12 gennaio 2017

L'assolutismo dei pareri personali e il concetto di noia


Niente, non ho nessun film di cui parlare oggi quindi devo occupare il buco lasciato per il post della settimana. No, a parte gli scherzi, breve post riflessivo, articolo su qualcosa che reputo intollerabile già da diverso tempo e a cui credo di aver dato accenno in taluni post del passato: l'assolutismo dei pareri personali.

Colpa di Facebook? Colpa del web? Colpa della democrazia? Beh, credo un po' di tutto, un po' di niente. Perché il diritto di potersi esprimere è e resta sacrosanto, ma la diffusione che il "pensiero personale" ha raggiunto negli ultimi anni ha messo in crisi il valore che abbiamo sempre dato alle "opinioni". 

Partendo dal presupposto che chiunque si sente in diritto di dare la propria opinione (perché, effettivamente, è un diritto) su qualunque cosa e che questo sia sacrosanto, un po' meno sacrosanta è l'idea che tale opinione abbia un valore. Perché è così e non ci sarà nessuna corrente demagogica che potrà farmi cambiare idea: non tutte le opinioni hanno lo stesso peso, quindi non tutte le opinioni hanno il diritto di essere ascoltate. E qui c'è la differenza sostanziale tra diritto di esprimersi e diritto di essere ascoltato. 

Parliamoci chiaro: se parliamo di argomenti fondamentali come il "Diritto", la "Legge" o altro, allora è ovvio; ogni individuo può e deve farsi sentire, a costo di alzare la voce. Se i miei Diritti vengono (o credo che vengano) calpestati, io ho il diritto di farmi sentire. Se qualcosa di fondamentalmente sbagliato avviene, io ho il diritto (e anche il dovere) di renderlo noto ma, soprattutto, di ricevere attenzione. Ma non c'è scritto da nessuna parte che il mio diritto di esprimermi su ciò che è contingente o circostanziale debba essere accompagnato dal diritto che una mia idea abbia valore.


No, non è così, non continuate a ripeterlo. 

Rimaniamo nell'ambito delle arti e dell'intrattenimento, altrimenti il discorso diventa ingestibile: vedo (e sento) che la frase dietro cui la maggior parte delle persone si nasconde è "dipende dai gusti". Vero, giusto, non c'è che dire: il valore soggettivo di un film, un libro, un fumetto o un quadro si basa sul gusto personale. Il problema è che, spesso, tale gusto assurge a valore oggettivo o, meglio, assolutistico. 

"Sto film è una cagata!"
"Ma dai, non è vero, ci sono pregi e difetti, c'è questo, c'è quest'altro, c'è quest'altro ancora..."
"No, è una cagata. Ti chiedo di rispettare i miei gusti"

Ti chiedo di rispettare i miei gusti. Ovvero, ti chiedo di rispettare la mia idea. 




Perché la tua idea non è espressa come tale, ma in maniera assolutistica. E quando si entra nel merito, quando si chiede di approfondire nel dettaglio quella che dovrebbe essere un'opinione, si rimane barricati in un assolutismo senza senso trincerato dietro il rispetto dei gusti personali. 

Ma i "gusti personali", per loro natura, appartengono alla persona che li ha e quella persona, se vuole esprimerli, può farlo, ma relativizzandoli. I gusti personali non si possono basare sul concetto di "Brutto" o "Bello", che a loro volta si basano su parametri oggettivi seppur mutevoli (ricordiamoci che stiamo parlando di discipline che, alla base, hanno una tecnica e un particolare concetto di estetica).

Nel momento stesso in cui i gusti perdono la loro natura relativa non sono più tali: quel che viene espresso diviene un giudizio estetico che, in quanto tale, si deve necessariamente basare su conoscenze particolari e settoriali. In altri termini: se parli con cognizione di causa (non ci vuole una laurea, eh) allora al tuo commento verrà dato un valore, altrimenti no e la tua opinione avrà il valore di quella di chiunque altro e, come tale, potrà o non potrà essere ascoltata.


Credo che, negli ultimi tempi, l'esempio più eclatante di giudizio estetico mascherato da opinione si basi sul concetto di noia: "questo film è noioso quindi è brutto. Questo libro è noioso quindi non vale la pena leggerlo". Peccato che la noia sia la più relativa tra le sensazioni e sentimenti. Peccato che ciò che annoia me potrebbe non annoiare te e, soprattutto, che ci sono film/libri/canzoni che non sono nati per divertire, che possono essere di natura talmente riflessiva o filosofica da essere tacciati per noiosi. 

Ecco, il concetto di noia è tanto sfuggevole da essere diventato il parametro massimo attraverso cui giudicare il mondo che ci circonda, grazie anche all'analfabetismo funzionale dilagante che ne rende sempre più difficile la comprensione, spinto dall'impulso che parlare sia sempre meglio che ascoltare. Non ascolta più nessuno perché tutti parlano.

Ma non ci sarebbe mai stato questo assolutismo dei pareri personali se non fosse stato per la velocità con cui questi si diramano, evolvono, interscambiano. Quindi sì, è colpa dei social e del web, anche. Ma è soprattutto colpa dell'idea senza senso che la ggente abbia (debba avere) ragione. Ma su tale concezione di democrazia si è rafforzato il populismo degli ultimi anni, senza più freni. Ma questo è tutto un altro discorso.



2 commenti:

  1. Sai, credo che sia il problema della comunicazione moderna.
    All'università mi hanno insegnato questa massima: "Siamo in libertà di parola, tutti abbiamo il diritto a dire la propria... Ma non vuol dire che abbiamo tutti ragione"
    Non credo che molti l'abbiano capito...

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    Risposte
    1. Sai Marco cosa mi hai riportato alla mente? Che proprio all'Università il mio professore di Letteratura Moderna mi disse: "O sai motivare il tuo punto di vista oppure sono le tue solo chiacchiere da pizzeria". All'epoca il web esisteva, era diffuso, ma non come al giorno d'oggi e credo che ormai i social siano le "pizzerie" della rete, il che va bene finché cazzeggi con gli amici, un po' meno bene quando chiunque crede che il proprio punto di vista sia sempre importante a prescindere.

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