Dunkirk (di Christopher Nolan, 2017)


"Sono solo sopravvissuto..."
"E ti pare poco?

Io non sono un fan di Christopher Nolan. Manco per niente. Con questo non voglio dire che non mi piaccia. Anzi, alcuni dei suoi film li ho amati davvero, compreso il tanto bistrattato Interstellar. Questo perché a me il cinema di Nolan, a volte, emoziona. Anzi, questo perché trovo emozionante il lato umano del suo cinema. Non la parte intellettuale, quindi. Non il meccanismo cervellotico. Insomma, non quando un regista si prende sul serio, come al solito. Quindi forse (anzi, sicuramente) qui entriamo nell'ambito delle considerazioni personali, al di là di qualunque giudizio estetico. Certo, anche l'emozione ha la propria estetica. Ma il fatto è che Dunkirk si avvale dell'estetica cinematografica per emozionare. Può fallire con te e funzionare con me, ma non si può mettere in dubbio. 

Siamo all'inizio degli anni '40. La Francia è in mano ai tedeschi, francesi e inglesi sono stati spinti sulla costa e milioni di soldati della regina attendono di tornare a casa per sfuggire alla morte. Churchill invece ha bisogno di truppe per contrastare il previsto prossimo tentativo di invasione crucco. Per questo mobilità tanto civili dotati di imbarcazioni quanto l'aviazione per dare supporto aereo e impedire che le bombe tedesche decimino l'esercito britannico. 


Dunkirk è un film antinarrativo. Nel senso che non racconta una storia, bensì si nutre della Storia per raccontare situazioni e personaggi. Non utilizza quindi un linguaggio "narrativo", ma "cinematografico". Mostra invece di spiegare. Fa suonare piuttosto che parlare. Apologizza il lato umano di un popolo/nazione piuttosto che l'eroismo. Che comunque c'è, perché in ogni storia di guerra DEVONO esserci i suoi eroi, nella stessa misura in cui c'è qualcuno che combatte per qualcosa. Da qui l'emozione di cui parlavo prima. Mi emoziona tanto la paura quanto il coraggio. Mi emoziona la vergogna quanto la dignità o l'onore. Mi emozionano la rabbia e la compassione. Insomma, tutti quei sentimenti che credo abbiano valore nel contesto in cui nascono, crescono e si sviluppano. Che poi il film può anche fare schifo, ma a me non importa. Non più, almeno.

In Interstellar, Nolan si era rifugiato nella fantascienza umana, l'aspetto attraverso cui (secondo me) il film vinceva, fallendo clamorosamente dal punto di vista "scientifico". Ecco, con Dunkirk fa la stessa identica cosa, cambiando genere. Nonostante ci sia, l'aspetto bellico ha poco valore, forse perché vittima dell'eleganza. Non c'è una goccia di sangue. La violenza non esplode mai veramente. L'aspetto tattico è appena accennato, persino "romanzato" e reso romantico. Perché Nolan rimane Nolan e a me quel Nolan là piace poco o, più semplicemente, non interessa. Interessa invece che mi faccia parlare un grande Tom Hardy quasi esclusivamente con gli occhi e pochi gesti. O che mi mostri un Kenneth Branagh in piedi sul molo contro la "tempesta" che si sta per abbattere. O ancora il feticcio Cillian Murphy bagnato di shock e acqua salataEcco, esattamente quello che volevo dire prima: l'estetica cinematografica che veicola storia (di un personaggio) ed emozione. Ed è proprio ciò a rendere Dunkirk un film potente. Potentissimo. 


Da un punto di vista tecnico il film si sviluppa su tre linee narrative che però sono spazio/temporali. Nolan non rinuncia alla propria poetica e alla riflessione sul tempo e sul tempo nel cinema. Queste tre linee si sviluppano su tre archi temporali diversi (quella di terra su una settimana, quella di mare su un giorno, quella d'aria su un'ora) e vanno via via incrociandosi verso il finale, arrivando a una sincronizzazione sfasata nella sequenzialità delle scene. Mano a mano che questo incrocio arriva, si accorcia il respiro, i tempi si restringono, il montaggio si fa più serrato passando dalla lentezza volutamente esasperata dell'inizio alla concitazione del pre-finale.
Le fasi narrative del film, d'altro canto, guadagnano di respiro raccontando sempre meno i personaggi e sempre più il coro: si passa dai silenzi estremi che fanno parlare le sequenze, commentate da un sonoro e dalle musiche assordanti e invadenti, al coro di voci che quelle stesse musiche e quel suono tentano di esaltare. Fino al silenzio finale che fa parlare la Storia. 

Dunkirk è un film bello, bellissimo, che racconta la disfatta di una nazione attraverso l'epicità delle emozioni. Ti mostra uomini che fanno i soldati e che nella loro umanità si muovono, scelgono, sbagliano. Uomini che combattono e si nascondono. Un film cher va guardato necessariamente al cinema, perché la sua dimensione è quella cinemaografica. Trovate la miglior sala della vostra città e andate a vederlo. A me è piaciuto tanto, anche se non lo ritengo un capolavoro. Non lo ritengo l'apice o la summa di nulla. E, sinceramente, non ho ancora ben chiaro perché debba diventarlo a tutti i costi.

Commenti

  1. "Non lo ritengo l'apice o la summa di nulla. E, sinceramente, non ho ancora ben chiaro perché debba diventarlo a tutti i costi."
    Questa frase dovremmo tatuarla in fronte a molti nolaniani. Credo che Nolan stesso detesti i suoi fan!

    Per il resto, concordo pienamente. Bellissima recensione, as Always.

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    1. Grazie Jack. I fan nolaniani sono come tutti gli altri fan: esagerati ed esagitati...

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  2. É senza dubbio un grande film. Mi ha emozionata più di quanto sperassi.

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    1. Anche a me, infatti è stato il lato emozionale ad aver vinto.

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  3. Devo ancora vederlo, ma mi sto convincendo sempre di più.

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    1. Merita oggettivamente, poi dipende sempre da quanto tu vada d'accordo con Nolan.

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  4. Tra tutte le recensioni che ho letto questa forse è la mia preferita. Concordo quasi su tutta la linea :)

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  5. Devo ancora vederlo, ma l'hype è alle stelle. Spero di non rimanere deluso.

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    1. Non so se lo hai visto, poi. Devo fare un salto da te a controllare :D

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