29 giugno 2016

The Voices (di Marjane Satrapi, 2014)


LA TRAMAJerry è un uomo buono e malato che cerca di sopravvivere alla malattia mentale che lo affligge. Uno psicotico che sente le voci, quella del suo gatto Mr. Whiskers e quella del suo cane Bosco, suoi unici veri amici. Ma quando le medicine, l'unico modo per rimanere incollati al mondo reale ma che ti rivelano una realtà squallida e sporca, vengono messe da parte, è la parte più malvagia di Jerry a prendere il sopravvento. Ed è così che un uomo buono e malato diventa anche pericoloso. 

IN POCHE PAROLE: una commedia nera, una horror comedy, uno splatter grottesco con poco sangue (quasi senza)... non sono proprio sicuro di come inquadrare questo The Voices. Perché comedy sì, ma si ride proprio poco, al massimo si sorride con la morte in fondo al cuore per un personaggio "one man show" che la morte la distribuisce ma senza averne veramente colpa. E' la malattia mentale ragazzi, affrontata con la leggerezza crudele di un bambino cattivo. Alla regia c'è Marjane Satrapi (quella che ha scritto Persepolis, esatto) mentre alla sceneggiatura Michael R. Perry, per intenderci il cane che ha scritto Paranormal Activity 2... e sembra quasi che due anime così diverse si equilibrino in un mix dagli esiti non tanto facili da inquadrare.

Perché The Voices funziona ma ha l'anima malinconica del racconto di provincia con un borderline come protagonista: una storia che sai già dove andrà a finire, che ti fa affezionare al protagonista/antagonista, che ti sollazza ma mette anche a disagio e forse esagera con un finale troppo sopra le righe.

LATI POSITIVI: bella storia, malinconica e divertente allo stesso tempo, ma davvero non c'è nulla da ridere. Stranamente con un Ryan Reynolds in partissima.

LATI NEGATIVI: finale un po' esagerato, scrittura un po' troppo superficiale. 


APPROFONDIMENTO

The Voices è una horror comedy nerissima e che non fa ridere ma sorridere, con la sensazione di disagio che è in grado di lasciarti addosso. Un disagio unto ma che rimane distaccato, perché il film non ha il potere di proiettare lo spettatore al suo interno: si rimane distaccati, si prendono le parti di un protagonista malato e solo, ma non ci prova nemmeno a farti sentire al suo posto. Prova piuttosto a farti entrare nel suo mondo di malattia e follia, sostituendolo a quello reale che subentra solo in poche scene, magari quando la pazzia dello stesso si attenua o attraverso gli occhi di quei pochi personaggi/vittime che, una volta scoperta la vera natura di Jerry, sono destinati alla dipartita. Perché la realtà in cui il nostro protagonista vive è fatta su misura dalla sua mente per poter sopravvivere in un mondo che rifiuta le sue psicosi e che Jerry non può accettare come suo.

The Voices, pur volendo sembrare leggero, non lo è. Per certi versi mi ha ricordato Spider di David Cronenberg, una versione superficiale di un film d'autore, una lettura cinematografica non della schizofrenia ma di un profondo stato dissociativo. Non è, in questo caso, il concetto di identità a essere messo in dubbio, ma quello di realtà. Una realtà schifosa che la malattia rende accettabile, vivibile e che le medicine rivelano per quello che è. Una realtà in cui alla solitudine si suppliscono le voci, al dolore la leggerezza della finzione, Jerry, che non ha nulla, che è stato privato di tutto - l'affetto materno, quello paterno, il rispetto, gli amici, l'amore - prova a colmare il proprio vuoto esistenziale con la vastità della propria vita interiore. E' un bambino che ridipinge la propria esistenza con dolci color pastello, ma che in realtà non fa altro che fingere che il mondo squallido, unto, sporco in cui vive non esista. 


Insomma, un film particolare che forse è stato affrontato con un po' troppa superficialità in fase di scrittura. soprattutto in un finale forse addirittura esagerato. La regia, d'altra parte, funziona bene e non te l'aspetti proprio una come Marjane Satrapi a dirigere un lavoro del genere. Funzionano anche gli attori, Ryan Reynolds compreso, anche se la mia attenzione è stata attirata soprattutto dalle forme sinuose bella e sexy Gemma Arterton.

CONCLUSIONI: The Voices è una commedia nera carina, un horror che vorrebbe essere leggero ma non può, perché ti appesantisce il cuore. Un po' di attenzione in più da parte dello sceneggiatore avrebbe giovato, ma anche così quello della Satrapi resta un buon film, da vedere senza grandi aspettative.

4 commenti:

  1. Criticatissimo, ma a me era piaciuto molto - da gattaro e amante degli slasher rètro. Reynolds, che a me anche in Deadpool è stato troppo sulle palle, bravissimo; e ricordo ancora il kitsch ricercato dei titoli di coda. :-D

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    1. Quei titoli di coda a me non sono piaciuti proprio, fanno parte del finale che non ho apprezzato!

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  2. Per me orribile... sapere che era della Satrapi mi ha fatto morire dentro.

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    1. Sì, avevo letto la tua recensione e in effetti non è un film che ti aspetti dalla Satrapi

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