Captain America: Civil War (di Anthony e Joe Russo, 2016)


LA TRAMA: Steve Rogers, a capo degli Avengers, prosegue la sua lotta per salvaguardare l'umanità. In seguito ad un nuovo incidente internazionale e ai relativi "danni collaterali", però, il supergruppo attira l'attenzione del ministero della difesa americano e della politica mondiale: le Nazioni Unite decidono che gli Avangers (come tutti i super umani) debbano subire un controllo della stessa per poter operare per il bene del mondo intero. Non tutti i nostri supereroi sono però convinti che questo sia un bene. Per questo il super gruppo si troverà diviso in due fazioni: una capeggiata da Steve "Cap" Rogers, il quale desidera che gli Avengers rimangano liberi dalle interferenze governative, l'altra guidata da Tony Stark, che ha deciso di sostenere il sistema di vigilanza istituito dal governo.

IN POCHE PAROLE: Il solito film del MCU (Marvel Cinematic Universe) con uno dei simboli di questo universo, ovvero Captain America, e tante guest star e comprimari famosi. Parti seriose, parti più comiche, grandi mazzate, un po' di sana tragedia. Gli ingredienti sono sempre gli stessi. Peccato che le motivazioni dell'azione, la base di un film tanto complesso, siano risibili, sciocche, deboli. Nel complesso un film che si lascia guardare, pesante in determinati frangenti, molto avvincente in altri. Il miglior film Marvel fino a questo momento? Ma per piacere!

LATI POSITIVI: momenti drammatici e tragici di grande intensità emotiva, l'anima da "commedia", perfino comica, che ricorda i due film The Avengers e quello su I Guardiani della Galassia. Momenti davvero avvincenti di grande azione.   

LATI NEGATIVI: trama sciocca e infantile. Anni di revisionismo operato sui comics dimenticati o annientati in un paio d'ore di film. Momenti e scene che si trascinano interminabili (forse è troppo lungo?). Una certa faciloneria nel trattare argomenti complessi. 



APPROFONDIMENTO:

Per sua natura un film come Captain America: Civil War è un film difficile. Complesso. Il primo lungometraggio della fase tre del MCU è un lavoro immenso, con la pretesa di essere adulto. In realtà non è solo un film su Captain America (il terzo), ma è un film su Iron Man (il quarto) che coinvolge anche gran parte degli Avengers dopo che li abbiamo lasciati in Age of Ultron. In cabina di regia ci sono gli ormai soliti Anthony e Joe Russo che portano in scena un film scritto dagli anch'essi soliti Christopher Markus e Stephen McFeely. Team collaudato ma anche tanto sfortunato da beccarsi forse il film più difficile della Marvel. Questo perché Civil War mette tante carte in tavola e giocarsele, proprio per la natura limitata di un'opera cinematografica, è complicato. 
Prima di tutto si parte dal presupposto di trasferire sul grande schermo una "saga" fumettistica immensa e sfaccettata, trovando però delle motivazioni più circostanziali, in linea con quanto visto al cinema fino ad ora. In secondo luogo si discute sul ruolo del supereroe, sul classico presupposto che "da grandi poteri derivano grandi responsabilità" e sul tema etico/morale direttamente consequenziale: io superuomo ho il diritto di sentirmi e di andare oltre? 

Quest'ultimo argomento è il più importante, il più adulto. Senza andare a scomodare Nietzsche, basterebbe fare un confronto tra quello che era il supereroe pre anni '80 e quello che poi è diventato post anni '80. Identificando, negli anni '80, il momento revisionistico e decostruzionistico di questa figura. Fu Alan Moore difatti, prima con Miracleman e poi con Watchmen a ribaltare (anzi, rivoltare) il supereroe, trasformandolo da figura estremamente positiva a figura sfaccettata, per sua stessa natura portata a divenire negativa. Perché un potere divino trasfigura l'uomo, perché l'essere "divino" non ha nulla a che fare con la natura intrinseca dell'essere umano, il quale tende al divino senza riuscirci. Il supereroe che, in quanto super, è oltre l'uomo e sull'uomo si erge e che, proprio per questo, può perdere i suoi legami con l'umanità e "sentirsi" o "andare" oltre. 


Ecco, gli Avengers, nei loro film, fanno proprio questo. Sono quasi divinità e quindi (lo si afferma proprio in Civil War stesso) hanno il compito - se non il diritto - di fare quel che è in loro potere per "mettere a posto" ciò che è sbagliate. E non possono pensare - dice Cap - di sottostare a regolamenti "umani" che li porterebbero a fare quel che magari loro non ritengono giusto. Quasi la loro idea di giustizia sia superiore a quella dei governi, quasi loro non possano corrompersi, sbagliare, "essere umani". Ma il problema, in questo film, è che quello di Captain America non è semplicemente un punto di vista ma diviene il punto di vista "giusto" nel momento stesso in cui personaggi come il Ministro della Difesa Ross vengono dipinti come "negativi" (e lo sono sempre stati). Cap pensa davvero che gli Avengers non debbano avere un controllo esterno, perché anche gli effetti collaterali delle loro missioni sono accettabili. Il fine giustifica i mezzi. E questo suo modo di vedere le cose acquista ancora più forza quando un suo amico viene ingiustamente accusato ed egli decide di prendere una posizione netta, a costo di diventare il cattivo. Che tanto lui cattivo non sarà mai in qualità di figura positiva per eccellenza. Ed ecco, allora, l'errore fondamentale di registi e sceneggiatori: dopo aver fatto quasi a pezzi anni e anni di revisionismo, danno il colpo di grazia mostrandoci un Captain America (personaggio simbolico americano per eccellenza) che prende decisioni di vita o di morte su base emotiva, convinto che sia la cosa giusta da fare essendo lui "super". Con gli altri eroi che, con leggerezza, si schierano e combattono  a seconda dei loro punti di vista circostanziali.

Nella Civil War fumettistica tutto era un po' diverso. Nei comics agli eroi veniva chiesto di registrarsi svelando persino la propria identità segreta. Per ovvi motivi, di questo nel film non vi è traccia. Ciò però rende le motivazioni ancor più velleitarie. Perché invece di fare tutto 'sto gran casino sarebbe bastato sedersi ad un tavolo e parlare. Invece, da una parte, un gruppo di superpersone afferma "no, noi da quei governanti brutti e cattivi non ci facciamo comandare perché noi siamo mejo" e poi, ogni volta che devono salvare l'umanità (spesso per errori commessi da loro stessi), ammazzano millemila persone, mentre dall'altra parte chi è d'accordo e vuole autoimporsi un limite, decide che le mazzate sono il miglior modo per fare pace. Tutto questo in un film d'intrattenimento con idoli dei ragazzini, non solo americani ma di tutto il mondo. E allora forse il problema è l'ambizione di un progetto scritto e sviluppato con faciloneria ma, fondamentalmente, basato su un canovaccio sciocco, infantile e pretestuoso.


In alcuni momenti si tenta di fare grande cinema, in Captain America: Civil War. Si tenta di fare epica. Ma certi momenti, certe scene, diventano realmente estenuanti e difficili da seguire, quando l'intrattenimento vuole lasciar posto alla serietà ma su basi talmente fiacche da non funzionare affatto. Forse va meglio quando l'epica ha risvolti tragici, con un finale rivelatorio che forse forse riprende il tema del superuomo ponendolo nella giusta prospettiva, E, forse, va ancora meglio quando l'epica ha risvolti comici. In entrambi i casi, in entrambi i momenti, non si può far altro che pensare a I vendicatori di Joss Whedon, che erano tutt'altra cosa grazie alla lettura metacinematografica e metafumettistica in chiave pop che il regista aveva dato alle sue creature. Quindi, alla fine, tirando le somme, Captain America: Civil War è un film (secondo me) concettualmente sbagliato ma con qualche buona freccia al proprio arco. Certi temi, superfluo dirlo, sono stati trattati meglio e più chiaramente nella seconda stagione della serie Daredevil. Qui invece, forse per colpa della troppa carne al fuoco (anche parlando di personaggi. Un esempio su tutti: Spiderman), forse perché c'è stato un eccesso di ambizione, la confusione regna sovrana. Peccato.

CONCLUSIONE: troppa carne al fuoco, troppa ambizione. Confusione da cui emergono pezzetti di epica tra tragicità e risata. Momenti ottimi dove, guarda un po', alla fine c'è più azione. Peccato che i presupposti di tutto il film siano minati da una faciloneria che mal si amalgama con le intenzioni di sceneggiatori e registi. Per me un'occasione sprecata, ma il film si lascia guardare e non delude chi cerca un paio d'ore d'esaltazione con i propri personaggi preferiti.

Commenti

  1. Sostanzialmente sono d'accordo, anche se mi è sicuramente piaciuto più che a te.

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    1. Beh, poi va a gusti una volta riconosciuti pregi e difetti :P

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  2. Sai mi sono ritenuto soddisfatto, poteva andare molto peggio. Non hanno fatto gli stessi errori di gestione del rivale "Batman V Superman"

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    1. Batman V Superman mi sono rifiutato di vederlo, almeno per ora: ne ho letto peste e corna e dopo L'Uomo d'Acciaio non stento a crederlo :D

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  3. Concordo sull'analisi, ma anch'io, come Jean, l'ho apprezzato non poco.

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    1. L'apprezzamento poi è soggettivo, io l'ho guardato con piacere alla fin fine...

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  4. "Cap pensa davvero che gli Avengers non debbano avere un controllo esterno, perché anche gli effetti collaterali delle loro missioni sono accettabili. Il fine giustifica i mezzi." Cap dice chiaramente: questo documento sposta solo la colpa,dice anche che si fida più delle loro decisioni che di quelle altri, nessun delirio di grandezza e nessun macchiavellico il fine giustifica i mezzi...hai preso una cantonata Frank

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  5. aggiungo che il vero grande paradosso/conflitto del film che cmq ritengo meraviglioso è SECONDO ME che le parti sono invertite, per natura Iron man sarebbe dovuto essere contro gli accordi, vi ricordate quando in iron man 2 esclama davanti ai giudici "ho privatizzato la pace"? oppure quando a dispetto proprio di Cap su Avenger 1 è più preoccupato di carpire i segreti dello SHIELD invece di cercare il Tesseract, mentre chi dovrebbe stare dalla parte degli accordi è il soldato, l' uomo senza tempo lo stesso che disse Abbiamo degli ordini dobbiamo seguirli...

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