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Visualizzazione dei post da Novembre, 2011

Gli Yellow in Live: i primi passi del gigante

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Non so se vi ricordate, ma tempo fa ho parlato di un gruppo emergente di grande talento, uno di quelli che è bene seguire perchè, secondo il mio modesto parere, presto farà parlare di se: gli Yellow.
Bè, sabato scorso (26-11-2011) ho potuto assistere ad una loro esibizione dal vivo presso l'VIII Talento, rinomato locale del sud Italia noto non solo per aver lanciato nuove proposte nel panorama musicale, ma per aver ospitato rinomati nomi della musica italiana (un esempio? Venerdì 16 Dicembre suona Max Gazzè).
Gli Yellow, in questa occasione, hanno fatto da gruppo apripista per i Camera con Vista, presentando cinque brani del loro repertorio: Thousand Light (il loro primo singolo), Music of the Rain, Autumn Leaves e gli inediti Search for the Night e la scoppiettante e movimentata (fin dal titolo) Milk Shake. Cinque brani uno diverso dall'altro, eppure accomunati dall'energia della band, che non si risparmia tanto in emozioni pop quanto in forza rock. L'esibizione è st…

Satan's Sadist (di Al Adamson, 1969)

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Perchè non si dica che parlo quasi esclusivamente di film che reputo belli, oggi vorrei spendere due parole su uno z-movie di cui (forse) qualcuno avrà già sentito parlare ma che sicuramente, non essendo un film memorabile - anzi -  sarà sconosciuto ai più se non agli appassionati: stio parlando di Satan's Sadist (1969)
California:  i Satans sono una banda di moticiclisti capitanata dal sadico e allucinato Anchor che corre per le strade della provincia americana commettendo ogni tipo di efferratezza contro chiunque capiti sul loro cammino. A farne le spese questa volta sarà un gruppo di ignari viaggiatori incontratosi in una tavola calda nel bel mezzo del nulla.

Satan's Sadist è un bikexploitation girato con pochissimi mezzi e molta improvvisazione da Al Adamson, uno che tra film di serie b e di serie z ci ha sguazzato per tutta la vita. Ispirata a veri e propri capisaldi come Il Selvaggio (di L. Benedek) o il Motorphsyco! di Meyer, è una pellicola brutta, sporca e cattiva, ca…

In Corsa con il Diavolo (di J. Starrett, 1975)

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(locandina originale)
Che la provincia americana sia un (non)luogo ostile e ambiguo ce lo ha mostrato tanto cinema made in USA, attraverso pellicole più o meno riuscite. Soprattutto il cinema horror ci ha sbattuto in faccia molto spesso il lato oscuro del sogno americano, tracciando una linea d'ombra tra il mondo di benessere e cività medio-borghese e quello rustico e malsano della periferia rurale. Avete presente Non aprite quella porta, Quel motel vicino la palude o, per fare un esempio recente, La Casa del Diavolo?
C'è un film che affronta in maniera atipica questo argomento, film che viene citato raramente e ancora più raramente viene guardato: sto parlando di In Corsa con il Diavolo di Jack Starrett, regista che ha sempre sguazzato nel mondo del cinema indipendente e dei B-Movie.
I coniugi Frank e Alice, Roger e Kelly partono per una vacanza in camper verso le montagne del Sud. Durante la traversata si fermano per la notte in una zona boschiva dell'Arizona, lontano d…

Hellraiser (di C. Barker, 1987)

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La scorsa volta, parlando di Necromentia, ho evidenziato quanto questo film sia debitore verso l'estetica di Clive Barker. Proprio per questo sta notte vorrei spendere due parole per uno dei film simbolo di questo regista/scrittore inglese: Hellraiser: Non ci sono limiti
Frank Cotton (Sean Chapman), uomo dalle dubbie qualità morali e cultore dei piaceri della carne, apre per mezzo di una scatola a forma di cubo (La Configurazione del Lamento o Cubo di Le Marchand) una porta che conduce verso un'infernale dimensione parallela dominata dai Supplizianti, demoni "cenobiti" il cui compito è quello di torturare per l'eternità chi gli ha evocati.
Anni dopo il fratello Larry (Andrew Robinson) si trasferisce assieme a sua moglie Julia (Clare Higgins) e sua figlia Kristy (Ashley Laurence) nella casa dove Frank ha trascorso i suoi ultimi giorni di lussuria. Frank però non è morto, è ancora lì ed è riuscito a sfuggire alla prigionia dei Supplizianti: sarà pronto…

NECROMENTIA e l'estetica horror (di Pearry Reginald Teo, 2006)

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Ci sono film che tendono al nichilismo. O meglio, ci sono film che si auto-annientano ripiegandosi su se stessi, quasi a voler divenire metafora di quello che vogliono raccontare.  L’horror, molto spesso, si presta a tale processo, per il semplice fatto che non ha bisogno di spiegare l’orrore ma può limitarsi a raccontarlo, lasciando le ragioni sullo sfondo. In effetti l’horror è, come genere, l’essenza del cinema come arte: un genere totalmente (con le dovute eccezioni) estetico, che però sotto la superficie può nascondere un turbinio sotterraneo di riflessioni filosofiche, politiche o sociali.
Ad esempio abbiamo questo film, Necromentia, diretto da Pearry Reginald Teo (nato a Singapore ma trapiantato negli States) e presentato per la prima volta nel 2006 al festival di Cannes. Un horror dalle tinte dark-punk e dall’estetica barkeriana, fatto di carne e menzogne, magia e demoni vendicatori, tradimenti e amore.


Ma andiamo con ordine:  Hagen (Santiago Craig) vuole riportare in vita la …

Classificando - Terza Puntata: libri

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E' arrivato Venerdì, è arrivato il week end e, dulcis in fundo, è arrivato un nuovo appuntamento con Classificando, la vostra rubrica preferita.
Questa volta la mia classifica riguarda la letteratura e, più nello specifico, i libri. Ma non semplici libri, bensì quelli della mia vita. Probabilmente l'avrete già fatto ma, in caso contrario, leggetene almeno uno e non ne rimarrete delusi.

Non Lasciarmi (di Mark Romanek, 2010)

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Non lasciarmi. L’avete mai detto? Avete mai chiesto a qualcuno una cosa del genere? A volte suona quasi come una supplica, altre come una richiesta retorica. Non lasciarmi. Eppure non sempre una separazione dipende da una delle due parti coinvolte. Spesso è la vita a decidere. O il destino, magari.
Come per i protagonisti di Non lasciarmi (Never let me go), film del 2010 diretto da a Mark Romanek: Kathy, Tommy e Ruth, tre ragazzi coinvolti in un triangolo d’amore e amicizia, legati tra loro da un destino comune che sembra ineluttabile e che finirà per separarli, al di là delle scelte di ognuno.

"Mi chiamo Kathy H. Ho trentun anni, a da più di undici sono un'assistente. Sembra un periodo piuttosto lungo, lo so, ma a dire il vero loro vogliono che continui per altri otto mesi, fino alla fine di dicembre. A quel punto saranno trascorsi quasi esattamente dodici anni." (dal romanzo)
Il film, tratto dall’omonimo romanzo in lingua inglese del giapponese Kazuo Ishiguro

Blue Valentine (di D. Cianfrance, 2010)

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Blue Valentine è la storia di un amore trovato e perduto, di momenti che passano, di cuori infranti. Inondati da ricordi romantici, Dean e Cindy passano una notte nel tentativo di salvare il loro matrimonio...
Parto accennando alla trama. Ve la sbatto in faccia, perché questo è un film che sbatte in faccia i sentimenti, il dolore, la felicità della scoperta e le lacrime della separazione. Blue Valantine, come il disco di Tom Waits, come la canzone che traduce in immagini. Un film che, come al solito, l'Italia si è dimenticato per strada.
Credo sia la prima volta che parlo di un film sentimentale. Spesso tale aggettivo, quando si tratta di cinema (ma non solo, eh) viene utilizzato con una valenza dispregiativa: un film per ragazze, melenso, magari banale. 
Ecco, Blue Valentine non è nulla di tutto questo. Diretto da Derek Cianfrance (anche co-sceneggiatore) al suo secondo lungometraggio, è una produzione indipendente a budget ridotto, ma che vanta due attori non da poco che si es…

Miz: la passione prende vita

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L’arte è desiderio. Si nutre di passioni e tormenti fino a divenire altro. Fino a prendere vita. L’arte è atto sessuale. Piacere. Godimento. Passione
Su questo blog fin’ora ho parlato di cinema, di musica, di poesia. Sono tutte passioni personali, è arte da cui traggo godimento. Oggi però vorrei andare oltre, presupposto fondamentale per parlare di un artista che va oltre e lo fa con uno strumento per lei vitale: la macchina fotografica. Miz nasce nella mente di una ragazza milanese e piano piano prende forma, divenendo un essere in carne e ossa.
Miz è una fotografa. Lo è dal 2000, quando tra le mani le capitò la sua prima compatta. Come si suol dire: amore a prima vista. O meglio, al primo scatto. Ha cominciato fotografando se stessa fino a che la compatta non è divenuta una reflex e Miz ha finalmente capito cosa volesse dire, veramente, essere una fotografa. Una professionista. Un’artista. Era il 2007.
La cosa meravigliosa è che Miz è la concretizzazione dell’immaginario cronenmberghia…

Kigeki

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Eccomi al secondo appuntamento con JappoAnime, la sciocca rubrica di Combinazione Casuale dedicata alle serie Anime. Oggi però vorrei parlare non proprio di una serie ma di un cortometraggio appartenente ad una serie di corti sperimentali (ovviamente inediti in italia): Kigeki.

Prodotto nel 2002 dallo Studio 4°C, Kigeki è un cortometraggio parte del progetto Deep Imagination, assieme ad altri cinque OVA. E' uno seinen storico dalle tinte gotiche e dark, ispirato al Erlkönig di  Schubert, delle cui musiche si avvale (assieme all'”Ave Maria”, sempre di Schubert).
Irlanda, guerra d'indipendenza: per salvare il proprio villaggio dalla devastazione delle truppe inglesi, una bimba di 5 anni chiede aiuto al “cavaliere nero”, solitario guerriero famoso per la propria destrezza con la spada. Se è vero che il cinema può diventare poesia, Kigeki è senza ombra di dubbio un haiku dell'animazione giapponese, vera arte, checché ne dica chi pensa ancora che “cartone animato” sia  si…

Edmond (di S. Gordon, 2005)

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Dopo essersi fatto leggere le carte da un'indovina, Edmond Burke, impiegato di mezza età, decide di cambiare completamente vita abbandonando il lavoro e lasciando la moglie. Inizierà così un viaggio nel sottobosco delle strade di Los Angeles alla ricerca di se stesso. Purtroppo le cose non andranno come aveva immaginato.
“Un uomo deve poter scappare da se stesso...”
Ecco di cosa parla Edmond, film del 2005 diretto da Stuart Gordon (se non conoscete questo regista vi consiglio di recuperare), maestro dell’underground horror statunitense. Un uomo che fugge, un borghese piccolo piccolo che scopre nella propria mediocrità uno status sociale da cui dover scappare, come se non gli appartenesse, come se quello non fosse il posto che gli spetta, la vita che avrebbe dovuto vivere (parafrasando le parole dell’indovina che gli legge le carte). Quello che ne consegue è una discesa negli inferi metropolitani, un immergersi nell’unicum vitae dell’underground fuori orario di scorsesiana memoria.
Go…

Classificando - seconda puntata: musica

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Ok, è il week end e come promesso la scorsa settimana ecco una nuova classifica di classificando, questa volta musicale.
Vorrei partire con i 10 dischi della mia vita, di quelli che farne a meno, per me, sarebbe peccato. A seguire, la classifica delle 5 colonne sonore che amo di più.

Jan Svankmajer: i corti

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L'Europa centrale nasconde un grande segreto. Qualcosa di oscuro ma estremamente affascinante, che cresce e produce perle di rara bellezza che malauguratamente la maggior parte della gente non vede e, forse, non vedrà mai. Di cosa sto parlando? Parlo dicinema e parlo di Jan Švankmajer. Švankmajer è un regista ceco conosciuto (?) soprattutto per i suoi cortometraggi di animazione in stop-motion. Opere che hanno ispirato artisti come Burton e caratterizzate da uno sfrontato surrealismo e una crudezza delle immagini mai invadente, quasi un melanconico uso visivo della carne, che si mescola, si scompone e si decompone per poi divenire altro.
E' bene avvisare il gentile lettore (deve essere proprio gentile per sorbirsi ogni volta quello che scrivo) che l'artista di cui sto parlando è un genio. Senza se e senza ma. Se i suoi cortometraggi possono (ma anche no!) lasciare alcuni dubbi su questa mia affermazione, di certo non faranno lo stesso i suoi lungometraggi, folli e mai scon…

Dal Medico - Una canzone e una poesia...

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Il dottore aveva chiuso la porta. "Avanti il prossimo", aveva detto e nella sala d'attesa c'era solo gente che si faceva i fatti suoi. Una vecchia signora legge il giornale e ride sotto i baffi scuri e duri mentre un vecchio, accanto a lei, se la dorme alla grande con le mani strette alle ginocchia. Una ragazza lontana, nell'angolo opposto al mio, sussurra una canzone. Mi piace. Vorrei baciarla. Non lei, la canzone. Mentre io ho solo un po' di febbre e mi chiedo cosa ci faccio lì, insieme a quel bel pezzo di umanità.

The Sandman (di Paul Berry, 1992) - Il corto d'animazione

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Oggi vorrei condividere con voi una perla. E' vecchiotta (1992) ma non ha affatto perso di smalto in questi 19 anni. Sto parlando del corto di animazione (girato con la tecnica dello stop-motion) The Sandman, diretto da Paul Berry (scoparso prematuramente nel 2001).
The Sandman è una favola horror delicata e dolce, a tratti divertente, ma dal finale terrificante. E' ispirato al racconto breve di E.T.A. Hoffmann tratto a sua volta dalle leggende europee riguardanti, appunto, il signore dei sogni (Sandman). Eccolo a voi il corto.

JappoAnime - Prima puntata: Ergo Proxy in TV

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Inauguro una piccola rubrica sulle serie Anime, ovvero prodotti seriali di animazione giapponese (ok, i cartoni animati, che brutto nome). Intendo parlare di quelle che sono le serie che più amo o apprezzo, poco alla volta, quando capita. Questo è il primo appuntamento.

Da qualche settimana, sul canale free del digitale terrestre Rai 4, stanno trasmettendo un nuovo anime dal bellissimo titolo Ergo Proxy. Oddio, nuovo non proprio, visto che questa serie risale al 2006, cioè un'eternità. Sicuramente però è nuova in Italia, paese che difficilmente importa prodotti di animazione giapponesi (ma che ultimamente sembra stia riscomprendo, vedi la messa in onda - sempre sulla stessa rete - di prodotti come il bellissimo Code Geas o il simpatico Soul Eater).
Ergo Proxi si presenta subito come una serie di fantascienza ambientata in un futuro post-apocalittico (i japponesi sono fissati con i futuri post apocalittici) caratteriazzata da un look cyber-punk e da elementi steampunk (un mondo f…

Ridere

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Andò a finire che mi misi a parlare di quanto il cielo fosse azzurro, quella volta. Andò a finire che c'era il temporale e goccioloni grandi come noci ti bagnavano i capelli, neri come angeli in lutto. Tu, solamente, ridevi. Ridevi perchè sotto la pioggia si può ancora piangere senza essere notati. Ridevi perchè la tristezza è solo il rimpianto di un'altra cosa bella persa per sempre.
Andò a finire così e adesso che è passato tanto tempo e il cielo è azzurro, veramente, io non so che cosa dire. Avrei soltanto voglia di ridere.

The Woman (di L. McKee, 2011)

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Il mondo dell'horror è un mondo strano. Da sempre (ma non c'è da vergonarsene) ha rubato a piene mani da cultura, folklore e tradizione. Il cinema horror, soprattutto, ha tratto alcuni dei suoi soggetti più significativi da opere letterarie più o meno riuscite, cercando di tradurne le parole in immagini. Nel mondo dell'horror, uno scrittore come Jack Ketchum vale una miniera d'oro. Oro metaforico, ovvio. Dalla sua bibliografia ben quattro romanzi sono stati adattati per il grande schermo e il risultato non è mai stato insoddisfacente: da The Lost a Red, passando per l'insostenibile The Girl Next Door e arrivando a Offspring, uscito direttamente per l'home video in America nel 2009.  Nel 2010 è stato prodotto però un altro film ispirato all'universo di Ketchum: sto parlando del The Woman girato daLucky McKee, sequel (ma non un vero e proprio sequel) di Offspring, di cui riprende uno dei personaggi (in realtà l'unica sopravvisuta della famiglia cannibale …

L'innaturale luce delle 3 di notte

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Bagliori,
il temporale ormai è lontano.
Qualcuno, senza pensare,
ha acceso le luci in corridoio.
Da dietro la mia porta
qualche ombra
mi fa pentire
di essermi svegliato.
Ma la pioggia
ticchetta ancora nervosa
sulla mia finestra
come tacchi a spillo
sull'asfalto.
Poi la luce
si spegne all'improvviso.

"La notte", mi dico,
"questa è la notte,
bagnata della luce delle 3".

Classificando - prima puntata: cinema

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Siamo arrivati al week end e vorrei passarlo qui con voi iniziando una cosa nuova (per me, non in generale, eh): vorrei stilare delle classifiche. Ora, non sono un fan delle classifiche ma devo ammettere che mi diverte molto leggerle e criticarle. Si tratterà di classifiche strettamente personali e basate sui miei gusti, riferite a cinema, musica e libri. Classifiche che spero verranno criticate.
Questo week end inizio con il cinema a cui vorrei dedicare ben due classifiche: quella dei miei 10 film della vita e quella dei 5 film horror che ho amato limitatamente agli ultimi 10 anni.

David Lynch e Crazy Clown Time: il viaggio ha finalmente inizio

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Benissimo, come avevo già anticipato qui, l'8 Novembre (due giorni fa) è finalmente e ufficialmente uscito il primo disco di David Lynch, dal titolo che è tutto un programma: Crazy Clown Time. Lynch, il folle clown, ci accompagna attraverso 14 tracce nel suo mondo distorto e onirico. La tana del bianconiglio? La casa del Cappellaio Matto, più che altro. Siete pronti a farvi ipnotizzare dalla voce freak del Maestro? Allora sedetevi, rilassatevi e prendete una bella tazza di the: il viaggio ha inizio neanche il tempo di inserire il cd nel lettore.
Crazy Clown Time è un disco che potrebbe deludere molti, moltissimi ascoltatori. Dico questo perchè musicalmente è impreciso e scorretto. Volete un motivetto da cantare mentre siete sotto la doccia? Lasciate perdere. Non ce n'è uno, tra i 14 brani, che si lasci domare da una concezione sonora classificabile. Anche il più banale, noterete, si attorciglia su se stesso in un moto ipnotico che vi lascerà completamente disarmati. Il Blues c…

The Ward - Il reparto (di J. Carpenter, 2010)

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L'ultimo film che ho recensito su Combinazione Casuale è stato un horror. Non proprio un film, a dire il vero, e di certo non un semplice horror: si tratta di Cigarette Burns di John Carpenter, mediometraggio della prima stagione della serie Masters of Horror.  Il Maestro, per questa serie televisiva, ha prodotto due opere. La seconda è stata Pro-Life (Il Seme del Male, 2006), sicuramente meno riuscita della prima. In molti però (soprattutto i fan) si erano chiesti quando il vecchio John sarebbe tornato dietro la macchina da presa per dirigere un film "vero", un lungometraggio cinematografico. La risposta è arrivata quattro anni dopo ed è stata The Ward, film prodotto nel 2010 e uscito nei nostri cinema nell'Aprile del 2011.
Oregon 1966: Kristen, bella ventenne bionda, si trova rinchiusa nel reparto dell'ospedale psichiatrico Chamberlain dopo aver dato fuoco ad una fattoria, senza nessuna memoria degli eventi passati. Con lei altre quattro, misteriose ragazze c…

La Fila

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Nuova poesia:
La fila è così lunga che viene voglia di scappare. Una bambina conta le caramelle che ha nella tasca del cappotto, un cappotto largo e rosso, che arriva fino alle ginocchia. La mamma fissa l'orologio e io capisco che il tempo sembra essersi fermato anche per lei, con quelle rughe lì, inutili sulla faccia. Mi sporgo un po', perchè sono due posti dietro loro e vedo che gli occhi della donna si sono un po' bagnati. Eppure guarda l'orologio e io mi chiedo cosa ci sia di tanto triste e doloroso in quel piccolo quadrante, tra quelle piccole lancette. Poi capisco: si rincorrono e si incontrano anche loro, solo il tempo di lasciarsi. E così, per sempre.
La bambina, intanto, si è infilata una caramella nella bocca e guarda verso l'inizio della fila: "quanto manca ancora?", chiede con la noia nella voce. Ma la mamma non risponde, fissa l'orologio e una lacrima le scompiglia il fondotinta. Alza lo sguardo e incrocia il mio proprio mentre si sta abbassando sulle ricevute da pagare.
Poi …

Port of Souls: The life and the damage done e l'anima punk rock

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(Copertina di Simone Lucciola)
Il punk. Non un semplice genere musicale ma uno stile di vita. Lo spirito del fare, perchè dentro ognuno di noi c'è qualcosa da dare. Non siete d'accordo? E' un problema vostro. Se il punk non vi piace non ascoltatelo. Perchè è come la poesia: prima di suonarlo bisogna viverlo. E ascoltarlo.
I Port of Souls fanno così: vivono il punk, vivono il rock, vivono la musica e solo dopo la suonano. Al secolo sono Andrea Valentini (chitarra), Hubo Bandannas (voce), Corrado (basso) e Tizzy (batteria), tutti provenienti dall'underground, tutti con la loro concezione della musica. La Milano dei marciapiedi e dei club sporchi e cattivi. Novellini? No, solo gente con le palle.
Il gruppo si è formato quattro anni fa ma solo questo ottobre è uscito con il suo primo 45 giri, The life and the damage done (Badman Records, 2011), contentente 3 tracce, 3 pezzi che ne valgono 10. 2 le tracce inedite e 1 già edita nel demo Rehad City, ma riarrangiata per l'…

Masters of Horror e Cigarette Burns di J. Carpenter (2005)

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"Le 'bruciature di sigaretta' sono una caratteristica tecnica dei vecchi film, dei cerchi neri, simili a delle bruciature, che in un paio di fotogrammi appaiono durante la proiezione, segnalando così a chi metteva le pellicole quando la bobina stava terminando e si doveva sostituirla." (Wikipedia)
"L'horror è un genere in crisi". Quante volte questa frase è stata scritta o detta dal giornalista, dal recensore o dallo spettatore di turno? "L'horror è morto", "l'horror non vende più", "non c'è più nulla di originale nell'horror". Non che sia del tutto falso, sia chiaro, ma non è neppure tutto vero. Non è, infatti, il genere horror ad essere in crisi, ma la sua industria. Troppi film. Tutti uguali, tutti assolutamente innocui. Il remake, il remake del remake, il sequel, il sequel del remake. E mentre registi senza talento, più o meno giovani, si accalcano al guinzaglio degli studios o di produttori, i …

Paprika - Sognando un sogno (di Satoshi Kon, 2006)

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Oggi vorrei parlare del mio genere cinematografico preferito assieme all'horror anche se, come sarebbe facile obbiettare, in questo caso andiamo al di là di un genere cinematografico: l'animazione giapponese. In particolare vorrei parlare di Paprika, film del 2006 del regista Satoshi Kon, autore tra gli altri di un film meno riuscito come Perfect Blue e di un'opera che non mi vergogno a chiamare capolavoro, Tokyo Godfather.
Atsuko Chiba è una psicoterapeuta che cura i traumi dei suoi pazienti interagendo direttamente col loro mondo onirico. Atsuko, sotto lo pseudonimo di Paprika, esplora l'inconscio mediante il DC Mini, un dispositivo che apre incredibili prospettive nel trattamento dei disturbi psichici. Prima ancora di essere brevettato, il congegno viene però trafugato.
Paprika è un anime che rispecchia pienamente la poetica del suo autore, da sempre in bilico tra sogno e realtà, a partire dallo stile di animazione per arrivare alla sceneggiatura delle sue opere …

Ragazza Mia

Ragazza mia, tutto sembra scivolarti addosso, persino le parole più cattive che ho saputo dedicarti.
Mostrami i palazzi da cui hai guardato tramontare questa città fatta di stracci e uomini di pezza. Le relazioni sono come bocconi amari che non puoi non masticare. Ingoia almeno questo veleno e fammi dimenticare le strade bagnate di chiaroscuro in cui ci siamo immersi da ubriachi, tanto tempo fa.
Ragazza mia, questo vento finirà per gelarti il cuore. Smetterò di soffiarti contro e guarderò sgonfiarsi le tue vele. Avevo tante cose da dirti ma le parole mi si incastrano tra i denti. La penna ha esaurito tutto il suo inchiostro: con la lingua scriverò sugli occhi tuoi versi di lacrime e saliva.
Ragazza mia, sei scivolata troppo lontano da dove sono io e da questo palazzo in fiamme ti ho scambiato per l'umanità che mi sta tanto sulle palle. Ma va bene così, smetterò di soffiarti contro e tutto tornerà normale quando sarai abbastanza lontana, quando saremo solo un ricordo nel sogno di quel che sarebbe potuto essere, ragaz…

5150 Rue des Ormes (di É. Tessier, 2009)

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Altro horror, altra corsa: ecco anche oggi la recensione di un film "di genere" o, meglio, del mio genere preferito. Il film di questo post quasi sicuramente sarà sconosciuto ai più: si tratta di 5150 Rue des Ormes. Inutile dire che il mercato italiano, che predilige i Paranormal Activity di turno ed esclude film di minor presa ma decisamente più interessanti, non ce l'ha portato nemmeno in dvd. 5150 Rue des Ormes è un'opera canadese del 2009, girata da Éric Tessier, alla sua terza prova registica ma sconosciuto ai più.

5150, Rue des Ormes è anche la via in cui il giovane Yannick Bèrubé cade dalla bicicletta per evitare un gatto. Yannick, partito da casa perché ha vinto un concorso ed è entrato in una scuola di cinema dove crede di poter dimostrare al dispotico padre di valere qualcosa, si troverà nei pasticci seri con la famiglia Beaulieu, da cui verrà fatto prigioniero.
Avrete tutti capito che, a livello di trama, parliamo del solito film in cui la vittima, un/…

Eden Lake (di J. Watkins, 2008)

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Oggi vorrei parlare di Eden Lake, horror inglese inedito in Italia (ma guarda un po') ma che andrebbe recuperato e visto anche da chi nel genere non ci sguazza, perchè siamo letteralmente sopra gli standard qualitativi medi in senso assoluto e non solo "di genere".
Vorrei iniziare con una domanda: avete visto il film My Little Eye, datato 2002? Se non lo avete fatto tranquilli, non vi siete persi niente. Ho nominato questo filmetto esclusivamente perchè il suo sceneggiatore, James Watkins, è il regista del film di cui sto per parlare, alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa.
La trama di Eden Lake è persino banale: una coppietta di fidanzati, Jenny e Steve, della medio borghesia inglese, decide di fare camping sulle rive di un lago nei pressi del paesino rurale che da il nome alla pellicola. Un paesino che, si renderanno subito conto i due, tanto rurale ormai non lo è più.  Nei pressi del lago vengono infastiditi da una banda di ragazzini dediti all'alc…

Salò o le 120 giornate di Sodoma (di P. P. Pasolini, 1975)

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Si avvisa il lettore che la recensione contiene elementi di spoiler.
L'ansia del consumo è un'ansia di obbedienza a un ordine non pronunciato. Ognuno in Italia sente l'ansia, degradante, di essere uguale agli altri nel consumare, nell'essere felice, nell'essere libero: perché questo è l'ordine che egli inconsciamente ha ricevuto, e a cui deve obbedire, a patto di sentirsi 'diverso'. Mai la diversità è stata una colpa così spaventosa come in questo periodo di tolleranza. L'uguaglianza non è stata infatti conquistata, ma è una falsa uguaglianza ricevuta in regalo.
(Pier Paolo Pasolini, "Scritti Corsari")
1974. Pier Paolo Pasolini, tra le colonne del Corriere della Sera, pubblica l'articolo "Gli italiani non sono più quelli", (poi inserito negli "Scritti Corsari"), in cui esplicita le proprie idee su consumismo e dittatura moderna. L'articolo suscita la reazione di molti: del Partito Comunista prima, di …

Paranormal Activity 3 (di A. Schulman e H. Joost, 2011)

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Parlando di Insidious di J. Wan, l'altra volta, avevo accennato a come quel film fosse stato prodotto da Orian Peli, regista del film Paranormal Activity, primo episodio di un franchising horror estremamente redditizio e tutt'ora in corso (è già stato programmato il quarto capitolo).
La serie in questione (perchè di serie si tratta) ha avuto il classico inizio sfolgorante con un prodotto creato in maniera casalinga (girato in casa con un budget di poco più di 15 mila dollari) e che, grazie all'intervento di forze sovrannaturali (Steven Spielberg) era riuscito a fruttare un bel gruzzoletto all'"anonimo" (nel senso di "non conosciuto") regista, spaventando gli spettatori di tutto il mondo (ma, a dire il vero, quasi esclusivamente quelli americani, che a quanto pare vengono terrorizzati da qualsiasi cosa).
Se il primo Paranormal Activity, pur non essendo un capolavoro, aveva avuto in se qualcosa di apprezzabile ed era riuscito a procurare davvero spav…