08 dicembre 2016

Under The Shadow (di Babak Anvari, 2016)


Molto spesso mi sono soffermato, in alcuni miei post, a parlare del concetto di paura nel cinema horror. Nonostante questo, mai mi sono arrischiato ad utilizzare come parametro di giudizio assoluto quanto un film horror possa far paura o meno. Perché, ripetiamolo ancora una volta, la paura è soggettiva. Invero i meccanismi atti a suscitare paura di soggettivo hanno ben poco: sono vari ma ammettono poche variabili. Quali utilizzare in un film horror, dipende dal tipo di paura che si vuole suscitare.

Ora, certamente parlo per me, ma mi capita troppe poche volte di provare paura di fronte a un film horror. Ovvio, mi posso spaventare più o meno facilmente, ma spavento e paura sono due cose diverse: se mi vieni alle spalle e mi fai “buuu” in un orecchio allora certo, mi spavento, ma non è detto che proverò paura. Ed è questo che molti pseudo registi o produttori non capiscono, propinando spaventi facili un tanto al kilo nel grande Luna Park del cinema dell'orrore.

Poi però, un giorno, ti capita di guardare Sotto l'Ombra e allora riscopri il vero, profondo, originale significato della parola paura, quella che ti percorre sottopelle, quella che ti mette a disagio, quella che ti porta a guardare con occhio diverso (timoroso) il mondo comune (micro o macro che sia) che ti circonda. Perché Under the Shadow, esordio del regista iraniano Babak Anvari, è un missile di terrore sparato dritto nel culo dello spettatore.


Siamo sul finire degli anni '80, in piena Guerra del Golfo Persico, quella tra Iraq e Iran. A Tehran vive Shideh, studentessa di medicina a cui è impedito di laurearsi per via di trascorsi politici in contrapposizione all'attuale governo. Shideh, donna forte e indipendente, vive con il marito Iraj e sua figlia Dorsa. Fuori imperversa la guerra, Tehran è bombardata, Iraj è costretto, essendo anche lui un medico, ad andare sul fronte. Restano solo Shideh, sua figlia e il senso di inadeguatezza di una madre che vuole (pretende) di essere anche donna. Ma forse no, c'è anche dell'altro: forse ci sono anche i jinn, folletti o demoni della mitologia persiana in grado di perseguitare senza pietà una bambina innocente.

Under the Shadow è un film horror duro e puro diretto da un regista che dimostra di comprendere a pieno le dinamiche della paura. Anche all'inizio, quando non succede praticamente niente, si respira un senso di ineluttabile che ti schiaccia, quella sensazione di terribile che annienta le sicurezze. La grandezza di un film del genere sta nel porre orrori sovrannaturali in un contesto di orrore reale, umano, materiale. Perché sì, è vero, c'è la solita presenza che perseguita i malcapitati protagonisti, ma il conflitto bellico in cui agisce, seppure vissuto da una prospettiva “civile”, amplifica i suoi effetti. In Under the Shadow, semplicemente, non è solo i djin a far paura, ma la realtà rarefatta che gli fa da cornice, tra un allarme bomba e l'altro, tra un partenza e l'altra, tra una casa che ha perso il senso di “famiglia” che la rende tale e le mura sporche di un rifugio antiaereo sotterraneo. In Sotto l'Ombra la paura filtra tra le crepe lasciate da un'orrore ben più profondo del mostro mitologico a cui la razionale Shideh non può credere. Perché la guerra è lì, non si può far finta del contrario anche se lei, per poco ci riesce, proprio quando guerra e mostro si sovrappongono. Perché la guerra ha effetti tanto sulla quotidianità quanto sulla psiche di chi la vive.


Che poi, non si tratta solo del conflitto Persiano. E' chiara l'analisi sociale che Anvari propone sulla figura della donna all'interno di un contesto come quello mussulmano. Donna, come dicevo prima, schiacciata da un mondo che la matte in un angolino a fare quello che (quel mondo) pensa sia l'unica cosa che debba fare. E se non vuoi, se vuoi essere anche altro, se non vuoi perderti in un ruolo che è sempre uguale a se stesso, uguale a quello di tutte le altre, allora diventi inadeguata: ti ci fanno sentire e ti ci senti, ancora di più quando l'inadeguatezza come madre si scontra con quella che hai provato come figlia, rendendoti instabile e, quindi, debole. Debolezza di cui si approfitterà tanto il jinn quanto il contesto culturale. Schiacciata psicologicamente, schiacciata “materialmente”, la protagonista di Under the Shadow diviene vittima di forze ancestrali che, in un ambiente come quello descritto, “attecchiscono” e annichiliscono.

Quindi bravo il regista in questa costruzione storica/psicologica/sociale, ma bravo soprattutto nella messa in scena. La paura, messa in questi termini, serpeggia e ci divora con eleganza e rigore, tra camera a mano e camera fissa, nonostante jumpscare di cui avrei fatto volentieri a meno ed una storia tutto sommato prevedibile. Mi pare ovvio che nulla venga lasciato al caso, in un crescendo che vi provocherà qualche piccolo infarto ma che, soprattutto, vi lascerà con la sensazione che qualcosa di terribile possa accadere, anche a film finito. Per tutti questi motivi definirei Under the Shadow addirittura spietato: non ci è concesso abbassare la guardia né prima né dopo i titoli di coda, persino quando quel che sta per accadere è facile da intuire. Qui sta la bravura, qui sta l'oggettiva abilità nel costruire meccanismi e di utilizzarli al meglio. Certo, non tutti si “cagheranno addosso” come ho fatto io, ma sfido chiunque a non trovare in questo gioiellino persiano una potenza immaginifica, formale e “autoriale”. Per me una delle migliori visioni horror dell'anno.


Nota ai margini: mi sono accorto, guardando questo Under the Shadow, dell'importanza che sta assumendo per il genere una pellicola come The Babadook. Se infatti la poetica dei due film è differente, credo sia impossibile non vederci similitudine di intenti. Non tanto nel dipingere la figura della donna, non certo nel tema della perdita (presente in entrambi), quanto nel tentativo di dare forza ad un genere elevandolo e in una progressione per accumulo che poi esplode nel finale (e si tratta, secondo me, di finali molto simili per quanto opposti).  

2 commenti:

  1. Non una sorpresa angosciante come Babadook, ma sicuramente è nella mia top 5 degli horror dell'anno.

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    1. Io continuo a non essere esaltato da Babadook, che non mi ha provocato tutta quella angoscia, mentre questo mi ha terrorizzato!

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