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Hereditary - Le Radici del Male (di Ari Aster, 2018)

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Una cosa su cui insisto sempre è il potere dell'horror, che deve essere quello di turbare il fruitore. Il perturbante deve essere alla base di ogni horror che si rispetti, sia esso un racconto paranormale, uno splatter o un rape & revenge. Si tratta di un concetto psicoanalitico che può attecchire in base alla personalità o al vissuto del fruitore su diversi livelli. La così detta paura che ne può derivare è quindi soggettiva. In altre parole un film horror (rimanendo in ambito cinematografico) può non farmi paura ma di base deve presentarsi come qualcosa che mi turbi ponendomi di fronte a una contraddizione: il reale o il quotidiano che si fanno estranei. 
Molti nuovi registi horror hanno fatto propria questa lezione. L'hanno studiata e l'hanno imparata e con alcune tra le perle di questi ultimi anni, al netto dei loro difetti, l'hanno dimostrata. Non si tratta mai del mostro nascosto nell'ombra ma dell'ombra stessa che può nascondere il mostro. E non ci …

Dogman (di Matteo Garrone, 2018)

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Come sempre ci arrivo in ritardo, ma alla fine ci arrivo. Non che certi film faccia male guardarli lontano dal clamore, anzi. Forse per me è il modo migliore di approciarli e infatti Dogman mi è piaciuto tanto anche lontano dall'entusiasmo che hanno portato a definirlo un capolavoro.
Facciamo qualche passo indietro, però: siamo nel 1988, a Roma. Pietro De Negri, detto er canaro perchè ha un negozio di toilettatura per cani, uccide l'ex puglile dilettante Giancarlo Ricci. Non siamo tra brave persone, direbbe qualuno. L'ambientazione è quella della microcriminalità della zona Portuense. Eppure il delitto appare sconvolgente a sentire le dichiarazioni di De Nigri stesso, che parlano di torture e mutilazioni. Non che sia vero, ma l'assassino è pazzo e compiaciuto di una fantasia sadica frutto della vendetta. La notizia fa scalpore. Ancora oggi, a trent'anni di distanza, se ne parla, nonostante nell'immaginario comune sia rimasta impressa la fantasia, non la realtà…

Lacrime di Sangue (Hélène Cattet e Bruno Forzani, 2013)

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A volte ho l'impressione che nel cinema di genere (come in tutti i generi di tutte le "arti") si tenda a non voler mai uscire dai canoni non soltanto per motivi economici e commerciali ma, soprattutto, per le costrizioni che il genere stesso impone. Questo è quasi ovvio: i generi hanno delle regole e le regole definiscono il genere. Però sappiamo anche che andando oltre le regole stesse si permette al genere di progredire. Quante volte ho scritto "regole" e "genere"? Troppe, quindi andiamo avanti.
Tutto questo discorso per dire che sovverchiare le regole, infrangerle, può portare a generare grandi vaccate ma è sicuramente stimolante. Al di là del risultato finale, può nascerne qualcosa di buono. Che poi non vuol dire necessariamente qualcosa di "nuovo". Come nel caso di Lacrime di Sangue, film thriller/horror della coppia belga Hélène Cattet e Bruno Forzani, del 2013

Una donna scompare all'improvviso nel suo appartamento e il marito Da…

Casualmente al Cinema in compagnia di Cannibal Kid e Mr. James Ford

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Oggi un post speciale, vuoi perché sono anni che non pubblico un Casualmente al Cinema, vuoi 'ché questa volta ho l'onore di partecipare al post settimanale delle uscite cinematografichedi due grandi blogger che stimo e seguo praticamente da sempre. Sto parlando degli amici/rivali Cannibal Kid e Mr. James Ford rispettivamente dei blog Pensieri Cannibali e White Russian.  Siamo in estate, di film non ne escono poi così tanti e quindi questo appuntamento comprende le 2 uscite di questa settimana e le 8 della prossima. Solitamente amo i film belli ignoranti ma in questo caso di interessante c'è ben poco, magari però i due padroni di casa saranno di diverso avviso. 
Ringrazio Il Cannibale e Ford e a chi capitasse qui per caso consiglio di leggere questo post sui loro blog anche solo per le didascalie alle foto.

OVERBOARD (nei cinema dal 19 luglio)

Frank: Faccio outing e lo ammetto pubblicamente sui blog del Cannibale e di Ford: a me le commedie sentimentali piacciono da impazzi…

Notte Horror 2018: La Chiesa (di Michele Soavi, 1989)

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Eccoci qui: è di nuovo estate, fa un caldo infernale, io sono particolarmente irritabile ma... è tornata Notte Horror e tutto sembra più bello! Per chi non lo sapesse, questo è il nome di una rassegna giunta al suo quinto anno di vita: la cream del cine-bloggin italiano si riunisce e parla di horror, quello da notti calde seduti in veranda, ventilatore, poltrona e gelato o tende smosse dalla leggera brezza marina. L'appuntamento è per le prossime settimane ogni martedì alle 21 e alle 23. Oggi, dopo di me, "andrà in onda" il film Darkman sul blog Solaris
Per quanto mi riguarda, c'è un film in particolare che io collego all'estate. Quando ero ragazzino mi piaceva, una volta finita la scuola, incontrarmi con i miei amici e passare serate intere a guardare film dell'orrore. Frequentavamo le scuole medie ed è inutile dire che molte delle pellicole in VHS che noleggiavamo ci terrorizzavano. Una di queste era La Chiesa, di Michele Soavi, film del 1989 co-sceneggi…

Revenge (di Coralie Fargeat, 2017)

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Coralie Fargeat è una giovane regista e sceneggiatrice francese. Credo in pochi ne abbiano sentito parlare prima d'ora e che il suo nome sia sconosciuto ai più. Il suo primo lungometraggio è infatti un film dell'anno scorso, presentato per la prima volta al Toronto International Film Festival 2017 e arrivato qui da noi al Torino Film Festival 2017. Revenge. Un titolo semplice, che incarna perfettamente il senso ultimo di questo lavoro. Quello della Fargeat è infatti un rape & revenge, ma limitarsi a "classificarlo" come tale risulterebbe alquanto limitante.
Jen è una bellissima donna che assieme all'amante Richard si reca nell'enorme villa che quest'ultimo possiede nel Grand Canyon, per passare qualche giorno insieme prima del tradizionale week end di caccia che il ricco uomo passa assieme ai due amici Stan e Dimitri. Peccato che la più bella delle vacanze prenderà una piega terribile e sanguinaria.
Quando parliamo di rape & revenge spesso riduciam…

[Fumetti] Gli Ultimi Giorni di Pompeo (di A. Pazienza)

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Non ho nessuna intenzione di recensire questo fumetto. Non ne sarei in grado, pur volendo. Questo perché Gli Ultimi Giorni di Pompeo è un capolavoro. Punto. Fumetto? Non solo. La prosa si fonde perfettamente coi disegni. E che disegni. Ma se ci si limitasse a vedere quest'opera da questo punto di vista, allora non le si renderebbe giustizia. Andrea Pazienza, un genio checché egli ne dicesse, butta nel suo ultimo lavoro tutto quel che forse lo perseguitava, consciamente e inconsciamente. Quasi un prematuro testamente artistico, non una confessione come formalmente potrebbe apparire, ma un modo per esorcizzare i propri demoni. Cosa che però il Paz non è riuscito a fare: dei propri demoni non ci si può liberare, ci si può solo convivere. Non tutti sono in grado di farlo. 
Gli Ultimi Giorni di Pompeo è un'opera potente, disperata, crudele. Pazienza, attraverso il suo linguaggio sperimentale, che coniuga slang, forme dialettali, ricerca poetica ed echi futuristi, racconta un'av…