né cosa né se qualcosa sia davvero successa e siamo solo sicuri che non tutti gli sconosciuti protagonisti hanno scelto quel posto come rifugio. Anzi, a conti fatti Michelle non sa inizialmente neanche cosa le sia capitato, come e perché si trovi sottoterra, intrappolata, insieme ad un vecchio inquietante come Howard e ad un uomo come Emmet. Ma c'è, è lì, e vuol vederci chiaro. 
Quindi il film prende in prestito il di lei punto di vista. Noi le cose le vediamo prendendo le parti della ragazza e questa è una cosa buffa, perché pur trattandosi di un classico movie in terza persona, siamo costretti a subire il punto di vista della protagonista neanche ci sia una camera a spalla a riprendere tutto.


A 10 Cloverfield Lane però non interessa analizzare le dinamiche e gli sviluppi sociali e psicologici di una piccola comunità al di fuori di regole etiche o sociali comuni (come nel già citato The Divide). Tuttalpiù al film interessa far forza sull'ambivalenza dentro/fuori per aumentare il senso di claustrofobica tensione percepito in crescendo. Perché il pericolo esterno non fa altro che accrescere l'ossessione che anche all'interno non ci sia da star tranquilli. In altre parole, tanto è più grande la tensione che proviene da fuori (sono obbligato a restare dentro), tanto sono più portato a pensare di essere in trappola, "Ho fatto la fine del topo". 
E una persona in trappola, a volte, può perdere di lucidità. 
Il bello è che lo spettatore, condividendo il punto di vista di Michelle, non sa mai se condividere quel che gli viene mostrato. Sa soltanto che in quel posto è sepolto un mistero e vuole scoprire di cosa si tratti. Vuole nuovi sviluppi, vuole capire: cos'è successo lì fuori? E cos'è successo lì dentro?
Per questo il film funziona e se non fosse per quel cambiamento repentino che non posso spiegare senza fare spoiler, forse tutto sarebbe filato liscio come l'olio. Solo che, appunto, a un certo punto succede qualcosa e 10 Cloverfield Lane prende una nuova strada che chissà dove porterà. Per scoprirlo ci toccherà aspettare, ma chissà che il risultato non ci ripaghi dell'attesa.

CONCLUSIONE: buon film claustrofobico che non eccelle per regia ma conquista per ritmo e prove attoriali. Mary Elizabeth Winstead è bella e brava, John Goodman è weird e inquietante, praticamente perfetto, e John Gallagher Jr. funzionale allo scopo. Poi il film cambia repentinamente (pure troppo) le carte in tavola. Per qualcuno potrà essere un difetto, per altri (come me) una boccata d'aria fresca che darà il via ad un interessante franchising. Staremo a vedere.

8 commenti:

  1. Boh.
    Piaciuta la prima parte nel bunker, ma il finale...
    Colpa, soprattutto, di un titolo che "spoilera" l'epilogo - supponiamo già cosa ci sia fuori, infatti - e rende inutile le paranoie del trio sotto terra. Nel complesso, guardabile, ma abbastanza scema l'idea di associarlo a Cloverfield. L'elemento sci-fi lo sbandiera da sé. :/

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    1. Sinceramente però fuori avrebbe potuto esserci qualunque cosa, quindi alla fin fine per me funziona lo stesso... poi di pubblicità, penso proprio per questi motivi, non ne è stata fatta!

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  2. Finora sei quello più entusiasta. Non so proprio se recuperarlo o meno...

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    1. Recupera, mal che vada sei pronto per il prossimo episodio della saga ;)

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  3. Dalle mie parti c'è qualcosa per te xD

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  4. Risposte
    1. Vedilo, per me ne vale la pena al di là dei difetti (che è innegabile ci siano)

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... e tu, cosa ne pensi?

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