The Similars (di Isaac Ezban, 2016)


Ci sono tanti, tantissimi film, che nessuno vedrà mai qui in Italia. Questa frase, detta nell'era della realtà 2.0, degli acquisti oltre oceano, del download selvaggio e dello streaming spietato, sembra non avere molto senso ma, se ci pensate bene, le cose stanno proprio così. Questo perché è impossibile informarsi su tutto, conoscere tutto, essere sempre aggiornati. E poi ammettiamolo: molto spesso veniamo a sapere le cose per caso e quando poche persone ne parlano, le probabilità quasi si azzerano.

Per fortuna che c'è Netflix, e la mia non è una pubblicità al noto sito di streaming/casa di produzione. Per fortuna che c'è perché zitto zitto, mogio mogio, ci porta a casa cose di cui altrimenti non avremmo mai trovato traccia. Solo che, ammettiamolo, Netflix non è intuitivo al massimo: ci sono una miriade di film e serie TV ma non è facile trovarli a meno che uno non sappia esattamente cosa cercare. Io, ad esempio, qualche mese fa ci ho guardato Los Parecidos, ma se non avessi letto qua e là qualcuno che ne parlava, probabilmente mi sarebbe sfuggito. E sarebbe stato un gran peccato.

Questo perché The Similars (questo il titolo internazionale) è uno di quei gioiellini che non ti farà mai gridare al capolavoro, ma che sarà un piacere guardare, soprattutto per chi possiede un determinato background.


Il regista di questo film del 2016 è Isaac Ezban, ideatore del soggetto e autore della sceneggiatura. Un messicano alla sua seconda prova alla regia di un lungometraggio (la prima è stata El Incidente, del 2014, che trovate sempre su Netflix).

Ora, guardate bene la locandina di The Similars e ditemi voi se non ricorda un certo cinema a cavallo tra gli anni '50 e gli anni '60. Ditemi voi se non potremmo sovrapporla con facilità, ad esempio, a quella de L'Invasione degli Ultracorpi o de Il Villaggio dei Dannati. Ditemi se addirittura il tipo di carattere utilizzato per il titolo non vi riporta alla mente quello della "opening" di The Twilight Zone (Ai Confini della Realtà). Ovviamente non ho citato questi titoli a caso poiché ognuno di loro si presta ad essere ispirazione per un film che nel 2016 potrebbe apparire fuori tempo massimo, ma che in realtà è qualcosa di più di un'opera puramente citazionista. 

La storia è semplice: quella di un gruppo di persone intrappolate in una stazione di corriere per via di un temporale che parrebbe la tempesta del secolo. Solo che, ad un tratto, uno alla volta, ognuna di queste persone comincia a sentirsi male e a subire dei "cambiamenti"

Mi fermo qui perché qualunque altro particolare sarebbe da considerarsi SPOILER.


Isaac Ezban ci trasporta in un altro tempo, in un passato che non identifica prettamente con coordinate spazio-temporali (Messico, 1968), ma soprattutto attraverso un'estetica dal gusto squisitamente retrò. Ci concede un'unità di tempo e di luogo dal sapore teatrale (almeno fino al finale), sfrutta la povertà dei mezzi per dare un tocco "analogico" all'effettistica, tira fuori una storia d'altri tempi giustificandola tanto attraverso tocchi di ironia e di grottesco, quanto attraverso l'impostazione citazionista stessa. che qui non ha una funzione nostalgica quanto piuttosto critica. In altre parole, l'autore non ci viene a ricordare quanto era meglio quando si stava peggio: ci mostra invece il suo amore per un certo tipo di cinema che non rinuncia però a guardare con occhio indagatore e a tratti un po' severo. Che tipo di storie ci raccontavano nell'epoca d'oro del cinema? Che coerenza di fondo avevano? Aveva più importanza il come o il cosa? Questa seconda decade degli anni 2000, infondo, è quella che ha aperto la porta alla crisi del ruolo di una storia all'interno della macchina filmica: da una parte c'è chi lo mette ancora al centro (soprattutto produttori e pubblico), dall'altro chi lo vede come accessorio o tenta addirittura di liberarsene. Cinquanta o sessant'anni fa le cose invece erano un po' diverse e le "storie" giocavano un ruolo fondamentale se non addirittura essenziale. 


In The Similars in effetti c'è una storia che non solo ci viene mostrata ma, ad un tratto, persino spiegata. Quel che è facile notare, però, è che tale storia è semplicemente un pretesto. In altre parole quel che sembra interessare di più al regista sono gli effetti degli eventi sui vari personaggi e non gli eventi in se: le reazioni di individui costretti ad affrontare una situazione ai confini della realtà che li metterà a dura prova in quanto esseri umani. Il confronto dell'essere umano con l'orrore ignoto, che lo logora fino a fargli rivelare la propria vera natura. La bellezza di Los Parecidos sta nel giocare con le apparenze e l'identità tanto cinematografica quanto meta-cinematografica. La coerenza stessa della storia in se è soltanto apparente, come apparenti sono i ruoli dei personaggi, permettendo a Ezban di giocare con l'effetto sorpresa per poi fregarsene apertamente, di giocare con i generi passando dal mistery all'horror (a tratti anche abbastanza estremo) allo sci-fi, persino di divertirsi con gli stilemi. Interessantissimo, ad esempio, il ruolo della voce narrante che apre e chiude il film, che sarebbe poi la voce dell'autore stesso. Il gioco narrativo diventa funzionale, il "come" e il "cosa" divengono complementari. L'ambientazione opprimente, ancora più opprimente grazie al bianco e nero artificiale, si rispecchia e rispecchia al tempo stesso una storia che racconta avvenimenti soffocanti e spiazzanti perfettamente inseriti nel loro solido contesto narrativo. 

Alla fine però The Similars non è altro che un gioco, spietato e senza speranza. Quello di un Dio bambino che ragione a agisce al di là di etica e morale. Ma che, appunto, resta e si conferma solo un gioco (molto bello) tra regista e spettatore. 

Commenti

  1. Un film fenomenale, il cui accostamento a Twilight Zone è tutt'altro che campata in aria (sembra continuamente di trovarsi immersi nuovamente in quel vecchio mood).
    Quelle scene di "camaleontismo" sembrano prese direttamente dallo Zelig di Woody Allen...

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    1. Ma non solo, a me sembrano chiari i riferimenti a L'Invasione degli Ultracorpi o de Il Villaggio dei Dannati ;)

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  2. Grazie davvero per la segnalazione! Intrigante fin dal poster!

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