27 giugno 2016

Perfetti Sconosciuti (di Paolo Genovese, 2016)


LA TRAMA: tre coppie di amici si incontrano per una cena durante un'importane eclissi lunare. Eva e Rocco, Cosimo e Bianca, Lele e Carlotta. In più c'è Peppe, da solo perché la nuova fidanzata si è ammalata. Sette persone che durante la cena decidono di fare un gioco pericoloso: mettere i loro smartphone sul tavolo e rendere pubblico tutto quel che arriverà loro durante la serata.

IN POCHE PAROLE: continuando ad analizzare dinamiche di coppia, questa volta si sta a casa, in Italia, e si rimane piacevolmente sorpresi di fronte questa commedia amara di Paolo Genovese. Perfetti Sconosciuti è un film "medio" che ci parla della classe "media", prendendo l'uomo medio all'interno della coppia media italiana e permettendosi un'analisi dei meccanismi che la tengono a galla, le permettono di esistere se non di prosperare in un'ambiente ostile come quello medio borghese. Quasi un esperimento sociale dalle sinuose forme teatrali per un film "in interni" che non aspira a divenire cinema d'autore, ma vuole solo ereditare gli intenti della fu commedia all'italiana. 

Alcuni dei migliori volti del cinema nostrano si riuniscono e si lasciano dirigere da un Genovese stranamente in forma, che scrive una sceneggiatura serrata tra comicità e dramma, permettendosi pure un bel twist finale che non ribalta affatto quanto visto per tutta la durata del film, ma che permette, con amarezza ancora maggiore, ai suoi protagonisti di divenire personaggi reali(stici). Strano dirlo, ma mi è piaciuto. Un bel film, certamente imperfetto, che ci permette dopo tanto tempo di ridere di noi stessi e di palpare quell'ansia soffocante che tutti, una volta nella nostra vita, abbiamo sicuramente provato vedendo i nostri segreti più inconfessabili pericolosamente messi alla berlina.  

LATI POSITIVI: bel film che non aspira ad essere più di quello che è ma che affronta tematiche importanti, persino serie, senza per questo cadere pericolosamente nella seriosità assoluta. Alcuni tra i migliori volti nostrani diretti bene in un film scritto bene. Si ride (di noi stessi) e si piange (noi stessi). 

LATI NEGATIVI: personaggi femminili scritti peggio di quelli maschili, con attrici non all'altezza dei corrispettivi maschili. Il film richiede una sospensione dell'incredulità difficilissima da concedere, ma per fortuna durante tutta la visione lo si dimentica. Alcune ovvietà nel trattare i temi che si prefigge di trattare.


APPROFONDIMENTO

L'uomo è un'animale sociale e questo lo sappiamo. L'uomo necessita di vivere in branco. L'uomo non può evitare di metter su famiglia, non perché sia un animale monogamo ma per il semplice fatto di aver bisogno di un nucleo in cui proliferare. Fondamentalmente però all'uomo (inteso come essere umano) non piace rimanere da solo. Non troppo a lungo, almeno. Perché da soli è tutto più difficile. 
Ovviamente sto generalizzando, ma in linea di massima credo sia così. 
Un tempo l'uomo comunicava a portata di voce e di corpo. Un tempo la comunicazione era limpida, nei limiti del non detto e del sottinteso. Mano a mano però che i meccanismi sociali si sono consolidati e sono diventati più complessi, l'uomo ha sentito il bisogno di dissimulare, di nascondere, di fingere. Perché quegli stessi meccanismi hanno iniziato a soffocarlo. Necessari per permettergli di rimanere animale sociale, ma quasi "contro natura", artificiali, addirittura perversi.

La tecnologia, in un certo senso, ha favorito il ritorno ad una comunicazione di tipo primitivo, praticamente a portata di voce. La comunicazione istantanea al di là delle distanze. L'ha però anche modificata, in meglio o in peggio non saprei dire, l'ha sintetizzata come ha sintetizzato tutte le nostre vite. E il simbolo di questa sintesi sintetica è proprio lo smartphone: "scatola nera" delle nostre vite, vaso di Pandora, camera dei segreti. Se la comunicazione nell'epoca della realtà 2.0 si è moltiplicata, stessa cosa è successa ai segreti (necessari a mantenere intatti i meccanismi e le strutture sociali). Ma cosa succederebbe se all'interno di quegli stessi meccanismi, all'interno del branco, il vaso di Pandora venisse scoperto, quegli stessi segreti venissero svelati? 


Ecco allora cosa racconta Perfetti Sconosciuti, di Paolo Genovese: l'apertura della camera dei segreti. Tre coppie più un jolly si incontrano e decidono di fare un gioco pericoloso: rendere pubblici i contenuti dei loro smartphone leggendo ad alta voce messaggi, whatsapp e mail ricevuti durante la cena o facendo ascoltare in viva voce le telefonate. Il tutto durante un'eclissi... e si sa che non succedono mai cose buone durante le eclissi. 
Quindi abbiamo sette personaggi chiusi in una casa e le dinamiche di coppia e di gruppo che vengono sviscerate. Una commedia che sembrerebbe avere tutte le intenzioni di diventare nera e che in un certo senso lo fa, anche se a morire sono proprio quei meccanismi sociali che ci permettono di convivere con i nostri segreti e con quelli degli altri. 

In Perfetti Sconosciuti si ride ma non lo si fa con leggerezza. Anche quando le risate diventano sguaiate, c'è quella coltre di ansia che diventa sempre più corposa e più pesante. Perché sappiamo già che i nostri protagonisti hanno qualcosa da nascondere e non potrebbe essere altrimenti. Chi è che non ha qualcosa da nascondere, al giorno d'oggi? Noi lo sappiamo, noi spettatori ci riusciamo a rispecchiare in quel che accade, per quanto nel film tutto sia portato all'eccesso. Anche noi abbiamo qualcosa che non vorremmo condividere con nessuno, nemmeno con i nostri migliori amici. 
Il film procede per accumulo, si sommano le parole, le azioni, le possibilità. Tutto si avvicina inevitabilmente all'esplosione e non è un segreto, lo sappiamo noi, lo sanno i personaggi. Per questo regia e sceneggiatura giocano con le attese, con le pause e con il ritmo serrato garantito dai dialoghi e da attori che si prestano alla perfezione, tra i migliori volti del panorama locale con il mattatore Giuseppe Battiston, il posato Marco Giallini, l'istrionico Mastrandrea (il mio preferito) e il burino Edoardo Leo. Mentre sottotono mi sono parsi personaggi e attrici femminili, forse persino troppo finti a confronto con la loro controparte. L'unica a risaltare, personalmente, è Kasia Smutniak.


Perfetti Sconosciuti rappresenta un bellissimo (?) purgatorio sociale che condanna tutti i commensali all'inferno e noi spettatori veniamo coinvolti, consapevoli che ci sia qualcosa di sbagliato che comunque fa parte del nostro quotidiano. La struttura teatrale che ricorda il Polanski di Carnage o Venere in Pelliccia si incontra/scontra con la commedia all'italiana che mette alla berlina usi e costumi (pensieri) italioti con il rischio di sfociare spesso nel dramma tragico per poi essere ribaltato con un finale che ha quasi del fantascientifico, alla sliding doors
Alla fine Perfetti Sconosciuti si rivela un film comico e violento, grottesco e cattivo, crudele e dolciastro. perché no, persino horror, a voler esagerare. Pur non eccellendo fa il suo, quasi a voler dimostrare che il cinema medio italiano non è morto e che anche uno come Genovese, che nella mediocre commedia ci ha sguazzato, può tirar fuori dal cilindro qualcosa di buono. E se può farlo lui, lo possono fare anche gli altri. 

CONCLUSIONI: un buon film che gioca con i drammi contemporanei e l'idea di gruppo sociale o di coppia. Che smantella le strutture ipocrite del vivere comune e ci insegna che nessuno conosce nessuno davvero, che ognuno ha i suoi segreti e che per liberarsi del perverso senso di colpa che ci attanaglia dovremmo liberarci anche delle finzioni sociali, meccanismi da noi creati ma di cui siamo diventati vittime. Bello e crudele, si ride e si resta ansiosi ad osservare la risoluzione finale. Non male davvero ma di certo non perfetto, anzi, Peccato per certe banalità e il solito urlato tutto italiano che ad un certo punto subentra.

12 commenti:

  1. Piaciuto molto, moltissimo!
    Script solido, attori (più o meno in parte) e atmosfere teatrali in cui ho francamente sguazzato. :)

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    1. Sì, la solidità permette di non strafare e di rimanere in binari surreali ma comunque ancorati fortemente alla realtà (è surreale il gioco stesso, infondo, come lo è il finale)

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  2. Ancora mi manca, faccio fatica a convincermene ma a breve lo vedrò.

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    1. No no, convinciti, fidati, guardalo che ti piacerà, ci scommetto ;)

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  3. Ero partito molto prevenuto... Mi aspettavo una copia di "Carnage". Invece mi ha sorpreso, si è mostrato un buon film.

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    1. Figurati io che ho pure visto The Invitation (che farà presto in TV) ma per fortuna non ho provato nessun senso di deja vu

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  4. Partivo prevenuto anch'io, e mi ha sorpreso in positivo.
    Non un Capolavoro, ma per me meglio del tanto decantato Carnage.

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    1. Bah, fondamentalmente sono due poetiche diverse anche se la forma è simile. Io ho amato tutti e due sinceramente, ma il bello è che non mi sarei mai aspettato di amare un film italiano di Genovese xD

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  5. Amici da almeno vent'anni che non si sono mai nemmeno capiti. Una cena dove non si mangia. Il giochino buttato lì ed accettato a cuorleggero come se fossero già più o meno d'accordo, le sottotrame singole smarrite all'improvviso al momento in cui si inserisce l'omosessualità. Il duetto di sguardi pazzesco tra Battiston e Mastrandrea umiliato dai dialoghi, TUTTE le figure femminili disagiate forte-forte. VOLEVA cercare di essere il "saturno Contro" dei trentenni odierni, non gli allaccia manco le scarpe (e non stiamo certo parlando di un capolavoro...). Finnale "consolatorio" salvatutto dello stampo "HABBIAMO SKERZATTTOOOO1!!1!"

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    1. Dovresti riguardare il film e guardare i tuoi amici con occhio diverso:

      1) Amici da almeno vent'anni che non si sono mai nemmeno capiti - Figurati che ho amici da più o meno gli stessi anni che ancora si sorprendono di me e non conoscono tutti di me.

      2) Una cena dove non si mangia - si mangia, lo fanno pure vedere...

      3) Il giochino buttato lì ed accettato a cuorleggero come se fossero già più o meno d'accordo - buttato lì da chi aveva meno da temere e accettato neanche tanto a cuor leggero (che se poi non lo accettavano, ci sarebbe stato da chiedersi perchè)

      4) le sottotrame singole smarrite all'improvviso al momento in cui si inserisce l'omosessualità - ripeto, a me non sembra, semplicemente quella dell'omosessualità diventa la più prominente (che poi ok, è stata affrontata con superficialità)

      5) TUTTE le figure femminili disagiate forte-forte - Bah, davvero, conosci troppe persone normali mi sa XD

      6) Saturno Contro è una cagata pazzesca (parere personale) e non lo vedo come possibile ispirazione di questo.

      7) Minchia, se questo è un finale consolatorio :D dai, io ci ho visto tutto tranne che consolazione.

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    2. Detto questo, io le figure femminili le ho trovate inconsistenti e credo che si punti troppo sulla sospensione dell'incredulità, giusto per rimanere onesti... ma l'ho già scritto nel post!

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    3. 1) Io infatti quelli NON li considero amici!! XD Però credo che su questo argomento dilungarsi significherebbe esplicitare il grado di serena sociopatia misantropa che mi accompagna e quindi lasciamo stà... X'D
      2)Ripeto, per un'Italia rappresentata così "actual" c'è DAVVERO poco o nulla del cibo, in pratiuca un pretesto e NON E? assolutamente realistico il loro interagire con l'ambiente scenico.

      3)MA Anche no...poi sarebbe da rivedere bene il fatidico "momento sliding door" per me del tutto assente.

      4)Io davvero ho faticato a capire come le varie vicende potessero morire lì in quel modo nelle facce e nelle intenzioni dei personaggi... [A LATO: mai viste delle persone di quell'età avere tutta quell'attività serale nel telefono, giuro XD]

      5)Era una zuppa di stereotipi femminili beceri che Sorrentino levati per cortesia...

      6)Siamo d'accordo ma ripeto che L'affresco generaziuonale in convivio è smaccato-

      7)L'ho messo appositamente tra virgolette ;)

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