Tredici è la nuova serie cult adolescenziale?


Cominciamo, sin dal titolo di questo post, a porci questa domanda fondamentale: è vero che Tredici, al secolo 13 Reasons Why, è la nuova serie cult adolescenziale di questo decennio? Beh, da molti punti di vista la risposta è "sì, lo è", ma questo non basta a rendere TH1RTEEN R3ASONS WHY il capolavoro da tanti acclamato.

Ribadiamolo ulteriormente, che per molti ancora non è chiaro: un cult non è un capolavoro e un capolavoro non è automaticamente cult. Sono due cose distinte che a volte possono coincidere, ma spesso sono agli antipodi. Può divenire cult un prodotto dalla bruttezza inenarrabile e un capolavoro può fare schifo a molti. Tredici, però, non è né l'uno né l'altro estremo. Semplicemente, Tredici è una buona serie con vari difetti. Tra questi non si può annoverare il suo essere adolescenziale, che è parte intrinseca del prodotto: la sua natura. 13 Reasons Why è una serie TV che parla di adolescenti, raccontata dal punto di vista di adolescenti, che tratta temi centrali dell'adolescenza e problemi  Ma che può essere guardata e goduta di chiunque.

Tratta dal romanzo Thirteen Reasons Why di Jay Asher​, Tredici è una seria (attualmente) di una stagione, composta da 13 episodi e che spiega (come dice il titolo originale) le tredici ragioni per cui una liceale, Hannah Baker, si è suicidata. A raccontarle è Hannah stessa che, prima dell'insano gesto, ha registrato tredici lati di audiocassette per poi consegnarle (anzi, farle consegnare) a tredici rispettive persone, a turno, a modo loro motivo della scelta della protagonista. 

Ogni puntata è quindi dedicata ad un diverso personaggio, ma quanto raccontato nella serie noi lo recepiamo filtrato dagli occhi e dai ricordi dell'attuale destinatario, Clay Jensen, amico e collega della Baker.


Quindi, ricapitolando: Tredici ci racconta (direttamente con la voce - registrata - della protagonista) i tredici motivi per cui Hannah Baker si è suicidata, ma noi spettatori vediamo il tutto - il più delle volte - dal punto di vista di Clay. C'è quindi una traslazione, un doppio filtraggio: due diverse lenti attraverso cui lo spettatore può osservare la realtà dei fatti e cercare di capire perché diavolo Hannah si sia tolta la vita. Non potremo essere sicuri, quindi, se quel a cui stiamo assistendo è vero oppure no, e infatti le "verità" raccontate saranno poi ulteriormente filtrate dallo sguardo dei diversi personaggi coinvolti. non tutti adolescenti ma per lo più sì. Quindi diventa ovvio quali siano i punti di vista che ci permettono di proseguire con la serie, puntata dopo puntata, rivelazione dopo rivelazione.

Per tutti questi motivi un adulto che guarda 13 deve rinunciare alla propria visione del mondo e della realtà giovanile e abbandonarsi alla visione. E' a questo punto che la serie chiede un sacrificio: quello di tornare adolescenti e di comprendere lo sguardo sul mondo che ha un'adolescente. Che è, ovviamente, diverso da quello di un adulto. Una sorta di lente di ingrandimento che ingigantisce le situazioni facendole apparire insormontabili. Se poi pensiamo a Tredici come ad una serie in cui gli eventi narrati subiscono una sorta di progressione per eccesso, capiamo benissimo che la stessa possa scoraggiare (almeno all'inizio) una buona fetta di pubblico, quella che poi paga Netflix perché, ricordiamolo, 13 Reasons Why è una serie TV targata Netflix.

PERCHE' TREDICI E' UNA SERIE CULT?


Ma perché Tredici è diventata una serie cult? Prima di tutto per il tipo di pubblico a cui si rivolge. In secondo luogo per i temi trattati. Infine per la scelta di non censurare determinati momenti "forti" (che non vi sto a raccontare per non fare SPOILER). Quest'ultima scelta ha scatenato diverse polemiche da parte di bigotti, psicologi ed educatori (che nella serie, tra l'altro, fanno tutti una pessima figura) che hanno accusato il prodotto di poter spingere all'emulazione. Ovviamente, come al solito negli States, polemica sterile. Anzi, personalmente (e da educatore) credo che glissare su cose del genere sia più pericoloso che parlarne liberamente, senza filtri o preconcetti. Non si educa TACENDO. Si educa parlando, analizzando, sviscerando. 

Come al solito le polemiche hanno fatto da cassa di risonanza e da pubblicità gratuita. Anche questo è marketing e spesso è il marketing a dare a qualcosa un valore simbolico che ne amplifica il successo. Se poi si inizi a respirare aria di polemica su temi come il bullismo (reale e cyber), la violenza tra i giovani e il suicidio, beh, non si fa altro che trasformare temi scottanti in traino mediatico per un prodotto televisivo che di estremo ha veramente poco.

EPPURE HA ANCHE DEI DIFETTI...


L'ho detto all'inizio: cult non vuol dire capolavoro e sebbene Tredici sia una buona serie, ha dei difetti evidenti che vanno evidenziati (scusate il gioco di parole).
Però no, le motivazioni spesso banali e le piccolezze che hanno contribuito a rovinare la vita di Hannah non sono difetti. Ricordiamo: è una serie adolescenziale che parla di problemi adolescenziali dal punto di vista di adolescenti. Tutto viene amplificato. Il partire lento, quasi col freno a mano, è quindi componete essenziale. E' un po' come osservare una palla di neve che diventa valanga. 

Però ci sono scelte che lasciano il tempo che trovano. Ad esempio, caratterizzare alcuni personaggi trasformandoli in stereotipi. E allora ecco lo sportivo di successo, la cheerleader, il riccone sbruffone, la perfettina del comitato studentesco, il bullizzato che diventa bullo, il figo, lo sfigato e così via. Per fortuna a sfuggire da questa banale classificazione ci sono i due protagonisti: Hannah, la vittima che non dovrebbe mai essere tale, bella e intelligente, e Clay, il nerd che però non è sfigato manco per niente.
Indicativo che questa sorta di ribaltamento sia dovuto al fatto che i due personaggi sono agli antipodi: Hannah avrebbe tutte le carte in regola per essere la regina della scuola ma è una debole che da troppa importanza al giudizio altrui, Clay, che dovrebbe essere il più grande sfigato del mondo, grazie al suo menefreghismo per il giudizio altrui (di)mostra una personalità weird che però attrae e lo rende degno di rispetto. Scelte azzeccatissime che tirano fuori la serie dal ristagno del luogo comune. 


Altro problema è l'indugiare in scelte estetiche che tentano di far presa sull'adolescente. Eh no, non basta metterci i Cure e i Joy Division per fare gli alternativi, anzi. Se metti determinate canzoni, per quanto lontane dagli adolescenti di oggi, e le usi per evidenziare determinati momenti, non fai altro che cercare l'effetto. Meglio allora le canzoni di Selena Gomez (produttrice) o dei Chromatics che per lo meno non fingono di dare un tono "alternativo".

Infine la necessità di lasciare la porta aperta ad una seconda stagione (che si farà) solo per cavalcare il successo. Ma Tredici nasce per morire con la tredicesima puntata. Una seconda stagione si può fare, ma non sarà più 13 Reasons Why. Allora che senso ha?

CONCLUDENDO...


Tredici ha una propria dimensione. Una propria natura. E' girata bene, alcune scelte narrative sono ottime come è ottima la scelta di affidare la voce di Hannah ad uno strumento anacronistico come le audiocassette (soprattutto se contestualizziamo la serie). Ad un certo punto tiene col fiato sospeso e non ha paura di osare. Affronta temi importanti e nemmeno in maniera maldestra, nonostante alcuni effetti WTF. Tutti in linea i registi, uno per ogni cassetta (quindi lato A e lato B), abbastanza omogenea la resa. Ottima la bellissima Katherine Langford (Hannah), che mi ha letteralmente conquistato e fatto innamorare, alla sua prima prova in assoluto (prima di questa serie ha recitato solo in Daughter, il cortometraggio di Sarah Portelli). Bravo anche Dylan Minnette nel ruolo di Clay. Da applausi Kate Walsh, la madre di Hannah. 

Gli ingredienti per diventare un cult c'erano tutti e infatti così è stato. Vedremo se sopravviverà all'impietoso scorrere del tempo. Ma, per favore, non usiamo la parola capolavoro a sproposito. 

Commenti

  1. Io, purtroppo, ho detestato troppo Hannah per essere imparziale.
    La più bulla di tutti, paradossalmente.
    E ho trovato sbagliata l'idea: mostrare tredici ragioni per cui uccidersi (spesso stupide), anziché una per sopravvivere in questo "mad world".
    Gli ho dato un sei politico, ma in realtà non ho apprezzato.

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    1. Non l'ho trovata "la più bulla di tutti". Se fai riferimento alle cassette beh, quello è ovviamente espediente narrativo. Ma posso capire perché sia detestabile. Inoltre ho sentito pareri di chi diceva (sì però se le va a cercare", cosa che trovo pretestuosa, un po' come quando a donne violentate si dice "però tu andavi in giro mezza nuda".

      Per quanto riguarda l'idea... non sono 13 ragioni per suicidarsi ma 13 motivi tra cui molti banali e stupidi che possono portare al suicidio. Ho sempre pensato che il bullismo e le ragazzate a danni di altri ragazzi siano fisiologiche durante l'adolescenza. Solo che nessuno offre strumenti ai più deboli per superare questo periodo particolarissimo. E osservando bene, le colpe (tranne per le motivazioni più criminose) sono per lo più quelle degli adulti... La motivazione per sopravvivere non la deve dare una serie TV, la deve dare la società e il sistema dando supporto...

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  2. Ormai ho commentato questa serie dappertutto. :-P
    A me ha avvinto, ma è evidente che hanno parecchio calcato la mano sul personaggio di Hannah che risulta sopra le righe e non poco.
    Tutto questo la rende parecchio umana ma allo stesso tempo improbabile sopratutto per la sua capacità di attirarsi la sfiga.
    L'episodio finale è emblematico.
    Io evito di dare un giudizio effettivo in quanto credo di essere ormai troppo distante dall'emotività adolescenziale e quindi baso il mio interesse dal punto di vista puramente televisivo ed in quel contesto a me è garbato tutto.

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    1. Sinceramente non ho trovato per nulla improbabile il personaggio di Hannah. Anzi, l'ho trovato estremamente realistico (tranne che per l'espediente delle cassette).

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  3. Serie fatta molto bene, ottimi attori, ottima regia, ottima capacità di scrittura... ma l'ho proprio vissuta nel modo sbagliato. La recensione de La Bara Volante esprime bene tutti i miei dubbi in maniera molto divertente :)

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    1. Anche io ho letto quella recensione e per molte cose sono d'accordo, per altre meno perché (ripeto, secondo me, ma sono convinto di questo) ci si ostina a guardare la cosa con i propri occhi che sono quelli di persone che hanno abbandonato già da un po' l'adolescenza e - cosa da non sottovalutare - non americani. Il mondo dei licei americani è diverso dal nostro e gli adolescenti americani sono diversi dai nostri. Detto questo, per quanto siano stupidi certi comportamenti, ad esempio... sono più che realistici. Per il resto, non ho annoverato la scrittura della serie tra i pregi non a caso :D

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    2. Hai perfettamente ragione, il contesto è importante. Il fatto che agli adolescenti di oggi sia arrivata sicuramente di più che a me è un fatto assolutamente positivo!

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  4. Io sto con Ink, il charachter di Hannah è terribile e la serie sensazionalista.
    Eppure, come scrivi giustamente tu, funziona. Staremo a vedere.

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