Batman: The Killing Joke - il film animato (di Sam Liu, 2016)


Il Joker è assolutamente il mio villan preferito dei fumetti. Anzi, no: il Joker è assolutamente il mio villan preferito IN ASSOLUTO. Sì, avete capito bene, lo inserisco al di sopra di qualunque altro cattivo della storia dell'intrattenimento, del cinema, della TV, dei fumetti e dei libri. Non esiste, per me, nessuno al di sopra di lui. Il perché credo sia facile da intuire: si tratta di fascino. E non il fascino del male, quello che attecchisce più facilmente, bensì il fascino della follia. Questo perché Joker non è "cattivo". Fa cosa cattive, terribili, tremende, sadiche, assolutamente inaccettabili e perverse, ma non lo fa per ottenere un tornaconto personale. Il male che Joker fa non è legato ai soldi, al potere o alla violenza: è legato al caos, all'anarchia, all'abbattere regole, istituzioni. Il Joker vuole rivoluzionare la realtà nel tentativo di annullare e fare a pezzi la razionalità. Il Joker è sì un assassino, un mostro, ma è soprattutto la mostruosità annidata nelle profondità della psiche di ogni essere umano, tenuta a bada dalle catene della razionalità. Una volta spezzate queste catene, la bestia è libera e sul suo cammino non può fa altro che portare caos e distruzione. Che poi questa mostruosità trova spazio nel mondo del crimine (ma non asservito ad esso, anzi) è solo uno stratagemma per poter anteporre questo personaggio bellissimo, variegato e complesso al suo avversario naturale: Batman.

A dire il vero, credo che quanto detto sia valido in generale, ma poi le caratteristiche che il Joker ha assunto nel corso della propria vita editoriale sono state varie e variegate. Il Joker (come Batman, del resto) è un personaggio che, costantemente coerente, non è mai stato uguale a se stesso. Ricordiamo, ad esempio, che inizialmente non era altro che un folle rapinatore. Noi però oggi non ci cureremo delle sue tantissime incarnazioni, ma rifletteremo su quella che più ci interessa, sul Joker che ci serve oggi, ovvero quello di Batman: The Killing Joke


Batman: The Killing Joke è un graphic novel del 1988 scritto da Alan Moore e disegnato da Brian Bolland. Inizialmente fuori continuity dall'universo DC Comics, ne è diventato poi parte integrante poiché pone puntini di sospensione sulle origini del Principe Pagliaccio del crimine di Ghotam City. Per la prima volta, infatti, vengono dati degli indizi sulla storia di questo personaggio, sulla genesi del folle per eccellenza. Un racconto che il lettore all'inizio prende assolutamente per buono ma che poi viene quasi negato dallo stesso personaggio che ammette: a volte preferisce ricordare le cose a modo suo, cambiare le cose, così poco sicuro si dice della propria memoria. Questo perché a Joker la realtà non interessa: il reale è basato sul razionale e lui rifiuta la razionalità. Probabilmente perché non riesce più a capire cosa sia. Ora, questo particolare non deve rivelarsi fuorviante: il Joker è irrazionale ma mai poco lucido. Anzi, in Batman: The Killing Joke la lucidità del suo perverso e sadico piano mette in difficoltà lo stesso Batman, che dopo l'ennesima fuga del suo arcinemico dall'Arkham Asylum non si sarebbe mai aspettato un nesso logico nelle azioni del clown. Lo scopo di Joker infatti è quello di dimostrare un assunto fondamentale: chiunque può impazzire dopo una giornata storta. E' quello che è successo a lui? Intuiamo di sì ma, come per tutte le cose che riguardano il nostro clown preferito, non ne possiamo essere sicuri. Ma sta proprio qui la bellezza del personaggio: non ci da appigli, non possiamo e potremo mai comprenderlo appieno, mai dire di conoscerlo veramente. Lo afferma Batman stesso: come posso odiarlo così tanto e non conoscerlo affatto?

Oggi però non voglio parlare di Batman: The Killing Joke fumetto. L'ho letto anni fa e non me lo ricordo così bene. Oggi invece voglio parlarvi di un altro Batman: The Killing Joke: il film animato uscito per il mercato home video proprio quest'anno, nel 2016, e diretto da Sam Liu.


Al contrario di quanto possa far pensare l'omonimia del titolo, l'opera animata non è il semplice e pedissequo adattamento della controparte cartacea, bensì un'operazione più complessa divisa in due parti: la prima totalmente incentrata sulla figura di Batgirl e sul suo rapporto con Batman, la seconda fedele (addirittura una fotocopia, se non ricordo male) traslazione delle pagine del fumetto. Questa doppia anima di un'opera tanto attesa ha fatto andare su tutte le furie, ovviamente, i fan del GN di Moore, ma questo mi appare anche abbastanza ovvio: i fan di qualunque autore sono poco inclini ad accettare chi si prende libertà rispetto all'opera del medesimo.
In realtà, in The Killing Joke (film) convivono due episodi strettamente legati tra loro. Nel primo assistiamo ad una eviscerazione del rapporto tra Batman e Batgirl, che per ovvie ragioni di spoiler non vi starò qui a raccontare (ma credetemi, vi lascerà persino interdetti), importantissima per poi connotare i personaggi nella seconda parte e comprendere meglio determinate razioni degli stessi. Seconda parte che rientra poi in carreggiata, ricollegandosi certamente alla prima ma in linea di massima fedele al 99% con il capolavoro cartaceo. 


Le differenze più eclatanti stanno nell'aggiornamento temporale di The Killing Joke. Questo perché Moore scrisse questa sua opera quasi trent'anni fa e, nel frattempo, i tempi sono cambiati. Le apparecchiature di Batman hanno subito l'avanzata tecnologica, così come i mezzi di comunicazione. The Killing Joke, nelle mani dello sceneggiatore Brian Azzarello, si aggiorna e diventa lo specchio perfetto della nostra modernità. Per il resto funziona esattamente come funziona l'opera del 1988, trasla esattamente i significati che l'autore originale aveva voluto dargli e ci pone un Batman anteposto a Joker ma che, allo stesso tempo, vuole evitare il perenne scontro tra i due, non scontro dicotomico come in molti pensano ma battaglia tra anime affini. Per l'uomo pipistrello, infondo, ci deve essere un modo per evitare di uccidersi a vicenda. Ma perché Batman sembra così interessato a salvare il suo arcinemico? Forse perché, facendolo, salverebbe anche se stesso: è indubbio che siano più le cose che accomunano i due rispetto a quelle che li differenziano. Come Joker, anche Batman è diventato quello che è in seguito ad una "giornata storta" e sicuramente chi combatte il crimine mascherato da pipistrello tanto sano di mente non è. Ecco, il film animato diretto da Liu non è altro che il fumetto portato su schermo. Il senso del tutto resta quello dato dal Bardo: una decostruzione dei personaggi. 


Per questo non vedremo, questa volta, un Joker interessato a rapinare banche o ad ammazzare gente per portare il caos. No. Questa volta c'è un vero e proprio piano da portare a termine, per dimostrare che la follia è liberazione dalle paure, dalle ipocrisie e dal dolore. La follia è uno stato alternativo a cui chiunque può accedere e che renderebbe simile al Joker anche la persona più buona, leale e razionale del mondo. Per tutti questi motivi, non assisteremo nemmeno al classico scontro tra l'eroe e il suo nemico. Non ad uno scontro fisico, almeno. Perché, infondo, il Joker è ciò che Batman avrebbe sempre potuto essere. Come una volta lo aveva definito il clown, Bruce Wayne è il frutto dello stesso albero caduto dalla parte sbagliata.

L'assoluta coerenza del film con il fumetto, secondo me, è sia il pregio che il difetto più grande di questo lavoro. Se da un lato infatti nessuno avrebbe potuto azzardarsi a cambiare le carte messe in tavola da Moore tanti anni fa, allo stesso tempo viene aggiunto poco, pochissimo. Si tratta comunque di un'opera matura, per adulti, crudele, forte e a tratti spietata. Ma non si arrischia a fare quel passetto in più che avrebbe permesso al lavoro di aggiungere qualcosa di importante, di divenire qualcosa di più, di appropriarsi totalmente del mezzo audiovisivo. Il risultato è una bella trasposizione che, appunto, rimane una trasposizione e, in tal senso, appare quasi monca, superficiale. Sono questi i motivi per cui, in un certo senso, ho apprezzato molto la prima parte, quasi totalmente libera dalle catene imposte dal racconto originale. Questo è anche il motivo, però, per cui il finale raggiunge una potenza incredibile: non lo nego, quando Batman e Joker ridono insieme per la barzelletta di quest'ultimo, ho avuto i brividi e mi è venuta la pelle d'oca. Ecco, quello è un momento perfetto, in cui le voci, il sonoro, potenziano il lavoro delle immagini e lo rendono unico. 

A parte questo, Batman: The Killing Joke è un "cartone animato" ottimo, da guardare assolutamente, ma che forse accontenterà di più i "novizi" rispetto allo zoccolo duro di fan. O sarà il contrario? 

Commenti

  1. Ti dico solo che mio fratello ha la stanza tappezzata di poster di Joker. A ogni occasione - carnevale, Halloween e fiere varie - ci si traveste. Mio fratello ha vent'anni, eh. Chissà se questo l'ha già visto. :)

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    1. Tuo fratello è un grande :D e se non l'ha visto faglielo vedere... e guardalo pure tu, mi raccomando!

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  2. Sono curioso di vederlo, che sto sentendo pareri sempre più contrastanti tra loro.

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  3. Sono curioso anch'io, ho sempre adorato Joker.
    Recupererò.

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