Somnia (di Mike Flanagan, 2016)


LA TRAMA: Jessie e Mark hanno perso il loro bambino per un incidente domestico e, non potendone avere altri, hanno deciso di adottare il piccolo Cody,, dolcissimo, educatissimo e sfortunatissimo bambino di otto anni. Ma Cody nasconde un segreto: quando dorme i suoi sogni prendono vita. E, assieme ai sogni, anche una terribile presenza.

IN POCHE PAROLE: fiaba horror che parte benissimo sviscerando l'ormai abusato (e di gran moda) tema della perdita in maniera poetica, dolce/amara e, perché no, psicologicamente violenta, mostrando una realtà fatta di chiaroscuro in cui nessuno è buono, nessuno è cattivo e la più grande colpa è forse l'egoismo. Peccato solo che dopo un'ora Somnia, di Mike Flanagan, si perda e diventi un horror commerciale come tanti altri, lasciando a casa lo stile inconfondibile del regista in nome di non si capisce quale necessità di livellarsi sulla (bassa) media generale.

Girato nel 2015, uscito solo adesso nel 2016, Before I Wake (questo il titolo originale) avrebbe potuto essere l'ennesimo film per le masse ma di livello, dimostrandosi invece una cosetta mediocre in grado di perdere tutto lo spessore dimostrato nella prima parte con una seconda (ed un finale) per me assolutamente insufficienti. Flanagan, che come al solito dirige, scrive e monta, probabilmente deve aver subito qualche pressione esterna ma, a parer mio, questo è il secondo film che floppa (dopo Hush). Non fraintendetemi, non andiamo mai al di sotto (nell'insieme) di una sufficienza stiracchiata o di una abbondante mediocrità, ma in giro c'è di meglio (The Conjuring 2, ad esempio).

LATI POSITIVI: prima parte bellissima, favola dark e horror di spessore. Un bambino protagonista praticamente perfetto (Jacob Tremblay) e un comparto visivo da urlo, con un mostro niente male.

LATI NEGATIVI: finale pessimo, attori di contorno abbastanza deboli, soprattutto Kate Bosworth sulle cui esili spalle si dovrebbe sorreggere gran parte della pellicola. Sceneggiatura scritta con i piedi. 



APPROFONDIMENTO:

A me i film di Mike Flanagan piacevano da morire, lo giuro. Quindi non parlerei mai male di questo regista a prescindere, non ci proverei nemmeno, sarebbe assolutamente come fare un torto a me stesso. 'Sto tizio che ha esordito nel sempre più lontano 2011, con quel gioiellino indi di Absentia, e che poi ha fatto il suo ingresso trionfale nel cinema "che conta", quello commerciale a budget più alto con Oculus, che per me resta uno degli horror più belli del decennio. E alla fine pensavo di aver trovato il mio nuovo nume tutelare in campo horror, ma così non è stato, perché il tempo è galantuomo, bisogna pur mangiare ma, a conti fatti, mi sento quasi tradito, sedotto e abbandonato, nonostante sembra davvero che io sia l'unico a cui Flanagan ha fatto questo effetto e davvero mi sto chiedendo come sia possibile. 

Ho già parlato non molto bene di Il terrore del silenzio, ovvero Hush, thriller in stile home invasion sempre di quest'anno, ma mai avrei pensato di parlare tanto male di Somnia, al secolo Before I Wake, fiaba horror che parte bene (benissimo) e poi boh, diventa un abominio dalla sceneggiatura colabrodo, dallo stile confusionario e dal finale insulso. 

Sembra quasi che sia intervenuta una mano esterna, almeno in fase di scrittura. Altrimenti non si spiega la deriva che questo film assume. Perché, andando con ordine, si tratta di un horror dai contenuti (ma anche l'estetica) fiabeschi che ribalta (come spesso succede nei film di Flanagan) un tipico topos del cinema dell'orrore, in questo caso l'incubo. L'incubo che pervade/invade la realtà e che assume connotati fisici. L'incubo che non è più porta verso l'altrove ma rappresentazione di una realtà filtrata. Il sogno, quindi, come metabolizzazione del dolore, della sofferenza, della meraviglia o dell'incomprensibile, che diventa incubo una volta contaminato dalla realtà. In Somnia non ci sono incursioni della realtà nell'incubo, non è l'incubo a farsi reale ma l'incubo che si fa carne, restando incubo ma prendendo forma nel reale. 


A fare da tramite è il piccolo Cody, che quando dorme permette al suo mondo onirico di prendere forma. Ma è un onirismo razionale, che poco ha a che fare con l'inconscio e le sue sfumature. Più in là, nel film, verso la fine, scopriremo che attraverso il sogno Cody razionalizza ciò che non può comprendere, le pulsioni e gli avvenimenti. Lo stesso accade con i traumi, presenti e passati, che lui sublima in incubi e nella figura di un mostro, l'Uomo Cancro. Controversa come se non ci fosse un domani e primo segno di cedimento da parte di uno script superficiale. Perché se inizialmente poco ci importa dei possibili risvolti della trama, incantati come siamo da una rappresentazione fiabesca del più classico tema della perdita, ormai onnipresente ma mai trattato con piglio tanto sognante, ad un tratto ci troviamo a dover fare i conti con la standardizzazione del film nei parametri dell'horror commerciale contemporaneo. Con un colpo di spugna, così, ad un tratto, si fa prendere a Somnia un'altra direzione, trasformandolo nel solito film-cliché fatto di jump scare, spaventi a buon mercato e trovate sconclusionate fino a un finale che, tra uno spiegone e l'altro, non spiega assolutamente nulla, rivelandosi scritto col culo.

Non è che poi le scelte registiche siano da meno. Perché Flanagan dirige un grande film per almeno un'ora, non cede quasi mai a trucchetti di bassa lega e si prende lo spazio di cui ha bisogno per bellissime scene immaginifiche fatte di farfalle e uomini neri inquietantissimi. Ma ad un tratto sembra perdere il controllo della propria creatura e rifugiarsi nella banalità visiva, tra i soliti giochi di luce, le scene surreali e l'orrore weird che va tanto di moda adesso. Fino a ricercare il colpo di coda ricattatorio, spremendo qualche lacrima allo spettatore confuso. E non basta Jacob Tremblay, a dispetto dell'età il più grande attore attualmente in circolazione, a salvare la baracca, soprattutto se scegli di lasciare il film totalmente sulle spalle di un'attrice cane come Kate Bosworth e di intramezzare la narrazione con scene dall'inutilità disarmante. 


Attenzione, un po' di spoiler!

Per chiarire che non sono prevenuto, spiegatemi che senso ha creare un mostro, chiamarlo Uomo Cancro, dire che si è preso la mamma di Cody e poi arrivare ad una risoluzione finale che non fa altro che spiegarci quel che avevamo capito (che ci avevano GIA' fatto capire) a dieci minuti dall'inizio del film, ovvero che il mostro rappresenta il cancro che si era portato via la madre di Cody nel tentativo del bambino (solo un bambino, ricordiamolo) di razionalizzare la cosa. E, spiegatemi, che senso a dedicare cinque minuti di film al mega (inutile) spiegone, per poi lasciar insolute ovvie scempiaggini narrative: in un  film che tenta la razionalizzazione dei meccanismi onirici, dove minchia sono finite le persone che il mostro aveva "preso"? E se sono morte, come diavolo è possibile che siano scomparse? E soprattutto, perché una moglie che ha appena perso il proprio marito parla di una perdita del genere con tanta leggerezza, senza preoccuparsene? 

CONCLUSIONI: in conclusione, Somnia è un film che parte benissimo, che potrebbe trascendere l'horror divenendo qualcosa di più bello, più completo, più profondo. Ma che poi non ce la fa, non vuole farcela o è divenuto vittima di qualche problema produttivo di cui non sono a conoscenza. E svacca, divenendo (scusate il francesismo) una vera merda. Alla fine, di media, non si cade lontano da una abbondante mediocrità che ha però il pregio di non essere totalmente anonima. A questo punto mi viene da pensare che il cinema "commerciale" abbia fatto male a Mike Flanagan, che comunque la sua abilità l'ha già dimostrata. O forse era tutto un bluff, chi lo sa. Di sicuro darò lui un'ultima possibilità.

Commenti

  1. sono d'accordo mi sono veramente annoiato...

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    1. Io non mi sono annoiato per per almeno un'ora mi è piaciuto tanto. Poi mi sono cadute le braccia!

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