26 agosto 2016

Lights Out (di David F. Sandberg, 2016)


Ultimamente mi è capitato di fare una breve chiacchierata sul cinema horror, in generale. E' stato un attimo, un fugace scambio di opinioni, ma quel che mi ha colpito di questa conversazione è stata un'ovvietà a cui non avevo mai pensato: ad alcune persone non piace l'horror per la mancanza di realismo. Nel senso che, per essere spaventate da un film, alcuni devono potersi rispecchiare nella situazione. Se quest'ultima è improbabile, allora niente paura e (a molti) un film horror che non fa paura non piace.
Quindi, se prendi un Jason o un Michael o un Freddy, al di là delle connotazioni che sono state date ai film di cui sono protagonisti, il meccanismo della paura non funziona.
Eppure c'è dell'altro. Io non credo valga l'idea che se una cosa può capitarmi, allora mi fa paura. Credo piuttosto che sia il contrario: la paura scaturisce dall'idea, per quanto remota o impossibile, che una cosa vista in video potrebbe capitare anche a me. Mi spiego meglio: Se guardo un film sui fantasmi, per essere "spaventato" devo credere negli spettri ma la cosa non basterebbe. La paura scaturisce dall'idea che, per quanto impossibile, il fantasma che compare nella camera da letto del personaggio potrebbe comparire anche nella mia. E un'idea del genere può nascere anche in chi, nei fantasmi, non ci crede. Sta anche qui, credo, la bravura di chi il film lo ha fatto. E lo so, non c'è nulla di razionale in tutto questo, ma razionalità e paura non vanno quasi a braccetto.

Ovviamente, perché questo meccanismo funzioni, ci deve essere una predisposizione, tanto da parte del film quanto da quella dello spettatore. Ad esempio, se io guardo Nightmare o Venerdì 13, non mi spavento e non mi posso spaventare, perché non sono predisposto ad aver paura di mostri serial killer. Magari da bambino mi cagavo sotto ma, appunto, ero un bambino. Oppure ci sono film splatter che mai e poi mai faranno paura, perché quei film non sono predisposti allo spavento, a loro interessa disgustare, magari.


Esiste poi un ultimo presupposto che può impedire a qualcuno di spaventarsi di fronte a un film che vuole far paura e nei cui confronti siamo persino predisposti: troppe pellicole che trattano (più o meno) lo stesso argomento. Il motivo è semplice: troppi film più o meno tutti uguali o con gli stessi meccanismi, non permettono allo spettatore di proiettare le proprie paure, tanto nel film quanto dal film alla realtà. 

Per questo un film potenzialmente pauroso come Lights Out, almeno personalmente, non fa paura. 

Ora, io l'ho visto al cinema con una sala di ragazzini indiavolati che mi ha fatto impazzire, ma poi ho rivisto il film a casetta mia, in lingua originale. Credo ancora che quella "home" sia la dimensione ideale per prodotti del genere, ma devo ammettere che, nonostante le condizioni, ho apprezzato maggiormente la pellicola in sala grazie al sistema dolby della stessa. Il motivo è semplice: l'effetto sonoro amplifica gli spaventi e questo è indicativo e inquadra Lights Out tra i soliti film attuali. 
Parliamoci chiaro però: Lights Out non è il solito horror mediocre ma, più semplicemente, il solito horror. Ed è proprio in questo "solito" che sta il problema. Perché qualche carta da giocare ce l'ha, ma si perde nel mezzo della solita solfa vista e rivista. Sono alcune belle scene, gioielli incastonati in una collana di bigiotteria. 


E forse il regista David F. Sandberg si rivela pure bravo a gestire la tensione e a non cadere in alcune ovvietà tipiche dei finali horror da un decennio a questa parte. Solo che riesce a scalfire solo la superficie. Molto meglio gli era andato con il corto omonimo da cui il film è tratto e che aveva egli stesso girato (potete recuperarlo in questo post), dove in pochi minuti gestiva bene la tensione fino ad arrivare ad un finale beffardo e spaventoso. Questa volta però, come al solto, i tempi si dilatano, le idee (seppur buone) ad un certo punto lasciano il passo e manca quel lato beffardo che nel corto spiazzava lo spettatore. Ma, soprattutto, non riesce a spaventare davvero perché ricade in situazioni ormai comuni, per quanto gestite (quasi sempre) al meglio. 

Alla fine, quindi, un nuovo niente di fatto per l'horror commerciale americano. Sicuramente Lights Out, col traino del nome di James Wan tra i produttori, avrà fatto un buon incasso, ma io resto poco convinto e vado a riguardarmi il corto originale che è meglio. 


9 commenti:

  1. Qualche salto lo fa fare, il cast è discreto... ma la trama, la storia dello spettro e della mamma di lei, l'ho trovata davvero ridicola. Poteva essere meglio, magari con una durata superiore all'ora e quindici - manco i cartoni della Melevisione. Bruttino, per me. Parecchio.
    Il corto, invece, mi aveva pietrificato, all'epoca. :)

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    1. Il corto era fantastico, mi terrorizzò!

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  2. Un film che mi attira molto, sopratutto per lo spaventoso tema, spero perciò di vederlo presto ;)

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    1. Forse sulla carta convince più che sulla pellicola. Intanto, se non lo hai fatto, vediti il corto da cui è tratto ;)

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  3. alla fine per me un film horror può essere bello anche se non fa paura, ancora non lo guardo ma mi aspettavo la roba che hai descritto...

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    1. Certo, la bellezza estetica o i contenuti possono andare al di la di qualunque spavento :)

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  4. Vero, non viene da dargli addosso per sciocchezze o mancanze, ma il tutto scorre per binari troppo, troppo già codificati.
    Ti aspetti ogni singola scena. Fortunatamente però non c'è stato il "finto" lieto fine, poi bùù!


    Per il discorso iniziale, personalmente l'horror piace perchè fa paura ma non solo, credo di apprezzarlo molto perchè tenta qualcosa di nuovo, che ci porta via da una realtà priva dell'inaspettato.

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    1. Il finale forse è la cosa più positiva del film.

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  5. E dire che volevo quasi dargli una chance...

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