01 settembre 2016

The Darkness (di Greg McLean, 2016)


Durante una vacanza nel Grand Canyon il giovane Mikey, bambino autistico, risveglia senza volerlo un gruppo di entità sovrannaturali che risiedono ell'oscurità. Li porterà a casa con se, causado alla sua famiglia una serie di guai mortali e permetendo alle entità di prendere il sopravvento.

E' inquietante come la grande industria risucchi le energie. Metabolizzi le idee. Sfrutti il talento. Tutto questo solo ed esclusivamente per ottenere profitto. E per profitto non intendo solo i "big money" ma anche immagine, la supremazia sul mercato, il controllo. Questo vale in tutti i campi, in tutte le salse. Quindi, ovviamente, vale anche per l'industria cinematografica. 

Ad esempio, c'è la Blumhouse Productions, una casa di produzione di film horror che ha avuto il demerito di livellare tutto il mercato su livelli medi, talvolta medio-alti, quasi sempre medio bassi. Piano piano, col tempo, la piccola casa di produzione di Jason Blum ha ottenuto i risultati di una grande azienda, raggiungendo un certo profitto, non necessariamente i miliardi ma sicuramente una posizione preminente nell'industria americana del cinema di genere.
Per fare questo, come ho detto sopra, la Blumhouse non ha fatto altro che risucchiare energie, metabolizzare idee, sfruttare il talento. L'esempio che mi piace fare più di altri è quello di Mike Flanagan, ma sicuramente possiamo buttare nel calderone anche Greg McLean, che per chi non lo sapesse è il regista/autore dei due ottimi Wolf Creek. McLean, australiano, è arrivato in America, è caduto tra le grinfie di Blum è ha co-scritto e diretto una cagata, ovvero The Darkness.


Ora, questo The Darkness non è propriamente un brutto film. Quando ormai dico "cagata" dovreste ben capire che mi riferisco al solito prodotto da cestone del supermercato, che non sa di niente, magari uscito già vecchio. Ciò di cui parlo praticamente in ogni mio post, insomma, credo che anche voi ne abbiate la nausea. Per questo non voglio necessariamente parlare di The Darkness: ci sarebbe poco da dire. Ci sarebbe da raccontare che si tratta di un film basato sui jump scare, che abbandona l'indagine psicologica dei personaggi e le interazioni tra gli stessi per dedicarsi al solito baraccone di effetti speciali, spaventi, sbalzi di volume e compagnia cantante. Potrei dire che sono andati a raccogliere ottimi attori per metterli nei panni di bidimensionali e stereotipati avanzi di qualche scena tagliata da Poltergeist (il remake) per tirar su il classico horror con le presenza che, appunto essendo classiche, non fanno più paura nemmeno per sbaglio. O di come persino partendo da presupposti interessanti si riesca a mandare tutto in vacca fino a un finale che davvero mette i brividi, ma non nel senso giusto. No! Sono stanco di parlare di film mediocri che hanno reso la mediocrità una nuova frontiera di bruttezza. 


Vorrei invece parlare di come un regista coi controcoglioni che, abbandonata l'Australia, si ritrova negli U.S.A. viene messo a 90° da un'industria che non ha rispetto, che crede che talento, bravura e capacità debbano essere manipolati, magari sfruttati, per fare numero, per avere un nuovo film che monopolizzi il mercato. Veramente, non lo capisco. Non capisco perché prendere un regista di successo (perché in patria ne ha avuto eccome, e non solo lì), mettergli a fianco altri due "sceneggiatori" (gli sconosciutissimi Shayne Armstrong e Shane Krause) e fargli fare un film come The Darkness per poi annullarlo completamente alla regia. Perché ci fossi stato io dietro la macchina da presa, forse sarebbe uscito uguale (vabbè, peggio, ma uguale nei risultati). Per lo stesso motivo, non ha senso mettere nel cast Kevin Bacon, fargli fare le facce da Kevin Bacon e affiancarlo a una irriconoscibile Radha Mitchell. Che è brava pure lei ma, ripeto, aggiunge poco e niente ad un film che è poco e niente. Quindi cosa, oltre a saturare un mercato che vive crisi un anno sì e l'altro pure, che senso ha fare l'ennesimo horror sovrannaturale e buttare un regista allo sbaraglio, così, se non altro che per quel benedetto profitto? Se invece di fare una decina di film l'anno ne producessero la metà, ma di qualità medio alta, non sarebbe meglio? Probabilmente no. E allora forse sta allo spettatore arrivare ad una selezione estrema per non venire gabbato ancora una volta. Aspettando con ansia di vedere il prossimo film di McLean, The Belko Experiment, scritto da James Gunn. E magari tornare a gioire!     


2 commenti:

  1. Molto meglio la serie tv di Wolf Creek, se non l'hai vista recuperala :)

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    1. Devo recuperarlo da un po', grazie per avermelo ricordato :)

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