18 maggio 2016

The Boy (di William Brent Bell, 2016)


LA TRAMA: Greta è una giovane donna americana dal passato burrascoso da cui tenta di fuggire accettando un lavoro nella piovosa Inghilterra, come tata del rampollo di un'attempata coppia benestante, i coniugi Heelshire. Il piccolo Brahms non è però quel che ci si aspetterebbe: non si tratta infatti di un bambino in carne e ossa ma di un bambolotto di porcellana a cui badare seguendo delle semplici regole. Una passeggiata insomma, se non fosse che la grande e isolata magione in stile vittoriano in cui si troverà a vivere, nasconde segreti che la giovane donna non si sarebbe mai aspettata di dover affrontare.

IN POCHE PAROLE: stupido, mediocre, inutile.


IN PIU' PAROLE

Quella delle bambole (o bambolotti) maledette è uno dei topoi più inquietanti dell'horror cinematografico. L'inanimato che prende vita, ma soprattutto un evoluzione del mito del Golem, con la bambola effigie di noi stessi trasfigurati della nostra stessa innocenza, con quell'oggetto che da figura protettiva diviene doppelganger, doppio malvagio di un'umanità che continuiamo a percepire come il vero e unico pericolo.

In The Boy, facendo particolare attenzione alla sceneggiatura di Stacey Menear, sembra che gli intenti volessero essere proprio questi, facendo però un passetto in più, dando vita alla rappresentazione che fino ad ora si era sempre mantenuta metaforica.
Peccato che la regia di William Brent Bell, uno che bazzica l'horror da sempre con risultati tra il mediocre, lo scarso e l'insufficiente, metta questo interessante tentativo in secondo piano.


The Boy infatti è l'ennesimo film inutile, costruito sui soliti cliché, con le solite scene, i soliti jumpscare, i soliti trucchetti. Personaggi con azioni/reazioni ridicole, approfondimento psicologico basato sui soliti spiegoni e il solito procedere trito e ritrito dell'horror sovrannaturale a base di case infestate e bambolotti posseduti (?). Che a funzionare davvero bene sia il bambolotto Brahms è ovvio, perché i bambolotti inquietano a prescindere, soprattutto se inseriti in un contesti gotico come quello del film. Ma, ripeto, Brahms avrebbe funzionato anche in un monolocale in pieno centro o in una baracca nel bosco: è la bambola ad inquietare, non il film.

Poi, ad un tratto, si prova a traslare la metafora in rappresentazione reale-istica. C'è un colpo di scena, inaspettato ma funzionale, lo scossone funziona bene, sembra quasi che The Boy possa riservare una bella sorpresa, ma la speranza dura poche scene, poiché subito si ricade negli errori della prima parte. Praticamente si cambia genere, ma la sostanza rimane la stessa e The Boy resta un film insignificante ma non così brutto da risultare per lo meno divertente. Insomma, la solita mediocrità contro cui combatto da non ricordo più quanti anni.


LATI POSITIVI: L'idea di fondo: la bambola (inquietantissima) che da metafora diventa rappresentazione reale-istica. Lauren Cohan per la gnoccagine. L'ambientazione gotica.

LATI NEGATIVI: Tutto il resto.

CONCLUSIONE: bocciato per troppa mediocrità!


9 commenti:

  1. ok l'atmosfera, il resto da buttare, soprattutto la seconda parte...

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    1. Più che la seconda parte, per me, è da buttare la resa di prima e seconda... e poi quel finale...

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  2. Condivido tutto, soprattutto la gnoccaggine!

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    1. Eh, peccato che la gnoccaggine non salvi il film :P

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  3. Finale davvero orribilante.
    Se ti va ne abbiamo parlato anche noi: http://illabirintodeldiavolo.blogspot.it/2016/05/the-boy.html

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  4. Il finale rovina senza dubbio le buone idee della parte centrale. Ma mi aspettavo molto peggio.

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    1. Ma fosse stato peggio, fosse stato un film veramente brutto, forse lo avrei apprezzato di più :D

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  5. 7 volte meglio di quel filmetto di Krampus

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